L’importanza delle iniziative a sostengo degli ecosistemi locali

Quando si parla di innovazione si tende a guardare alle startup, alle tecnologie, ai capitali che sono in effetti i pilastri dell’ecosistema, senza imprenditori, senza competenze, senza capitali poco si fa. E’ però importante, anche nel caso del mondo startup, ampliare lo sguardo e andare a guardare a tutti gli altri attori che contribuiscono a fare sì che l’ecosistema si sviluppi: incubatori, acceleratori, atenei, media, eventi, sistemi di supporto agli ecosistemi locali, realtà che lavorano per costruire contesti, relazioni, opportunità, visibilità, networking, connessioni nazionali e internazionali.

Quante innovazioni, per esempio, nascono tra laboratori e università? E quante di queste diventano realmente accessibili? La risposta sta nei team, nelle squadre e nella loro capacità di accelerare non solo tecnologia e innovazione, ma anche la trasformazione in impresa o l’adozione da parte di imprese e mercati.

Uno di questi contesti locali che prendiamo come esempio è NaStartup, il progetto fondato e diretto da Antonio Prigiobbo che è anche un collaboratore di Startupbusiness, e che si basa su un format che sta a metà strada tra evento e iniziativa di accelerazione.

Fin dalla sua nascita NaStartup ha voluto rompere le logiche dell’evento annuale, sporadico, replicabile, spesso verticale su quale innovazione o tecnologia fosse più in voga al momento. Nessun format unico, nessun modello seriale da riprodurre in automatico, ma un motore partecipativo costruito a partire dai suoi attori, con un’accelerazione fondata su openness, contamination e dissemination.

Negli ultimi dodici anni è stato così costruito un sistema modulare di format, adattabile a pubblici, contesti e fasi diverse dell’innovazione. Un approccio che ha permesso di agire non solo sulle startup, ma sugli ecosistemi, dalle città italiane fino a una dimensione europea, utilizzando l’informazione e la condivisione come perno dello sviluppo.

Da qui una convinzione netta: evolversi non è un’opzione, ma una competenza. E l’errore non è una deviazione, bensì una forma di apprendimento, come insegnano quotidianamente startup e imprenditori che fanno innovazione.

Questa filosofia prende forma nei format core di NaStartup. Il primo è lo StartupDay, attivo dal 2014: un appuntamento mensile, gratuito e aperto, in cui startup, progetti e idee non vengono semplicemente presentati, ma messi in discussione attraverso il dialogo diretto con imprenditori, investitori, professionisti e media. Il pubblico non è spettatore, ma parte attiva del processo di accelerazione.

Subito dopo è nato StartupPlay, format più agile e sperimentale, sviluppatosi durante la pandemia, quando da tutta Europa persone volevano partecipare agli eventi mensili di Napoli senza possibilità di viaggiare. StartupPlay è diventato nel tempo il canale di altri format e contenuti come ReadYnnovation, StartupExplore e altri podcast brevi e orizzontali, pensati per dare maggiore spazio alla contaminazione e attenzione ai temi della social innovation, degli innovatori, dell’impatto e dei nuovi linguaggi.

Questi due format, insieme a UpSchool, UpUniversity, UpStudio e StartupLab, hanno scandito i dodici anni di NaStartup. A essi si sono affiancati format speciali come Versus (incontri di confronto tra startup e altri ecosistemi produttivi), StarSupper (la cena delle startup e delle idee), Investor Coffee (call onsite per startup con investitori internazionali a Napoli) e StartUp Sospesa, una cucina–fucina–lab per supportare le startup. Formule diverse, pensate per servire l’intero ecosistema e costituirne l’ossatura.

Ulteriore elemento è stata l’introduzione degli eventi dal vivo nella forma dello Startup Gym + Tech Cocktail. Il Gym è il momento del racconto del progetto, del lavoro e delle proiezioni; il Tech Cocktail è quello informale e relazionale. NaStartup ha da sempre una struttura, fisica e digitale, che rompe la rigidità dei panel tradizionali, accorcia la distanza tra chi parla e chi ascolta e introduce in modo sistemico la sharing economy applicata all’innovazione, riconosciuta anche dalla stampa.

Nel tempo, ai format evento si sono affiancati format educativi e di talent acceleration: laboratori per studenti, percorsi per giovani innovatori, momenti di orientamento su imprenditoria, IA, design e nuovi modelli di lavoro. NaStartup non si è mai posta l’obiettivo di “insegnare”, ma di mostrare: non teoria astratta, ma una palestra permanente in cui anche l’errore diventa apprendimento. Grazie al supporto di imprenditori e mecenati del futuro, si sono mantenuti accesso gratuito, assenza di barriere e centralità del merito.

Un altro passaggio chiave è stata l’evoluzione verso la rete come format. Con il Network Europeo attivo già dal 2016 e l’Innovation Lab dell’Ambassador & Advisor Network avviato nel 2018, il format diventa infrastruttura relazionale: connessioni internazionali, scambio di opportunità, visibilità europea per startup e talenti, comprese numerose realtà europee, africane.

Accanto ai format stabili, NAStartup ha sviluppato eventi verticali e sperimentali su IA, design, smart city, food tech e social impact, oltre a promuovere club deal e momenti di matching selettivo. L’obiettivo è accelerare non solo singole startup, ma interi pezzi di ecosistema.

I numeri raccontano la solidità di questo approccio: oltre 120 eventi principali, più di 80 eventi extra in Italia e in Europa, oltre 550 startup accelerate, più di 600 progetti promossi, una community che supera i 20mila contatti attivi mensili e una rete paneuropea di ottomila operatori. A questi si aggiungono riconoscimenti europei, ranking internazionali e una presenza costante sui media. Il cuore del progetto resta la centralità delle persone, prima dei KPI, dei grafici e del ritorno sull’investimento. Tutti i partecipanti vengono accelerati nel mondo del lavoro: questo è il vero ritorno dell’investire sociale collettivo. Perché sono le relazioni, le idee condivise e la continuità nel tempo a costituire il vero capitale.

NaStartup è una nuvola dell’innovazione che si contrae, si estende e contamina. C’è chi la vede come un evento, ma non è un evento è un modello aperto, una pratica quotidiana di innovazione, un allenamento costante perché l’innovazione non riguarda solo le startup, ma il futuro dei territori.

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