Shark Bites, il veicolo d’investimento degli shark

Questa volta il titolo non è mio come fu per Shark Prank,  ma è degli shark stessi che hanno deciso di creare un veicolo di investimento – la forma giuridica di tale veicolo è ancora in via di definizione – per aumentare la disponibilità finanziaria a sostegno delle startup che si sono avvicendate nelle prime due puntate della trasmissione e si avvicenderanno nella terza puntata che andrà in onda il 4 giugno. La notizia è passata un po’ sotto traccia, ma chi l’ha intercettata ha pensato che questa operazione, che gode del supporto attivo di SiamoSoci, sia stata creata perché gli shark televisivi non hanno in verità tutti i soldi che in prima serata annunciano di voler investire e quindi devono ricorrere a investitori esterni per poter coprire le promesse fatte in video. È una chiave di lettura comprensibile ma vale la pena approfondire un po’.

Secondo Dario Giudici presidente di SiamoSoci, Shark Bites, questo il nome del veicolo che sarà, serve per consentire di fare operazioni anche su quelle startup che magari non hanno superato brillantemente la prova tv ma che comunque sono interessanti, oppure su quelle che essendo in fase più matura richiedono maggiori capitali, quindi serve per ampliare il raggio di azione potenziale. Il veicolo una volta costituito si pone l’obiettivo di avere una disponibilità di circa 5 milioni di euro, di questi soldi vi è la quota dei cinque shark che è pari a circa 1,5 milioni di euro complessivamente, il resto proviene da altri investitori che credono nell’operazione. “Nella serata che abbiamo organizzato a Copernico per presentare Shark Bites – dice Giudici – hanno partecipato numerosi investitori e abbiamo raccolto impegni di investimento per una cifra totale che supera i cinque milioni che ci siamo posti come obiettivo. SiamoSoci prenderà delle fee per il servizio di visibilità del progetto Shark Bites presso la sua comunità di investitori del nostro network”.

L’operazione ha delle regole: non si può investire meno di 50mila euro nel veicolo, non si può investire in una singola startup se non si è già investito nel veicolo, le startup che decidono di lavorare con il veicolo devono firmare un contratto di esclusiva della durata di sei mesi con il veicolo stesso. Regole nemmeno troppo bizzarre che solitamente sono applicate anche da altri veicoli come per esempio i club deal. Lo scopo di Shark Bites è quindi quello di ampliare la forza di investimento al fine di sfruttare al massimo il lavoro fatto per selezionare le startup che hanno partecipato al programma (a tal proposito va ricordato che gli shark non hanno partecipato alla selezione delle startup che accedono al programma e che ciò che è mostrato in tv è solo una piccola parte delle singole presentazioni che mediamente sono durate circa un’ora) e di approfittare di questa occasione per creare un nuovo veicolo, cosa che di certo in Italia male non fa, come afferma lo stesso Giudici: “ogni opportunità per avvicinare il mondo degli investitori al mondo delle startup va sfruttata, se in ciò ci aiuta anche la televisione va bene, ciò che è importante è portare all’attenzione di un sempre maggior numero di persone che ha una certa disponibilità finanziaria il fatto che sostenere le imprese innovative è un buon modo per investire e sostenere sia il processo di innovazione del Paese sia la creazione di posti di lavoro di cui, la gran parte, sono giovani”.

Certo, stando così le cose, ciò che si vede in televisione non sempre è ciò che poi effettivamente accade ma questo lo abbiamo già detto nell’articolo Shark Prank, la scritta ‘accordo concluso’ significa solo che c’è la volontà da parte di chi investe e della startup di avviare la fase di due diligence e nulla garantisce che l’operazione arrivi e superi il momento del termsheet.

Emil Abirascid

(photo credits: Thomas Galvez)

 

 

 

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Pubblicato il:

03 giugno 2015


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