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Strumenti pubblici per le startup, quanto funzionano?

Dal registro per le startup innovative al Fondo di Garanzia, dal credito d’imposta per R&D al Patent Box o ai Servizi Ice per internazionalizzazione. Il ventaglio di strumenti pubblici per le startup è ampio, ma quanti e quali sono effettivamente adottati e utili per le giovani imprese?

L’Osservatorio Startup Hi-tech promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano ha portato avanti una ricerca nei primi mesi del 2017 circa l’adozione degli strumenti pubblici da parte delle startup italiane. Il campione di riferimento include la popolazione delle startup hi-tech italiane finanziate da investitori sia formali che informali; tale caratteristica legata agli investimenti ricevuti, secondo l’Osservatorio, è infatti uno dei fattori di differenziazione e di qualità.

La Survey che è stata proposta all’intera popolazione di startup hi-tech italiane finanziate (117), ha fatto emergere come il 30% di queste (35) non siano nemmeno iscritte alla Sezione Speciale “Startup Innovative” del Registro delle Imprese, e dunque non usufruiscano di alcun incentivo pubblico per tale tipologia di impresa, contro il 70% di startup iscritte (82).  Facciamo notare che, come risultava da precedente indagine dell’Osservatorio, il 30% del totale degli investimenti 2016 si andato a startup che non sono iscritte all’apposito registro di Stato.

Tra le startup non iscritte al Registro (35 startup), il 4% sono nate nel 2016, il 21% nel 2015, il 12% nel 2014, il 21% nel 2013 e il 42% nel 2012. Da ciò si deduce che l’iscrizione o meno al Registro non è influenzata dall’anno di fondazione della startup (per cui la ragione principale della non iscrizione non è la mancanza di tempo dovuta alla recente nascita della realtà), ma risulta essere una presa di posizione da parte della startup stessa, che in un gran numero di casi sceglie di iscriversi come pmi innovativa (si veda il grafico).

Altri  motivi importanti sono rappresentati dalla percezione che tale iscrizione non aggiunga alcun valore alla startup, sia rispetto alla sua forza imprenditoriale che alla sua capacità di fundraising.  

 

 

Focalizzando l’analisi sulle startup innovative (82 startup), ovvero quelle che sono iscritte al Registro, solo il 60% (49 startup) hanno effettivamente usufruito di uno o più strumenti pubblici, mentre il 40% risulta essere startup innovativa ma non ha ancora usufruito di alcuna agevolazione; questa suddivisione del campione evidenzia come l’accesso alle agevolazioni pubbliche non risulti essere necessariamente prioritario per le startup innovative finanziate.

Il 40% che non ha ancora usufruito di agevolazioni indica come motivazioni la mancanzadi conoscenza, la difficoltà nella gestione della complessità burocratica, la scarsa percezione e fiducia in  un effettivo beneficio.

Gli strumenti pubblici maggiormente utilizzati dalle startup intervistate risultano essere i seguenti: Fondo di Garanzia (24%), Credito d’imposta R&D (22%), Disciplina dei contratti a tempo determinato prevista dal Decreto Legge 81/2015 (Jobs Act) (16%), Remunerazione attraverso strumenti di partecipazione al capitale: ricorso a schemi di work for equity o stock option (13%), Smart & Start Italia (11%). Oltre a questi sono stati anche utilizzati, in forma più leggera, Raccolta di capitali tramite equity crowdfunding (4%), Patent Box (4%), Utilizzo della nuova modalità di costituzione e modifica digitale (2%), Carta dei servizi ICE per l’internazionalizzazione (2%), Italia Startup Visa (1%)e Altri servzi (1%).

 

 

Inoltre analizzando il numero di strumenti pubblici adottati da ciascuna startup innovativa, risulta che 24 startup hanno usufruito di un solo strumento, 14 startup di 2, 5 startup di 3, 4 startup di 4 e 2 startup di 5. Nessuna startup innovativa intervistata ha utilizzato più di 5 strumenti messi a disposizione dal Governo Italiano.

 

 

È stato infine chiesto alle startup intervistate di suggerire ulteriori agevolazioni che il Governo Italiano potrebbe proporre, tra queste il 38% ha richiesto di alleviare ulteriormente la pressione fiscale, il 28% vorrebbe maggiori incentivi per le aziende che utilizzano tecnologie e servizi di startup innovative e il 25% sottolinea l’importanza di avere maggiori incentivi per la Ricerca e Sviluppo.

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Pubblicato il:

09 luglio 2017

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