Startup babytech, è il loro momento

Nativi digitali, bambini tecnologici, le famiglie cambiano anche a seguito dell’impatto che le tecnologie hanno nella vita quotidiana. Le tecnologie sono informazione, sono intrattenimento, sono comunicazione e sono anche supporto che interviene fin dai primi mesi di vita dei bambini e dei neo genitori. È quello che potremmo battezzare come il ‘babytech’, l’insieme di tecnologie e di servizi resi disponibili da alcune startup che si rivolgono a genitori indaffarati, a genitori alla ricerca della vacanza perfetta da fare con i loro figli, ai genitori che desiderano vendere e acquistare prodotti per l’infanzia, a genitori che desiderano vivere al meglio l’esperienza più bella. Così è scattata la corsa alle startup babytech  che con crescente intensità attirano l’attenzione di utenti, aziende e di investitori. 

Nelle ultime settimane alcune startup babytech hanno annunciato operazioni di investimento, crescita e progetti di espansione. Lo scorso 10 marzo Le Cicogne , startup nata nel 2013 per volontà di Monica Archibugi e Giulia Gazzelloni che propone una rete di babysitter garantendo qualità, professionalità e servizi di supporto, come per esempio l’assicurazione, è cresciuta fino a essere presente oggi in tutte le principali città italiane, ha lanciato una campagna sulla piattaforma SiamoSoci con l’obiettivo di raccogliere 300mila euro per proseguire nello sviluppo che fino a oggi è stato supportato da Lventure Luiss Enlabs e PiCampus. L’offerta di Le Cicogne non si limita alla babysitter occasionale o ricorrente ma si estende a servizi che possono rendere più facile la vita della famiglia come per esempio l’assistenza nei compiti a casa o nella logistica da e per i luoghi delle attività sportive o formative extrascolastiche. 

L’8 febbraio è stato invece Armadio Verde ad annunciare un investimento da 1,3 milioni di euro sottoscritto dai fondi Innogest, LigurCapital, A11-Venture oltre a investitori privati (qui la notizia su CorCom) . Armadio verde è un marketplace che consente a chiunque di scambiare, vendere e acquistare vestiti per bambini. Tutti i capi sono gestiti e controllati dallo staff della startup che così è in grado di garantire la qualità del servizio, una qualità che secondo quanto reso noto dai fondatori della startup Eleonora Dellera e David Erba piace ai 20mila utenti che fino a oggi si sono registrati e che hanno effettuato 2700 transazioni e oltre duemila scambi su un catalogo di oltre diecimila capi. 

Più recente è l’annuncio di Mukako che giorni fa ha annunciato di avere chiuso un round seed da 500mila euro al quale hanno partecipato investitori italiani e internazionali e anche la piattaforma di investimento Focus Futuro. Mukako, nata a luglio 2015 e ha chiuso lo scorso anno con 126 mila euro di fatturato, è un e-commerce specializzato in prodotti per la prima infanzia ed è stato fondato da Martina Cusano e Elisa Tattoni che hanno esperienze passate in Groupalia Italia e Privalia Italia e Brasile rispettivamente. 

Nelle startup babytech prevale nettamente l’imprenditoria femminile ed è così anche per BabyGuest fondata da Serena Errico che ha dato vita a una piattaforma che consente di noleggiare tutto ciò che serve per andare in vacanza con i bimbi piccoli e di trovarlo direttamente a destinazione, senza quindi doversi preoccupare di portarlo con sé: passeggini, carrozzine, seggiolini per auto e qualsiasi altro accessorio. La startup si occupa anche di fornire servizi dedicati ai più piccoli alle strutture e ai luoghi turistici come musei e attrazioni e in contesti particolari come per esempio dare supporto ai genitori che non vogliono rinunciare a vacanze in barca anche con i loro bimbi. BabyGuest ha già all’attivo una serie di partnership industriali con operatori del settore turistico e della logistica, è attualmente in fase di fundraising ed è stata selezionata da UniCredit come migliore startup nell’ambito dell’edizione 2015 del Premio Gaetano Marzotto. 

Il babytech è smagliante quindi e risponde alle esigenze della nuova generazione di genitori aggredendo modelli consolidati e non più efficaci, migliorando la vita di tutti i giorni ma anche il tempo libero e le vacanze, ottimizzando i costi che ogni famiglia che decide di avere un bimbo deve prepararsi a sostenere e rendendo tutto più sicuro e anche divertente. Imprenditori, o meglio imprenditrici, di nuova generazione a supporto della nuova generazione di genitori, investire nelle babytech startup significa investire sul futuro doppiamente.

(btw - quest'anno al Ces 2016 di Las Vegas si è tenuto il primo summit con awards sul babytech)

Emil Abirascid

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direttore
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Pubblicato il:

23 marzo 2016


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