Sharing mobility, cos'è e quali sono le sue caratteristiche
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Sharing Mobility, cos’è e quali sono le sue caratteristiche

Con i termini sharing mobility si fa riferimento al fenomeno, che rientra nello spettro della sharing economy, per il quale i trasferimenti da un luogo ad un altro, ovvero la mobilità, avvengono con mezzi e veicoli “condivisi”: le persone non usano la propria auto, la propria bicicletta, il proprio scooter, ma utilizzano servizi di noleggio a ore del mezzo. Il fenomeno può essere osservato sia dal lato utente, come nuovo comportamento che privilegia l’utilizzo di un veicolo al suo possesso; sia dal lato business, in quanto la sharing mobility si è potuta diffondere grazie alla nascita di tante imprese che offrono tale servizio.

In particolare, l’esplodere del potenziale della sharing economy è legato alla nascita e diffusione di piattaforme digitali per l’erogazione e l’ottimizzazione del servizio stesso.

In Italia, la sharing mobility è stata introdotta concettualmente per la prima volta nell’ordinamento giuridico nazionale già nel 1998 (cioè quando ancora i termini sharing mobility non esistevano) con il Decreto del Ministro dell’Ambiente del 27 marzo 1998, dove appaiono i termini di “servizi di uso collettivo ottimale delle autovetture” e “forme di multiproprietà delle autovetture destinate ad essere utilizzate da più persone”: si trattava già del carpooling e del carsharing.
Per tutti gli anni 2000, queste due forme di mobilità condivisa, insieme al bikesharing, sono state promosse e finanziate attraverso l’intervento pubblico, con l’obiettivo di scoraggiare l’uso dell’auto privata e limitare l’inquinamento atmosferico nelle città. Con la modernizzazione impressa dalle piattaforme digitali e l’ingresso nel mercato di operatori privati il quadro è cambiato radicalmente.
Il Primo rapporto nazionale (2016) su “Sharing mobility in Italia: numeri, fatti e potenzialità”, molto ben realizzato dall’Osservatorio nazionale sulla sharing mobility,  offre una fotografia molto completa del settore, definendo anche le diverse tipologie di “sharing” che rientrano nella categoria generale e sui quali c’è spesso confusione. Per i puristi della materia lo sharing è essenzialmente una condivisione tra pari, cioè peer-to-peer (P2P), non tra un’attività commerciale e l’utente privato.
Per esempio, spesso ci si chiede “ma Uber, è davvero un servizio di car sharing?”. Per il purista certamente no, ma il rapporto risponde a questa domanda identificando differenti tipologie di “condivisione”: Uber e Lyft, rientrano nei cosiddetti “Servizi a domanda o on-demand ride service” in particolare sono servizi di Ridesourcing.
fonte:report nazionale sharing mobility

Ma quali sono le caratteristiche della sharing mobility?

Gli autori del rapporto individuano 5 caratteristiche:
1- condivisione di un servizio di mobilità
Un servizio di mobilità si può condividere tra più utenti  in due modi:
contemporaneamente, quando si è per esempio all’interno di un vagone della metropolitana ma  anche quando si fa parte di un equipaggio che si è formato con BlaBlacar;
in  successione,  come  accade  quando  si  preleva  un’automobile  di  un  qualunque  servizio  di  carsharing ma anche salendo su un taxi e su un’auto di Uber.
La  caratteristica della  condivisione  dei  servizi  di mobilità è  un  tratto  comune a  tutte le  forme di  trasporto che non prevedano l’utilizzo di un veicolo di proprietà. Questo aspetto imprescindibile  riguarda tutti i servizi di trasporto che spesso sono chiamati anche collettivi, in comune o pubblici.
2- uso delle piattaforme digitali
Nella sharing mobility la tecnologia è un supporto indispensabile: siti internet, app per dispositivi mobile sono necessari per abilitare il modello di servizio collaborativo e renderlo utile, scalabile, originale. Le piattaforme digitali permettono di creare relazioni e scambi oltre i confini fisici, in modo più veloce ed efficace, abbattendo i costi di transizione.
3- disponibilità secondo le necessità, flessibilità d’uso, scalabilità
L’aspetto, se vogliamo,  critico dell’accesso  ai  servizi  di mobilità condivisa è  che l’insorgenza del bisogno allo spostamento (cioè la domanda di mobilità) non può essere istantaneamente soddisfatta come può esserlo invece con l’auto-produzione (si prende il proprio mezzo e si parte). Da ciò discende che è molto importante per il successo di un sistema di mobilità condivisa avvicinarsi quanto più possibile alla disponibilità, flessibilità, scalabilità del “fai da te”.

