Il turismo in Italia, industria, destagionalizzazione, undertourism

Il Forum Internazionale del Turismo si è tenuto, nella sua terza edizione al Palazzo del Ghiaccio di Milano. Scelta motivata da tanti fattori, non ultimo l’imminente avvio delle olimpiadi invernali ma anche dalla consapevolezza che serve dare una impronta sempre più industriale al settore. Il ministro del Turismo Daniela Garnero Santanchè pone l’accento sul fatto che il 2026 deve essere l’anno del ‘modello Italia’, un approccio che parte dai risultati del 2025: 480 milioni di presenze, 237,4 miliardi di euro di valore generato con una spesa di 185 miliardi di euro con un incremento anche nei piccoli comuni del 6,85% in termini di presenze e del 7,86% in termini di arrivi.

Il modello per il 2026 si sviluppa su tre filoni dice il ministro: la lotta al nanismo, quindi una serie di strumenti per facilitare l’aggregazione tra imprese, sopratutto alberghiere, per il periodo dei prossimi 24 mesi con anche incentivazione per la rivalutazione agevolata degli asset. Trasformazione del settore del turismo a industria a pieno titolo, il turismo non può essere considerato un servizio ma è un settore industriale a tutti gli effetti e come tale deve essere considerato sia quando si fanno le analisi di mercato, vanno considerati i fatturati e non le presenze o gli arrivi (per esempio in situazioni come quelle del giubileo gli arrivi sono tantissimi ma i pellegrino sono bassospendenti quindi il fatturato che generano è limitato a fronte dell’alta quantità di persone) e va così considerato anche dalle politiche regionali, nazionali ed europee che ancora oggi prevedono pochissimi fondi strutturali a supporto del turismo proprio perché visto come servizio e non come settore industriale. Riduzione della fiscalità del 10% con l’obbligo che tali denari siano utilizzati a favore dei dipendenti sotto forma di incentivi, bonus, welfare perché bisogna uscire dalla logica del precariato e degli impieghi stagionali senza supporto aggiuntivo, la dignità di chi lavora nel settore deve essere tutelata al pari di quella dei lavoratori di altri settori industriali.

A tal proposito il ministro ricorda che ci sono misure che già sono state attuate come la detassazione delle mance che si è tradotta in un incremento medio delle buste paga di circa mille euro l’anno, dell’agevolazione contributiva per il lavoro in giorni festivi e in ore notturne, anche qui è segnale di consapevolezza della natura specifica del settore del turismo che ha dinamiche uniche rispetto ad altri ambiti, realizzazione di alloggi per lavoratori del settore sopratutto in quelle località dove i costi sono elevati ma che non possono ricadere sui lavoratori che altrimenti non avrebbero interesse o convenienza o reale possibilità di cogliere determinate opportunità. Nel 2022 in Italia il turismo occupava 2,7 milioni di persone che sono diventate 3,2 milioni nel 2025 e che, dicono le previsioni del ministero basate su quelle di WTTC Report, saranno 3,7 milioni nel 2035.

La strategia comprende anche azioni al fine di limitare gli effetti della stagionalità e rendere più ampie le opportunità durante tutto l’anno, questo anche prevedendo una rimodulazione del calendario scolastico al fine dei uscire dal meccanismo che vede il periodo estivo molto forte e il resto dell’anno meno e comprende azioni anche per estendere in modo significativo la portata territoriale del turismo visto che oggi il 75% dei turisti che arrivano in Italia si fermano nel 4% del territorio, quindi sono estremamente concentrati su poche mete, si consideri per esempio che i primi 10 comuni italiani raccolgono da soli il 25% del totale delle presenze turistiche e la città di Roma da sola pesa per l’8% del totale. Si prevede quindi di investire 34 milioni di euro a beneficio dei piccoli comuni a vocazione turistica, investimento che il ministero stima possa avere un impatto economico di oltre 100 milioni di euro. Questo approccio, denominato ‘undertourism’ per differenziarlo appunto dal concetto di overtourism prevede anche investimenti per 75 milioni di euro per le città creative e i siti Unesco, interventi sulle isole minori e le aree interne per sei milioni di euro e campagna di promozione sul territorio, poi 60 milioni di euro delle risorse nazionali per la coesione dedicati ai progetti per migliorare la qualità delle destinazioni turistiche. Attenzione quindi alla cosiddetta Italia ‘minore’ con i borghi da conoscere e scoprire, con le opportunità di creazione di lavoro per i giovani , con la valorizzazione della cucina e con anche l’esperienza delle olimpiadi , le prime delocalizzate, o diffuse, della storia che rappresentano un modello per chi verrà dopo, modello che già anche i francesi hanno adottato per i prossimi giochi invernali che si terranno appunto sulle alpi francesi. Si prevedono nel periodo dei giochi 2 milioni di presenza nelle cinque provincie coinvolte nelle competizioni: Milano, Sondrio, Trento, Bolzano, Belluno, con ricadute nel lungo termine in termini di crescita sostanziale delle presenze e fatturati in crescita fino a un miliardo di euro fino al 2030 con 9 milioni di presenze previste tra il 2027 e il 2030. Infine considerare che il turismo oggi cerca anche benessere, shopping, enogastronomia, eventi, storia, attività all’aria aperta, cammini, musei, cultura , tutte voci in cui il Paese è certamente forte di opportunità.

