Oola, la fashion startup per hijabiste

L’attenzione mediatica della scorsa estate per il tema “burkini” è la dimostrazione di come l’abbigliamento, che in alcuni contesti sociali incarna tradizioni e precetti religiosi, sia per le donne islamiche un limite rispetto ad attività normali come farsi un bagno al mare. Andiamo oltre il burkini e proviamo a declinare questo problema di abbigliamento per tutte le attività sportive, perché anche le donne islamiche vogliono (e per certi versi devono) cominciare a fare kayak, yoga, andare in bicicletta o semplicemente correre.

A parte l’occidentalizzazione del lifestyle di diversi Paesi arabi, guidato sopratutto dai Millennial, vi è anche un aspetto salute da considerare: nei Paesi arabi, l’obesità sta raggiungendo cifre allarmanti, sopratutto tra le donne, che praticano poco sport. In Qatar e Kuwait, per esempio, il 50% della popolazione femminile è obesa.

Ebbene, una startup del Qatar fondata da tre giovani musulmane affronta il problema dell’abbigliamento sportivo, e sta creando una linea di abbigliamento tecnico che dia la possibilità di praticare sport senza rinunciare all’abbigliamento tradizionale.

Come per la creatrice del burkini , lo scopo in fondo è dare più libertà alle donne che indossano il velo.

Haya, Amina e Lilian hanno fondato Oola una fashion startup dedicata alla produzione di abbigliamento sportivo in linea con i precetti islamici e il hijab, (per sintetizzare l’obbligo di indossare il velo e uno stile sobrio).

Oola è stata una delle startup che recentemente a Milano ha partecipato al Fast Track di FT Accelerator, grazie al quale abbiamo avuto modo di conoscere questo progetto che proprio in questi giorni ha lanciato anche una campagna di crowdfunding su Indiegogo. 

 

La genesi dell’idea

Haya (MBA alla MIT Sloan School of Management) e Amina (architetto e designer) sono due giovani donne moderne, che conducono una vita dinamica e amano lo sport, ma non vogliono rinunciare ai loro valori e principi tradizionali. In particolare non vogliono rinunciare a coprire la testa e ad avere un abbigliamento minimale e sobrio (o modesty clothing), ma anche pratico e con un certo stile.

haya-al-ghanim-and-amina-ahmani-hike-mount-kilimanjaro-2“L’idea è venuta ad Amina e me durante l’allenamento per una escursione sul Kilimanjaro. – racconta Haya – Stavamo avendo difficoltà a trovare abbigliamento tecnico appropriato per l’outdoor, viste le nostre preferenze in tema di abbigliamento. Durante l’escursione vera e propria, abbiamo avuto abbastanza tempo per pensare e fare amicizia, così abbiamo deciso, una volta tornate a casa che dovevamo fare qualcosa assolutamente per risolvere questa situazione. Volevamo creare una società di produzione di abbigliamento sportivo che unisse i tessuti tecnici contemporanei con stile, comfort e modestia.  A gennaio 2015 abbiamo cominciato a formare il nostro team che comprende 5 persone, tra cui la fashion designer, diventata anche co-fondatrice, Lilian Gabriel Barbosa. Nel mese di giugno 2015, abbiamo istituito l’azienda e siamo partiti! Oggi, 16 mesi dopo il Kilimangiaro, stiamo portando la nostra prima collezione sul mercato. E ‘stato un viaggio incredibile, e questo è solo l’inizio.”

Per supportare un primo avvio di produzione e per testare il mercato Oola ha appena lanciato una campagna su Indiegogo, che sta andando piuttosto bene, attraverso la quale è possibile ricevere in reward alcuni primi capi in particolare gli Oola Essential, cioè tre diversi modelli di sciarpe per la testa e maglie in tessuti tecnici e moderni.

“La maggior parte dei copricapo sul mercato attualmente non sono ad asciugatura rapida e non trovo mai la combinazione di tessuto e stile giusti per soddisfare i miei gusti e quelli di tanta altre donne. I copricapo più sportivi finora inventati sono quelli utilizzati dagli atleti olimpici, ma sono molto sono stretti, sembrano più maschere da sci. Questo non è per me! Io preferisco un genere più tradizionale, più morbido e fluido” dice Haya.

Qui di seguito un tutorial su come indossare i copricapi.

La startup è incubata da Qatar Business Incubation Center (QBIC).

 

Modest clothing: un mercato vasto e scalabile

Il business di Oola può essere inquadrato nell’ampio spettro della cosiddetta “economia islamica” , cioè tutto quel valore economico generato da imprese che producono beni e servizi coerenti con i dettami della religione musulmana. Il core business dell’economia islamica sono finora stati sopratutto finance & food, ma il modello si sta estendendo ad altri settori  come il farmaceutico, i viaggi, cosmetici, intrattenimento e moda/abbigliamento.

Secondo uno studio molto completo di Thomson Reuters (scaricabile – Report: State of the Global Islamic Economy 2016/17) la spesa in abbigliamento da parte dei musulmani raggiungerà i 368 miliardi di dollari entro il 2021, lo studio comprende anche un’analisi specifica del settore “modest clothing”, un settore che comprende già diversi marchi di abbigliamento e ecommerce, e già nel 2015 ha raggiunto i 44 miliardi di dollari. Anche grandi brand della moda internazionale (Dolce e Gabbana, Burberrys, DKNY, Tommy Hilfiger, ma anche H6M o Mango) si stanno buttando nel settore.

Il trend di questo mercato è di crescita, per diversi motivi, compreso il fatto che cresce nel mondo il numero dei musulmani: uno studio demografico di PEW Research Center ha mostrato come il numero di islamici, che conta quasi 2 miliardi di persone nel mondo attualmente,  da qui al 2050 crescerà del 75%,  arrivando a superare i cristiani. Crescerà nei Paesi in cui è già radicato con l’aumento della popolazione, ma anche in Europa, Nord America, India.

Considerato che la spartizione tra uomini e donne nel mondo  è mediamente del 50%, vediamo che una linea di abbigliamento dedicato alle donne islamiche ha un mercato potenziale vastissimo: anche sfrondando dal miliardo quelle che non seguono i precetti tradizionali, quelle che sono troppo integraliste anche per questo, e quelle che non hanno nessuna attenzione per lo sport, rimangono diverse centinaia di milioni di persone per le quali Oola offre prodotti davvero interessanti.

Ultima cosa: la cosiddetta “modesty” (modestia) come principio ispiratore di un certo tipo di abbigliamento che spesso prevede un copricapo (un tempo presente anche nella religione cristiana) non è un’esclusiva delle donne islamiche, ma anche di ortodossi, alcune correnti cristiane, ebrei.

Per un approfondimento del mercato del modest clothing consigliamo Salaam Gateway

d.c.

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Pubblicato il:

14 ottobre 2016

Categorie:

Case History, Must Read


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