Come avviare una start up, i tuoi primi 7 passi

Come fare una start up? Quali sono i passi da fare?

Dando per scontato che un’idea da realizzare ce l’hai, in caso contrario leggi qui; che non ti spaventa affrontare la dura vita dell’imprenditore qualunque sia la tua età; che conosci il lessico di base del mondo startup;

fatti prima di tutto queste domande:

  • Quanto pensi di essere innovativo?
  • E’ il momento giusto per fondare la tua startup?
  • Sei pronto per fondare legalmente la startup?
  • Sei sicuro di volerla fondare in Italia?
  • Sei sicuro di avere tutte le informazioni giuste? (legali, fiscali, brevetti, ecc)
  • Come ti finanzierai?
  • Pensi di avere un buon co-founder e un buon team?

 

1 – Capire cos’è l’innovazione

Secondo l’economista austriaco Joseph Schumpeter  che per primo teorizzò il concetto di “innovazione” (e se vogliamo anche quello di disruption con la definizione di Distruzione Creatrice), l’innovazione è intrinsecamente legata all’impresa e al sistema economico, e si sostanzia nell’introduzione nel mercato di un prodotto nuovo, o nell’introduzione di nuovi processi, tecniche, organizzazione del lavoro che abbattono i costi di produzione o aprono nuovi mercati. L’innovazione è quindi di prodotto o di processo, ma deve essere introdotta nel ciclo economico ed essere capace di modificarne lo scenario e generare valore, per l’impresa stessa e per i suoi clienti. Se la creatività è avere delle idee, l’innovazione ne è l’applicazione; un’invenzione, per quanto stupefacente, non è innovazione se non trova una dimensione applicativa che garantisce  un progresso sociale. Si veda questa pagina di Wikipedia.

Il ruolo e il dovere, anche etico dunque, di tutte le imprese è di essere innovative; le startup sono gli avamposti di frontiera, o le punte di diamante della cultura dell’innovazione intesa in questo modo. Se ti è capitato di vedere film, o leggere storie di grandi startupper e case history della Silicon Valley saprai che tutte le startup  vogliono ” cambiare il mondo”. E’ la missione generale, per tutti.

Andando più sul pratico, come  il nostro ordinamento ha interpretato il concetto d’innovazione? Cosa richiede di dimostrare, in questa direzione, per incasellare una società come  “impresa innovativa”?

Perché possa definirsi innovativa il nostro ordinamento richiede (art.25, Decreto Crescita 2.0) che “la startup abbia quale oggetto sociale, esclusivo o prevalente, lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico”. Nel caso di “prevalenza” l’attività innovativa coesiste con altre attività della società, può essere autocertificata dal legale rappresentante ma essere basata su fatti oggettivi, come i fatturati raggiunti dalla startup. (fonte: Piccola guida per startupper di CorriereImpresa, pag.229-230). In questa definizione, vediamo anche che il concetto d’innovazione è legato al valore tecnologico.

Un altro requisito che indirettamente incide sulla qualifica di innovatività è nello stesso Decreto quello che prevede che la startup soddisfi almeno una di queste 3 condizioni:

– Spese in R&D uguali o superiori al 15% del maggior valore tra costo e valore totale della produzione;

-Impiego come dipendenti o collaboratori di almeno un determinato numero di personale qualificato da titoli di studio

– Titolarità (o disponibilità in licenza) di un brevetto industriale funzionale all’oggetto sociale

A questi si aggiungono altri requisiti, come l’età della startup, per i quali si rimanda al sito del Registro Imprese Innovative.

E’ chiaro che le caratteristiche scelte dal legislatore per individuare startup innovative stanno piuttosto strette a molte società che pure innovative sono, mentre al contrario, possono rispondere a tali requisiti società che, in definitiva, tanto innovative non sono, altrimenti non si spiegherebbe come mai 6 startup innovative su 10 del registro imprese sono prive di un sito web. 

Se vuoi approfondire il tema dell’efficacia della cosiddetta “legge sulle startup” leggi anche del report di Bankitalia.

2 – E’ il momento giusto per la tua startup?