“C’è anche da lavorare sull’efficienza amministrativa, sui processi burocratici – dice Santanchè – anche il mio ministero deve migliorare, impieghiamo ancora troppo tempo a pagare per esempio, dobbiamo fare in modo che la macchina pubblica lavori alla medesima velocità del mercato e dei privati”. Le Olimpiadi sono opportunità: “Continuo a sentire molti detrattori ma i giochi son una opportunità per il Paese, miliardi di persone ci guarderanno e dobbiamo sapere dimostrare che l’Italia del saper fare è attiva e produce risultati, questi eventi servono anche come acceleratori per lo sviluppo e la realizzazione di infrastrutture che poi restano e portano valore nel lungo termine”.

C’è poi dai considerare il concetto di filiera, l’industria del turismo ha ricadute in altri ambiti, si pensi per esempio al turismo della montagna che ha effetti su chi produce abbigliamento, attrezzature, impianti, servizi, assicurazioni e la montagna è fondamentale nelle strategie tanto che a ottobre 2026 si terrà il Forum internazionale del turismo in montagna.

In una ricerca presentata da Numbers emerge come nel 2025 siano stati spesi per il turismo 185 miliardi di euro di cui oltre 60 da turisti stranieri, come Bari, Bergamo, Como, Lecce, Trieste siano le cinque città ove il turismo è cresciuto maggiormente negli ultimi 10 anni, come Rimini, Venezia, Bolzano, Livorno, Napoli siano le provincie con il tasso di sovraffollamento turistico sia maggiore, curiosamente al sesto posto è Milano che conta oltre 11mila turisti per metro quadrato contro gli 8,8mila di Roma. La ricerca mette anche in luce come il fenomeno dei media abbia effetti diretti, vengono citate serie TV che hanno accresciuto la popolarità di località come Taormina e azioni condotte tramite social media che hanno portato a fenomeni incontrollati come è successo con Roccaraso. L’overtourism va controllato e ci sono già esempi come l’impiego di contingentamento come avviene a Pompei o di tassa di ingresso come avviene a Venezia ma esso porta anche benefici come il sostegno all’economia locale, la promozione dei luoghi, la spinta verso il miglioramento dei luoghi e la realizzazione di infrastrutture, crescita delle azioni di controllo sul territorio con conseguente riduzione della criminalità, cura dei centri storici, crescita del numero di eventi culturali. Mentre l’undertourism dove è assai opportuno puntare deve essere sostenuto agendo sullo sviluppo di sistemi che informano su percorsi e collegamenti per raggiungere le località, sviluppo di strutture ricettive spesso assenti, adeguamento dei costi e della flessibilità logistica in modo che la differenza con i centri più noti non sia troppa e comunque alla portata di tutti.

In un contesto così ampio e in trasformazione non mancano naturalmente le opportunità per le startup che spesso, sopratutto quelle del traveltech, sono in grado di anticipare determinati bisogni emergenti e sono anche capaci di mettere a disposizione strumenti tecnologici per rendere più facilmente accessibili i trasporti, le esperienze, gli alloggi, l’avvicinamento alla cultura e alla cucina locali. Al Forum Internazionale del Turismo la presenza delle startup era poco visibile, anche i diversi panel che hanno animato la due giorni hanno visto sfilare molti sindaci di piccoli comuni e rappresentanti di aziende come Italianway e EasyJet oltre che delle istituzioni locali come il sindaco di Milano e il presidente della Regione Lombardia oltre alle organizzazioni impegnate nella organizzazione dei giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano Cortina 2026, ma le startup poche, l’innovazione tecnologica e di modelli di business richiede maggiore attenzione e supporto perché anche da qui passa il futuro dell’industria del turismo in Italia che è uno dei pilastri dell’economia ma anche dello sviluppo sociale del Paese.

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