Startupper's Swing/Antonio Sica/Triddles

 

 

 

Pensavo che non ci fossero speranze e che la meritocrazia fosse solo utopia. Invece le cose funzionano. Basta rimboccarsi le maniche. Lanciarsi in un progetto imprenditoriale significa anche questo: essere disposti a dei sacrifici“.

 

 

 

Antonio Sica, Ceo e co-founder di Triddles è nato a Foggia 25 anni fa, vive in Emilia Romagna da diversi anni. E' laureato in Economia del Turismo e Direzione Aziendale.

 

Mi sono scoperto “startupper” all’Università di Bologna, dove nell’ambito di un corso in Imprenditorialità tenuto dal Prof. Simone Ferriani, per superare l’esame noi studenti eravamo chiamati a redigere un business plan per una potenziale futura nuova impresa. A tal scopo, sono stati invitati a lezione alcuni aspiranti imprenditori disposti a parlarci delle loro idee di business, così io e la mia collega Alice Roncagli, siamo rimasti colpiti dal progetto Triddles proposto da Alexandros Chatgilialoglu, uno dei suoi ideatori.

Nonostante questo lavoro inizialmente avesse esclusivamente finalità didattiche, io e Alice ci siamo talmente appassionati al progetto e all’idea di immergerci appieno nel mondo dell’imprenditoria che ultimati gli studi e conseguita la laurea in Direzione Aziendale, ci siamo buttati anima e corpo nell’avventura Triddles.

Ma cosa è Triddles? Triddles (neologismo che nasce dalla fusione delle parole trip cioè viaggio e riddles che significa indovinelli) è un “social game on-the-road”: il triddle, appunto. I triddles sono dei viaggi a tema che grazie all’introduzione di meccanismi di gioco fanno immergere il viaggiatore nella cultura locale delle realtà turistiche attraversate. Il triddle viene scelto dal partecipante direttamente dal nostro sito www.triddles.org tra gli itinerari disponibili; si paga una quota d’iscrizione e ci si reca allo starting point, l’unica informazione relativa all’itinerario conosciuta insieme con la tappa finale del viaggio. Tutto il resto viene scoperto nel corso del gioco.

Il team Triddles è costituito da sette ragazzi, siamo molto affiatati, insieme abbiamo deciso di investire il nostro entusiasmo e le nostre energie in questo progetto a nostro parere davvero innovativo nel settore dei servizi turistici, e che stiamo concretizzando grazie alla multidisciplinarietà delle nostre competenze.

Ovviamente il nostro grande entusiasmo ha dovuto fare i conti con la realtà, e per passare dalla fase progettuale a quella operativa abbiamo avuto bisogno d’aiuto. Devo dire che il sostegno in tal senso non è mancato. Questa è stata una bella sorpresa per me. Gli italiani sono esperti nell’arte del lamentarsi, e quindi anche io, cresciuto in un ambiente di questo tipo, pensavo che non ci fossero speranze e che la meritocrazia fosse solo utopia. Invece le cose funzionano. Basta rimboccarsi le maniche. Abbiamo partecipato a molte manifestazioni a sostegno delle nuove imprese. Una delle più significative è stato l’InnovAction Lab, un laboratorio in cui gli studenti vengono formati attraverso il contatto con investitori privati e imprenditori di prima generazione, in un ambiente multidisciplinare in cui si promuovono lo spirito d’azione e il learning by doing. Poi c’è Kublai, un’iniziativa per aspiranti imprenditori e creativi che collaborano su progetti; Kublai ha dato vita all’iniziativa del Kublai Camp, in cui le relazioni nate online si materializzano in un evento di brainstorming unico, una delle esperienze più belle che abbia mai vissuto. Iniziative come InnovAction Lab e Kublai ti aiutano a capire come funziona l’ecosistema dell’innovazione ma soprattutto ti aiutano a vedere che esiste un’Italia diversa da quella in cui spesso si rimane delusi; un’Italia di giovani volenterosi, determinati a cambiare le cose. Ma questo non basta, servono anche risorse. In questo siamo stati supportati dal programma europeo di sostegno alle nuove imprese Spinner2013, che mette in palio delle borse di ricerca più altri contributi per affiancare al team d’impresa dei consulenti specializzati. E recentemente siamo entrati anche nel programma di incubazione We Tech Off, che mette a disposizione servizi e risorse per favorire la fase di start-up.

Questo percorso ci ha permesso di concretizzare il nostro progetto, arrivando alla versione definitiva del sito, online da alcuni giorni, e al lancio del primo evento triddle, previsto a fine mese. Ora non ci resta altro che vedere quali saranno le reazioni del mercato, che tutti noi speriamo possano ricompensarci dei sacrifici fatti.

Lanciarsi in un progetto imprenditoriale significa anche questo: essere disposti a dei sacrifici. Molti del nostro team hanno rinunciato a proposte di lavoro in altre realtà consolidate, che avrebbero garantito sicurezza e orari di lavoro ben definiti. Se lavori per un altro, quando stacchi vai a casa e comincia la tua vita privata. Se fai lo startupper è sempre tutto nella tua testa, non te ne riesci a liberare mai. Non c’è mai uno stacco tra vita privata e lavoro. Ne vale la pena? Secondo noi si. Tanti sacrifici ma anche una esperienza formativa da un punto di vista professionale e umano difficilmente replicabile altrove, soprattutto per un neo-laureato. Ti ritrovi da un giorno all’altro investito di una responsabilità enorme, dovendo fare i conti in prima linea con la realtà dei fatti. Se andrà bene poi la soddisfazione sarà indescrivibile.

E se andrà male? La grande soddisfazione di averci provato…

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Pubblicato il:

27 febbraio 2012

Categorie:

Italian Startups


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