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Italian Startups meet Berlin , ecco come l'hanno vista gli italiani che lavorano con chi fa impresa all'estero

di Guglielmo Apolloni, Giovanni Blandino

"Italian Startups meet Berlin" vorremmo fosse normalità: è una piccola, o forse grande, impressione personale, permettetecelo, da italiani che lavorano con chi fa impresa all'estero.

Organizzato dalla Camera di Commercio Italiana e dalla Technologie Stiftung Berlin, l'evento di ieri all'ambasciata italiana a Berlino rappresenta ciò che vorremmo: la carrellata di 13 startupper che si sono alternati durante il pomeriggio portavano in dono talento e numeri che non si vedono nei pitch di ogni giorno, neanche qui a Berlino. E anche gli incubatori e i VC di entrambi i Paesi hanno dipinto un contesto fertile per chi vuole mettersi in gioco.

Ma è dai due rappresentanti del Governo Italiano che è arrivato l'input più forte, quasi inaspettato. Li abbiamo visti girare dentro e fuori dalla sala condividendo e cercando impressioni e opinioni, ma soprattutto tirando fuori agende, penne e rubriche per connettere giovani fondatori o giovanissime country manager con le opportunità del proprio paese. Forse è il frame della casta direbbe Luca De Biase ma se qualcuno ha in mente i burocrati, Mattia Corbetta e Alberto Di Minin sarebbero il migliore spot per cambiare idea.  

Ci era già capitato di entrare in contatto con questa nuova specie, impiegati, amministratori e dirigenti della PA, che fanno delle connessioni il plus valore del proprio lavoro (e con alcuni di loro siamo orgogliosi di poterci lavorare). Ma vederli muoversi così all'estero, uno a fianco dell'altro, ci fa sperare che un nuovo modo di fare sistema Italia stia per nascere, fondato sulle reti e con forse altrettanto valore dell'efficientissimo sistema tedesco con il quale ci siamo confrontati ieri.

Del resto, anche l'evento stesso è stato il frutto della volontà e tenacia di un altro "burocrate": Matteo Pardo, il Responsabile Scientifico dell'Ambasciata Italiana di Berlino. Con lui siamo entrati in contatto in quanto redazione di italiagermania.org, il blog della Camera di Commercio Italiana per la Germania, e abbiamo coinvolto digItaly, la comunità di Italiani che lavorano nel digitale a Berlino. Grazie al web e ai numerosi eventi dell'ecosistema italotedesco e digitale, abbiamo alimentato le connessioni che hanno permesso di portare nuove startup sul palco e segnalare ospiti che non dovevano mancare. 

Sono 13 le startup che hanno guadagnato la luce dei riflettori all’Ambasciata di Berlino. La maggior parte sono aziende “digitaliane” a tutti gli effetti: CoContest, Intoino, Codemotion, Qurami, Wallet Saver, Wheelab. Altre le possiamo già annoverare tra gli esempi di melting pot italo-redesco: Evomob, startup berlinese con una co-founder italiana, e Iversity, azienda tedesca per i MOOCs che cerca collaborazioni intense con le università italiane. Dal lato prettamente tedesco abbiamo sentito i pitch di Laubwek e Yachtico.

Particolare spazio è stato dedicato anche alle startup del settore biomedicale: NeuGrid, WISE con un team visibilmente soddisfatto dal finanziamento di 1 milioni di euro recentemente portato a casa, e Planet.

Prima dei pitch delle startup abbiamo sentito la voce di chi a Berlino “ce l’ha fatta”. Ad esempio Fabio Corfone, CEO di Marzapane, la startup italo-berlinese che spedisce ingredienti per una perfetta cena italiana in tutta la Germania. “Tre anni fa sembrava strano venire a Berlino per vendere scarpe al mercato italiano,” racconta Fabio, arrivato nella capitale tedesca al momento del lancio di Zalando Italia, “non capivamo ancora esattamente cosa stava accadendo a Berlino. Solo poi ce ne siamo resi conto”.

Esattamente, cosa rende Berlino uno dei migliori posti dove fare startup in Europa? Se lo sono chiesto in molti durante l’evento all’ambasciata. Una delle risposte più interessanti arriva da Nicolas Zimmer, presidente della Fondazione per la Tecnologia di Berlino:  “Il nostro ecosistema ha gli ingredienti più diversi. Un esempio? La città di Berlino investe 1,5 miliardi di euro nell’istruzione”. Ma si parla anche di costi bassi (della vita, degli affitti), di un’altissima concentrazione di competenze digitali, di una cornice legislativa favorevole.

Zimmer ci dà anche i numeri della Berlino delle startup: 5.800 società nel settore digitale con oltre 62.000 impiegati, 128 startup ogni 10mila abitanti, 8,9 miliardi fatturato in economia digitale nel 2011.

Infine, non mancano nemmeno una lista di to-do per migliorare ancora le cose. Ci ha pensato Sven Ripsas, responsabile di BEEP, una task force sull’ecosistema imprenditoriale nella città tedesca. “L’ecosistema startup di Berlino è il 15esimo al mondo. Cosa manca ancora a questa città? Un maggiore supporto istituzionale e una mentalità ancora più imprenditoriale” afferma Ripsas.

Per quanto ci riguarda, Italian Startups meet Berlin vista da noi, italiani che lavorano con chi fa impresa all'estero, è stata una ventata di aria fresca che ci spingerà a continuare a rilanciare. Perché abbiamo fame di innovazione, dovunque essa sia.

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Pubblicato il:

12 novembre 2013

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