I  nuovi  servizi  di  sharing  mobility  tendono  a  ridurre  lo svantaggio  dei  sistemi  condivisi
tradizionalmente  intesi,  riuscendo  ad  offrire  delle  opzioni  di  trasporto  in  cui  gli  utenti  possono
contribuire a disegnarne i contorni in tanti modi diversi: in tempo reale con un impulso a partire dal
proprio dispositivo, sulla base dei propri feedback, attraverso il fatto di “diventare” tanti Big Data
che software ed algoritmi sempre più complessi contribuiscono ad analizzare.

4- interattività, community e collaborazione

La  piattaforma  digitale e i  differenti  canali utilizzati  nella  comunicazione  tra  operatori  di sharing
mobility  ed  utenti  prevede  che  l’utente  non  solo  abbia  la  possibilità  di  fruire  ma  anche  di
creare/modificare  il  prodotto/servizio  offerto.  Il  livello  interattivo  e  di  feed-back  è  variabile  da
servizio  a  servizio  ma  è  comunque  sempre  presente.  I  servizi  di  sharing  mobility non  solo  sono fondati  sull’ascolto  del  consumatore  ma  sulla  capacità  e  possibilità  di coinvolgerlo  nella
progettazione del prodotto o nell’erogazione del servizio. Gli utenti sono dei “prosumer”, termine
usato per indicare che i consumatori non sono solo semplici attori passivi ma diventano veri e propri
consumatori consapevoli e, in molti casi, addirittura produttori.

Nelle esperienze della mobilità condivisa c’è spesso un’attenzione particolare all’inserimento di un
elemento di socialità. Questo può essere non solo la collaborazione tra pari che genera di per sé un
vero  “legame  sociale”  ma  anche  un  elemento  esperienziale  e  relazionale  aggiuntivo  al  fine  di
arricchire le normali transazioni economiche tra persone.

5- sfruttamento della capacità residua

Sotto il profilo business è probabilmente la caratteristica più importante.

La  capacità  inutilizzata, concetto  noto al mondo industriale,  di una macchina, impianto o sistema, cioè il suo sotto-utilizzo, aggrava costi fissi e generali. Nel  settore  dei  trasporti  attuale,  il  cui  baricentro  è  tutt’ora  l’utilizzo  di  veicoli  di  proprietà,  è intrappolata una grande quantità di capacità inutilizzata, che pesa anche nella congestione stradale per esempio. Si pensi solamente alla quantità di auto ferme nei parcheggi, o al fatto che la maggior parte delle auto viaggi con un solo 1-2 passeggeri a bordo.

ndr – lo sfruttamento della capacità inutilizzata è alla base anche di servizi come Uber, che si rivolgono agli NCC nei momenti in cui non effettuano servizio prenotato con le forme tradizionali

Il rapporto sulla sharing mobility approfondisce anche il tema della sostenibilità ambientale, dei modelli di business e gli aspetti sociologici. Inoltre inquadra il fenomeno nel contesto italiano.

Uno dei dati emersi è la grandissima diffusione nel nostro Paese del bikesharing rispetto ad altri Paesi europei: a fine 2015 in Italia erano attivi circa 200 servizi di bikesharing, mentre in Francia, dove il fenomeno è molto diffuso sono appena 39. La prima città italiana a offrire in condivisione 120 biciclette è stata nel 2001 Ravenna. Qui di seguito una tabella della progressione storica.

fonte report nazionale sharing mobility

 

Per quanto riguarda i servizi di car sharing, i più recenti dati del mercato italiano, segnalano un grandissimo successo nei nostri centri per questo tipo di soluzioni di mobilità, con una crescita che negli ultimi 6 mesi è stata del 35%.

Per ulteriori approfondimenti ti suggeriamo di leggere i nostri aggiornamenti legali sulla regolamentazione in Italia dei servizi dell’economia condivisa; o sulle iniziative imprenditoriali innovative in queso ambito, come Scuter.

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Pubblicato il:

15 marzo 2017

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