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Il super investimento SoftBank-Improbable, oltre la notizia

Ha quasi del catartico il fatto che la startup britannica che ha ricevuto 502milioni di dollari investimento Series B in un round guidato dai giapponesi di SoftBank si chiami Improbable, parola che in italiano suona come inverosimile. In questo caso però l’improbabilità si è trasformata in fatto che si traduce appunto nell’investimento di una portata che, se dalle parti della Silicon Valley può essere considerato usuale, in Europa fa ancora scalpore. Un round da oltre 500milioni di dollari per una quota di minoranza – non specificata – fa si che Improbable sia a tutti gli effetti un unicorno.

La notizia – che noi abbiamo riportato qui –  è da prima pagina e infatti il Financial Times del 12 maggio l’ha messa proprio in prima pagina. Gli elementi che rendono l’annuncio di questo investimento piuttosto unico sono diversi: la portata dell’operazione certamente è uno di questi, ma lo sono anche il fatto che l’investitore principale sia il conglomerato giapponese SoftBank e che Improbable sia guidata da un indiano che risponde al nome di Herman Narula che ancora deve compiere 30 anni e che stia lavorando a un prodotto, al momento disponibile solo in versione beta, che promette di creare simulazioni della realtà altamente sofisticate e capaci di sfruttare la potenza di calcolo di migliaia di computer tra loro collegati. Il prodotto di Improbable si chiama SpatialOS.

Nel mondo delle startup, lo si conosce ormai, a ogni notizia di portata simile a questa saltano sempre fuori coloro che criticano, coloro che esprimono dubbi, coloro che giustamente vogliono andare a vedere dove effettivamente sta il valore, tre le critiche più ironicamente ispirate in questo caso c’è forse la battuta di un osservatore che si domanda perché SoftBank avrebbe speso 500 milioni di dollari per una versione un po’ più sofisticata di Second Life. Aldilà della battuta, staremo a vedere cosa la società britannica farà con questi soldi ma c’è da credere che il valore ci sia visto che al round precedente Improbable raccolse 20milioni di dollari a una valutazione di 100milioni di dollari dal fondo di venture capital statunitense Andreessen Horowitz e dall’investitore britannico specializzato in tecnologia Saul Klein – riporta sempre il Financial Times – , insomma da gente che di certo è tutto fuorché sprovveduta.

Il fatto che il conglomerato giapponese si sia mostrato così attento e pronto a fare investimenti di questa portata è un ulteriore segnale di come da un lato l’interconnessione tra attori di diversi ecosistemi sia sempre più un elemento che porterà a ridurre con sempre maggiore forza il concetto di ecosistemi dell’innovazione d’impresa coincidenti con gli stati nazione, e questo è un elemento che anche chi fa approfondite ricerche di mercato come CBInsights o Dealroom dovrà considerare mettendo a confronto da un lato aree geografiche omogenee più vaste (del resto già oggi per esempio Israele è considerato da queste ricerche parte dell’Europa, quando invece tecnicamente è un Paese asiatico) e dall’altro gli hub, tipicamente le città, dove gli attori dell’ecosistema si concentrano maggiormente.

Infine, questa notizia a noi di Startupbusiness fa ancora più piacere perché dimostra come vi sia una sostanziale crescita di attenzione da parte di investitori e industrie giapponesi verso le startup e siccome proprio per il Giappone stiamo partendo per fare l’Italian Innovation Day con 11 startup con anche il supporto un altro conglomerato nipponico che si chiama NTT Data e con quello dell’Ambasciata Italiana a Tokyo, trovare un terreno ancora più fertile è certamente prospettiva che rende la trasferta ancora più interessante.

@emilabirascid

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direttore
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Pubblicato il:

14 maggio 2017

Categorie:

Editoriali, Must Read


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