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Sten Tamkivi e il neo nomadismo

Teleport è il nome del nuovo progetto di Sten Tamkivi che è stato uno dei relatori di punta di ScaleIT , il primo evento italiano che ha portato investitori internazionali a incontrare le scale-up nate nel Paese svoltosi a Milano venerdì 18 settembre. Sten, prima di essere co-fondatore e Ceo di Teleport  ha iniziato come imprenditore di aziende tecnologiche nel 1996 e dopo avere fondato una serie di startup in Estonia, Paese di cui è originario, è stato uno dei primi manager di Skype dove ha avuto la responsabilità del primo centro di ricerca e sviluppo. Oggi Sten è impegnato anche nel sostenere l’ecosistema delle startup e la nuova cultura della imprenditorialità ed è consigliere per questi temi del presidente estone Toomas Hendrik Ilves.

“Teleport è stata fondata nell’aprile del 2014 e a giugno assumeva le prime persone”, racconta Sten che aggiunge: “la nostra missione è aiutare le persone a individuare il posto migliore dove vivere a seconda delle loro specifiche esigenze, crediamo infatti che le tante classifiche che regolarmente vengono pubblicate sui posti migliori dove vivere non tengano conto delle specificità e delle esigenze di ognuno. Con Teleport noi costruiamo la proposta migliore per ogni singolo utente sulla base di tanti fattori: professione, età, situazione familiare, esigenze specifiche, considerando costo e qualità della vita”.

Finanziata da Andreessen Horowitz, SV Angel, Seedcamp  e altri importanti investitori (investimento seed da 2,5 milioni di dollari),  Teleport ha iniziato a operare nella Bay Area, ma ha subito capito che sia il territorio così limitato sia il concentrarsi solo sulle professioni legate alle startup tech erano troppo limitanti per lo sviluppo della società e oggi a poco più di un anno e mezzo dal lancio è operativa in 110 città del mondo comprese le italiane Milano e Roma . “Nell’analisi del processo che chiamiamo di life optimizer – aggiunge Sten – consideriamo anche aspetti emotivi, culturali, per esempio la tolleranza verso le minoranze o indichiamo luoghi più aperti anche per esempio all’omosessualità, insomma non si tratta semplicemente di un’analisi economica ma anche legata allo stile di vita di ognuno e poi c’è un fattore ulteriore che è quello legato all’effetto attrattivo che hanno quei luoghi che più ottengono preferenze, la gente tende andare dove c’è gente”.

Inizialmente Teleport ha iniziato a lavorare con giovani nella fascia dei venti anni di età con un’elevata propensione a quello che ormai è definito come il fenomeno dei digital nomad. Poi le attività si sono espanse anche a coloro che non sono proprio nomadi ma per esempio vivono la loro vita tra due località e soprattutto si è estesa anche a professioni non strettamente legate al tech come la finanza, l’industria del cinema: “chiunque abbia un lavoro indipendente da uno specifico luogo, un lavoro portatile come sono quelli intellettuali e legati alla conoscenza è un nostro potenziale cliente – spiega il co-founder – e non solo i giovani single, iniziamo infatti a ricevere richieste anche da famiglie con bambini”.

Non si sa ancora quanti siano questi nomadi digitali, nessuno studio appare affidabile, afferma Sten, ma secondo un calcolo approssimativo si può stabilire che un milione sono le persone che lavorano nelle circa 160mila startup attive a livello internazionale, che circa 20 milioni sono gli sviluppatori software nel mondo e poi ci sono i designer, coloro che operano nel marketing ecc. “Ciò che rileviamo è che si tratta di un trend in crescita consistente perché vi è un elemento di forte cambiamento strutturale che è rappresentato dal fatto che per molti il lavoro e quindi il guadagno sono sempre meno legati a luoghi specifici e se pensiamo che oggi nella media della vita delle persone il 70% di ciò che si guadagna è speso per la casa e per le tasse è facile immaginare come si possa desiderare di intervenire su tali fattori. Dissociare l’income dalla location (il reddito dal luogo) e dai suoi costi appare oggi per molti il modo più rapido per migliorare la propria vita e non è solo una questione di soldi ma anche di politica, si pensi per esempio i gay che desiderano sposarsi, e così si creano dei cluster basati sulla vicinanza culturale invece che sulla nazionalità”.

Il concetto di vicinanza per mentalità, interessi, cultura invece che per posizione fisica è elemento chiave nel profondo modificarsi dei paradigmi e dei modelli organizzativi sociali, oggi le persone conoscono meglio altre persone che incontrano online piuttosto che il vicino di casa e questa tendenza è inarrestabile e così la attuali organizzazioni politiche e sociali sono destinate a doversi rinnovare rapidamente, il concetto di nazione sarà sempre più debole così come quello di residenza fisica (l’Estonia è il primo Paese al mondo a rendere disponibile la e-residency), si assisterà a una crescita della competizione tra territori che non saranno però nazioni ma città, torneremo forse all’epoca dei Comuni in una chiave moderna dove l’entità socio-politica di riferimento non saranno più i governi nazionali, ma i centri urbani. “Già oggi ci sono segnali forti di questa tendenza – enfatizza Sten – le aree urbane attirano le persone, nessuno va in Cina, si va a Shanghai, a Hong Kong o a Pechino e ogni città ha le sue regole, le città sceglieranno di diventare luoghi in cui è più facile per esempio fare volare i droni o compiere determinate ricerche mediche e ciò determinerà lo spostamento di persone e aziende che operano in quei settori”.

Oggi Teleport ha un modello di business che consente a chiunque di effettuare gratuitamente ricerche anche periodicamente per verificare se la località suggerita inizialmente continui a essere la migliore con il modificarsi delle condizioni, chi poi decide di spostarsi può contare sui servizi che Teleport offre a pagamento in collaborazione con partner locali e internazionali che aiutano a conoscere le procedure burocratiche, a reperire i documenti necessari, a trovare un luogo dove abitare o dove mandare i figli a scuola. Teleport offre anche un servizio per meglio organizzare il lavoro con i componenti del team che vivono in fusi orari diversi, a individuare spazi per organizzare incontri e meeting in giro per il mondo, a cercare competenze professionali, a gestire le trasferte e gli spostamenti, e ad attivare connessioni con altre persone che in quel luogo vivono e magari hanno fatto già ma medesima esperienza scegliendo appunto la promettente strada del disambiguare reddito e localizzazione fisica al fine di migliorare la qualità della vita”.

Emil Abirascid

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direttore
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Pubblicato il:

22 settembre 2015

Tag:

startups


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