Eugene Kaspersky parla alle startup di Luiss Enlabs

“Does exist coincidence in #cybersecurity?”. Questo il tweet diffuso da Kaspersky Lab Italia durante l’intervento di Eugene Kaspersky a LUISS ENLABS di venerdì scorso.

È proprio con questo interrogativo che “The Virus Pope”, così viene definito l’imprenditore russo, termina la propria presentazione. Un modo intelligente e stimolante di salutare l’audience, rendendola protagonista e non solo spettatrice di un tema sempre più caldo come quello della sicurezza informatica.

Un’occasione imperdibile per i giovani startupper – e non solo – quella di conoscere il co-fondatore e CEO di Kaspersky Lab, a oggi la più grande azienda privata del mondo che produce e commercializza soluzioni di sicurezza endpoint. Tutto è nato quasi per caso, quando un collega mostrò a Eugene un file che causava strani effetti visivi sul suo computer. Da quel giorno Eugene fu nominato dall’intero centro di ricerca in cui lavorava come “il ragazzo che uccide i virus” perché cominciò ad analizzare i file sospetti e a sviluppare, spinto dalla curiosità e quasi per gioco, programmi di disinfezione.

All’evento ospitato dall’acceleratore che ha sede all’interno della stazione Termini erano presenti oltre un centinaio di persone tra startupper, stampa, esperti di settore, coder e studenti. Qui a LUISS ENLABS si respira nell’aria che il carattere internazionale non è una novità ma una prerogativa indispensabile per le startup accelerate, se vogliono essere selezionate e avere successo. Lo si capisce dalla dimestichezza di Luigi Capello, CEO di LUISS ENLABS e fondatore di LVenture Group – holding di partecipazioni quotata alla Borsa di Milano che investe a favore delle startup selezionate al programma di accelerazione –  nel fare gli onori di casa e nel dare un caloroso benvenuto all’ospite del giorno.

Dopo un’introduzione di Aldo del Bò, general manager di Kaspersky Lab Italia, sull’azienda – “Brevemente, in numeri, nel 2013 ha compiuto 16 anni. Siamo attivi in oltre 200 Paesi, con 250mila aziende in tutto il mondo e 300 milioni di utenti”  – arriva il momento della presentazione del Papa del Virus: “Seven Circles of Cyber Inferno”.  Una serie di slide quasi apocalittiche, che riprendono il rosso delle fiamme quasi a ripercorrere il canto dantesco. Ma lo scopo è evidente: quello di richiamare l’attenzione della comunità internazionale per fronteggiare le minacce cibernetiche. Kaspersky sostiene che il futuro di internet è nelle mani degli utenti e dei governi e dipenda dal comportamento che essi ne fanno. Bisogna dare importanza alla formazione, chiave dell’innovazione e del progresso, e coinvolgere non solo gli utenti medi ma anche i tecnici di settore che spesso non possiedono un’adeguata preparazione. Tema centrale quello della formazione, su cui interviene anche Luigi Capello dichiarando che il know-how è alla base del successo e che per una startup è fondamentale un team con competenze eterogenee e complementari: “Questo ha fatto sì che, in collaborazione con Codemotion, lanciassimo Do!Lab, laboratorio per figure professionali che partirà a gennaio, affinché si acquisiscano competenze tecniche”.

Poi è stata la volta di Edouard Wawra, CEO di GamePix – la piattaforma social che consente di sfidarsi su videogiochi online gratuiti –  e di Federico Pacilli, CEO di BaasBox – un backend as a service, cioè un’interfaccia per tutti gli sviluppatori di app mobile – che hanno presentato le loro startup alla platea, conquistando Eugene e la platea. Simpatico il momento in cui Edouard gli ha regalato la t-shirt con l’avatar di GamePix e interessanti gli interventi da parte di esperti del settore informatico dopo il pitch di Federico di BaasBox.

Una storia di successo quella di Mr. Kaspersky che supporta lo sviluppo delle startup e ritiene necessario l’intervento dei governi affinché nei Paesi si possa attrarre business e innovazione. Sul versante europeo fa il caso dell’Irlanda e in Asia descrive un ecosistema promettente nella Silicon Valley malese.

Il suo intervento è stato un vero esempio da cui trarre spunto per una crescita non solo professionale ma anche personale: trasformare la propria passione nel proprio futuro! Ed è questo quello che Eugene ha consigliato ai giovani talenti presenti in sala. “Per creare un business di successo bisogna crederci. Avere passione. Essere folli e non avere paura di rischiare. Puntare sul team, sull’innovazione. E mettersi sempre in gioco, senza arrendersi alla prima sconfitta!”

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Pubblicato il:

15 dicembre 2013

Categorie:

Global Founders

Tag:

roma


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