L’idea non sempre conta. Ci sono idee imprenditoriali che sembrano interessanti. A volte però non è il momento giusto per svilupparle o ci si trova in un luogo poco adatto a renderle un progetto vincente. Una tecnologia, per esempio, non sempre giunge sul mercato con l’applicazione giusta; può anche arrivare troppo presto, quando i potenziali utilizzatori non sono pronti, o troppo tardi, quando la competizione è eccessiva. In un progetto imprenditoriale il tempo è tutto.  Arrivare al momento giusto può fare la differenza tra successo e insuccesso, o meglio, può generare un vantaggio non da poco.

Guarda il video di Bill Gross “La sola unica ragione per cui le startup hanno successo”.

 

3 – Pronto a fondare la startup? Ecco il percorso del registro imprese

La startup è, prima di tutto, un’impresa. Quindi nessun motivo osta al fatto che per darle vita legale venga seguita la procedura prevista dal nostro ordinamento per aprire una qualsiasi impresa: scelta della forma giuridica e costituzione di una società, apertura di una partita iva, iscrizione al registro imprese, ecc.

Essere (nella sostanza) impresa innovativa, non scaturisce dall’ iscriversi al Registro delle imprese innovative. L’innovatività è un carattere intrinseco della startup, non un’etichetta.

Rimane tuttavia il fatto che l’iscrizione al Registro Imprese come startup innovativa serve a poter essere titolari di determinati vantaggi di natura burocratica e fiscale, pochi a dire il vero questi ultimi, come racconta in questo video Roberta Dell’Apa, presidente dell’Associazione Dottori Commercialisti Italiani.

Tra i vantaggi il fatto che solo con l’iscrizione al registro si può accedere al Fondo Centrale di Garanzia per ottenere la garanzia da parte dello Stato nei confronti di un banca a cui si richiede un prestito, fatto che ha reso più semplice anche alle startup trovare finanziamenti presso gli istituti di credito.

Dal 20 luglio 2016 chi voglia in Italia costituire una società innovativa in forma giuridica di Srl (Spa e Sapa sono escluse) , può farlo online e senza il coinvolgimento obbligatorio di un notaio.

Chi preferisce rivolgersi al notaio (che ricordiamo, non è un mero compilatore di atti), può naturalmente farlo; ma nel caso in cui la scelta più low cost abbia il sopravvento, oggi esiste la possibilità di costituire la propria startup in modo semplificato e a costo irrisorio con gli strumenti messi a disposizione online dalla PA.
Basta andare alla pagina dedicata nel sito del Registro delle imprese di InfoCamere e seguire la procedura per ottenere la generazione dello Statuto e dell’Atto Costitutivo, documenti che solitamente redige il notaio e che servono obbligatoriamente per la costituzione della Srl.

(Si consiglia anche la consultazione della “Guida alla costituzione della startup con modello tipizzato”.)

Per chi volesse verificare il processo online (prima di registrarsi e accedere alla definitiva procedura) è possibile entrare attraverso il link “compila” anche senza registrazione e simulare il processo, che sembra essere piuttosto semplice e ben strutturato in campi dati corrispondenti ai vari elementi che gli atti (statuto e costitutivo) devono presentare.


Ecco cosa viene richiesto per l’atto costitutivo:

  • data e luogo
  • sottoscrittori (almeno uno)
  • denominazione
  • sede
  • capitale sociale
  • conferimenti
  • chiusura esercizi
  • amministrazione
  • spese e tasse
  • allegati
  • richiedente
  • autentica

Dati richiesti per lo Statuto:

  • denominazione
  • sede
  • oggetto
  • durata
  • capitale sociale
  • aumento di capitale
  • strumenti finanziari
  • quote partecipazione
  • trasferimento quote
  • quote deceduto
  • socio recesso
  • esclusione socio
  • modalità decisioni
  • decisioni quorum
  • amministrazione
  • adunanze
  • scioglimento
  • allegati
  • autentica

Vantaggi e svantaggi della rinuncia al notaio

La tipologia delle informazioni richieste, specialmente nello Statuto, come si vede, non è del tutto banale e sarebbe bene che sia presente tra i fondatori della startup una o più persone esperte in materia; o che ci si affidi alla cura di un commercialista che abbia già avuto esperienza in startup.

