Investimenti stranieri diretti, il nuovo schema

La World investment conference 2015 si è tenuta a Milano, ulteriore occasione per portare il mondo nella città di Expo e soprattutto momento chiave per definire lo scenario dei cosiddetti Fdi, Foreign direct investment. L’evento è di portata globale con la presenza di premi Nobel come Michael Spence e di rappresentanti di tutto il mondo, e anche il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni ha utilizzato questa platea per annunciare, parlando in inglese, che entro la fine del suo mandato vuole portare al 3% del Pil regionale la spesa in ricerca e sviluppo, che la disponibilità di fondi europei è cresciuta per la Lombardia del 60% (a premio dell’efficienza con la quale sono stati spesi quelli precedenti) e soprattutto per rendere nota la nascita della cosiddetta macroregione alpina che con il supporto della UE metterà in sviluppo sinergico 48 regioni di cui 8 italiane, la Baviera, il Baden-Württemberg, Rhone-Alps, l’Austria, la Slovenia e perfino la Svizzera. Annuncio anche da parte di Ibm Italia che ha reso noto, per bocca del suo AD Nicola Ciniero, di avere investito oltre 50 milioni di euro in un nuovo centro in Italia sottolineando come il tutto è stato fatto in perfetta efficienza e anche i permessi necessari sono stati resi disponibili in tempi brevi.

Un’occasione imperdibile questa conferenza per l’Italia e in particolare per l’Italian trade agency – Ice che, oltre ad avere assunto il ruolo di vicepresidenza di Waipa, la World association of investment promotion agency, ha annunciato per la prima volta pubblicamente il nuovo corso delle politiche di attrazione degli investimenti in Italia. Riccardo Maria Monti, presidente dell’Ice ha illustrato come si sia proceduto a una organizzazione maggiormente sinergica e condivisa mettendo insieme le risorse e le competenze dei diversi enti coinvolti sotto il cappello di coordinamento dell’Ice stessa. “Abbiamo realizzato una guida per gli investitori stranieri (la guida è scaricabile dal sito www.investinitaly.com, ndr) – dice Monti – e ora siamo pronti ad accoglierli grazie alla legge che ha definito il single point of contact che coinvolge tanti attori compreso il Consiglio nazionale del notariato con il quale abbiamo firmato un accordo”. Secondo i dati illustrati dal presidente dell’Ice oggi ci sono 21 miliardi di euro di investimenti in entrata in Italia, si stratta di investimenti di tipo greenfield (creazione ex novo di attività produttive) e di tipo merging and acquisition che resta una voce importante per l’economia del nostro Paese perché aiutano a fare recuperare più rapidamente il ritardo cronico che l’Italia ha nell’attrazione degli investimenti. Le aziende partecipate o controllate da investitori internazionali dimostrano di avere maggiore capacità di crescita e di investimento e anche i salari medi sono superiori rispetto a quelle interamente di proprietà italiana. La definizione di un programma che mette insieme tutti i pezzi del sistema aiuterà il Paese a scalare le classifiche, facilitando l’arrivo di investitori sia interessati alle imprese, sia al settore immobiliare.

Lo scenario descritto da Monti è confermato e supportato dal vice ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda che ha enfatizzato come il governo abbia preferito definire tutta l’impalcatura operativa prima di fare annunci e abbia deciso di affidare a Ice tutte le attività di promozione, ingaggio degli investitori e accompagnamento lungo tutto il processo, compresa la gestione delle criticità e dei casi particolarmente complessi. Ad affiancare l’Ice anche un comitato interministeriale presieduto dallo stesso Calenda presso il quale gli investitori possono incontrare tutte le amministrazioni coinvolte al fine di evitare il devastante rischio dello scaricabarile. Il tutto sarà completato anche da una struttura internazionale molto leggera che farà capo alle sedi dell’Ice e che sarà strutturata con persone native dei Paesi in cui tale rete sarà presente che, inizialmente, saranno sette tali uffici saranno infatti a New York, Londra, Dubai, Singapore, Hong Kong, Shanghai e Istanbul.

world investment conference 2015 milano

Con queste iniziative il vice ministro Calenda prevede che vi sarà una crescita di investimenti stranieri diretti in Italia nell’ordine dei 20 miliardi di euro, valutazione che è stata fatta ponderando la media dei numeri generati da Francia e Spagna. La gran parte di questi investimenti sarà di tipo brownfield (processi di fusione aziendale o acquisizione di strutture già esistenti) mentre i greenfield cresceranno nel tempo e la provenienza, sempre secondo Calenda, sarà soprattutto da una crescita degli Usa, moltissimo dal Medio Oriente e un po’ anche dalla Cina. Calenda illustra inoltre una ulteriore opportunità per l’Italia che è legata alla crescita in termini di sviluppo industriale di alcuni Paesi come Malesia, Indonesia, Kazakistan, Angola e che possono diventare partner ideali per le competenze industriali e manifatturiere italiane.

Una crescita potenziale di 20 miliardi di euro in termini di investimenti stranieri diretti rappresenterebbe per il nostro Paese un vero cambiamento di rotta ed è perciò che ci si auspica fortemente che le misure attuate porteranno a questi risultati. Dopo la guida per l’investitore straniero serviranno naturalmente attività di promozione e facilitazione e magari anche azioni mirate sulle tipologie di investitori. Calenda ha detto che ci sono due database che saranno a disposizione degli investimenti stranieri: quello sulle proprietà immobiliari e quello sulle aziende in crisi che sono due dei filoni di maggiore interesse e questo è certamente un ulteriore elemento capace di rafforzare la strategia ma sarebbe anche utile supportare il capitale internazionale di investimento in capitale di rischio a sostegno quindi delle nuove imprese e della innovazione. Ciò permetterebbe di fare arrivare maggiori capitali all’ecosistema italiano e di porre finalmente l’Italia nel radar dei grandi fondi di venture capital internazionali che oggi quasi non considerano il nostro mercato mentre sono presenti in mercati simili al nostro come sono Francia o Spagna. Certo il capitale di rischio è una percentuale piccola del totale degli investimenti stranieri diretti, ma se solo il 5% di questi 20 miliardi arrivasse sotto forma di venture capital avremmo dato una spinta formidabile allo sviluppo delle aziende innovative italiane.

 

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Pubblicato il:

18 giugno 2015


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