Il presunto vantaggio del risparmio del notaio è un po’ uno specchietto per le allodole: in realtà, la costituzione di startup innovative è un business di nicchia e in verità poco redditizio per i notai (ricordiamo che i costi sono sempre concordati con il cliente e che ci sono diverse centinaia di euro di “bolli e imposte”) che saranno sicuramente poco preoccupati di perdere questa tipologia di clientela.

E’ importante sottolineare che, per quanto sia benvenuta la possibilità offerta da una modalità online di costituzione della società, ciò non deve ingenerare l’idea che la burocrazia venga completamente bypassata: il modello tipizzato consente unicamente di saltare la porta del notaio, e il relativo costo (che può arrivare a 2000 euro, secondo la tabella realizzata da EconomyUP), ma non sottrae ad altri adempimenti richiesti dal caso come la registrazione fiscale dei documenti (che può avvenire anch’essa online), l’apertura di conti correnti, registrazioni di contratti di lavoro, ecc.

E’ altrettanto importante dire che nella procedura online manca completamente quel genere di controlli che il notaio è tenuto a fare: tipicamente i controlli sulle identità delle persone e quelli per anti-riciclaggio. I rischi che si corrono in definitiva sono, secondo i notai, i furti d’identità e la creazione di startup fasulle se non addirittura veicolo di copertura per traffici illeciti.

 

4 – Sei sicuro di voler fondare la tua startup in Italia?

Il nostro consiglio è: pensaci bene, ma in modo costruttivo. Valuta il tuo business, il tuo mercato di riferimento, la tua organizzazione societaria, il tuo team, le tue ambizioni in termini d’investimenti.

L’Italia è un Paese in cui si investe ancora poco in startup rispetto a Paesi anche confinanti, la burocrazia e la certezza del diritto rendono difficile la vita di un’impresa e la conquista d’investitori esteri; ma può essere il posto perfetto per il tipo di business della tua startup o per le competenze che servono alla tua startup.

Vedi cosa dice in questo video Luca Ravagnan, fondatore e Ceo di Wise, scaleup italiana del biotech, che preferisce tenere la sua società in Italia (in particolare la parte di ricerca e sviluppo), nonostante abbia investitori stranieri e una sede in Germania.

 

 

Esistono addirittura startupper che se ne sono andati e che poi sono tornati per lanciare una nuova impresa, leggi Tornare in Italia per fare startup, si può fare.

Se tuttavia vuoi farti un’idea di quali siano i migliori hub mondiali emergenti per fare startup, consulta la nostra guida. 

 

5 – Le informazioni giuste: e se ti servisse un avvocato?

Quando è il momento migliore per rivolgersi a uno studio legale? quando dobbiamo ancora costituire la società o nel momento in cui arrivano gli investitori?  in che modo un avvocato può aiutare la start up? Si occupa solo di redigere i contratti o ci sono altri aspetti in cui può essere di supporto? Lo abbiamo chiesto ad Antonia Verna, avvocato specializzato in ambito startup, partner dello Studio internazionale Portolano-Cavallo, che ha dato diverse indicazioni preziose.

 

 

Sotto il profilo dei brevetti ti potrebbe essere utile sapere che anche in Italia con al disposizione denominata Patent Box è ora possibile aderire alla tassazione agevolata dei redditi derivanti da opere dell’ingegno, brevetti industriali, marchi e disegni. Per il 2015 si può dedurre da Ires e Irpef il 30%, il 40% nel 2016 e il 50% nel 2017, come puoi leggere in  questo articolo sul Patent Box.

Tra le proprietà intellettuali dell’azienda vi è anche il marchio: cos’è e come si tutela online è argomento di questo articolo. 

6 – Come ti finanzierai?

Abbiamo sopra accennato come oggi sia più semplice per una startup chiedere un finanziamento in banca grazie al Fondo Centrale di Garanzia. Ma certamente la banca non è l’unico e nemmeno il più indicato strumento di finanziamento per una startup, che è un impresa ad alto tasso di fallimento e deve pertanto trovare forme di finanza alternativa.

Vi sono altre fonti:

  • il bootstrapping, vale a dire l’autofinanziamento, che può andare avanti anche per molto tempo se la startup riesce a fatturare e finanziare con la cassa il suo sviluppo; ma difficile che sia sufficiente e opportuno anche per fare il balzo dello scaleup
  • Family, Friends & Fools (3F) –  i primissimi sostenitori della startup, probabilmente non ti chiederanno nemmeno quote della società
  • Business Angels – è una categoria molto ampia e variegata, che può in alcuni casi avvicinarsi ai fool della precedente categoria e in altri ai cugini del Venture Capital. Sono spesso figure imprenditoriali o manageriali a cui piace dare un contributo anche in termini di competenze apportate. I Business Angel spiegati nei dettagli li trovi qui.
  • Crowdfunding – è un’ottima soluzione sopratutto per progetti early stage b2c perché rappresenta spesso anche un test di mercato
  • Venture Capitalist – il loro mestiere è fare un buon deal che generi ritorni elevati, naturalmente chiedono in cambio una bella fetta della società e uno o più posti nel board. Ti serviranno per la crescita, perchè generalmente investono su startup anche early stage ma con business model validato. Qui trovi tutto quello che c’è da sapere sui VC.
  • Premi, grant, finanziamenti pubblici – Per la loro natura, entità, modalità, in Italia possono assurgere a integrazione di altre fonti di finanziamento. Spesso i risultati ai quali portano non valgono l’effort necessari a raggiungerli; nel caso dei premi, attenzione al fatto che portano spesso anche visibilità mediatica che può fare bene, ma anche fare male.
  • Incubatori e programmi di accelerazione – sono anche queste soluzioni utili in determinati momenti della startup, ma il loro valore non è essere una fonte di finanziamento vera e propria (anche perché forniscono molto in servizi), quanto un supporto per lo sviluppo dell’idea e del business model.

Se vuoi una spiegazione dello startup funding in video, clicca qui.

7 – Hai un buon co-founder e un buon team?

Il timing è tutto per una startup, abbiamo detto sopra. Ma anche il team.

E’ dal team che dipende l’execution, cioè la capacità di realizzare concretamente la missione dell’impresa, e tradurla in successo. Il team è un’asset della startup, a cui anche gli investitori danno moltissima importanza.

Il team è composto prima di tutto da te che sei il fondatore e probabilmente il leader: abbiamo un video per indicarti quali sono le caratteristiche vincenti di un buon leader.

 

 

Oltre a te, e insieme a te, al timone della startup potrebbe esserci il tuo socio. Se non ce l’hai ancora ti diciamo in questo articolo, con l’aiuto di Guy Kawasaki, perché dovresti averlo e come fare a trovarlo.

Quando muove i suoi primi passi la startup è composta generalmente da 2-3 persone, ma già nel corso del primo anno di vita potrebbe avere la necessità di nuovi collaboratori. Le assunzioni in nessuna azienda piccola o grande, sono semplici; ma in una startup sono cruciali, poiché le persone che si cercano oltre ad avere determinate competenze e attitudini, dovranno in qualche modo “sposare” la causa ed essere pronte a lavorare con modalità molto differenti da quelle canoniche. Inoltre dovranno trovare armonia e sinergia con gli altri componenti della squadra.

Nell’articolo “Team building, le prime 5 persone che devi assumere nella tua startup” avevamo parlato proprio di questo argomento.

Un team ben strutturato e che lavora bene insieme può portare lontano la startup,  è capace di tener duro sotto pressione e non crollare nei momenti di fallimento e smarrimento. Ma un team forte, non è frutto del caso, è un obiettivo che si può raggiungere anche adottando una buona comunicazione e coltivando specifiche abitudini che valorizzano i super poteri di ogni talento individuale.

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Pubblicato il:

12 novembre 2016

Categorie:

Learn, Must Read, Risorse


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