Il panorama delle startup italiane nel 2026 appare sempre più selettivo. Dopo l’euforia degli anni post-pandemia e la brusca frenata legata all’aumento dei tassi di interesse, il mercato sta entrando in una fase di maturità in cui la crescita non è più diffusa ma concentrata in alcuni ambiti ben definiti, mentre altri settori mostrano segnali evidenti di rallentamento o ridimensionamento. La capacità di generare ricavi, di dimostrare un modello di business sostenibile e di rispondere a bisogni concreti è diventata il principale discrimine tra chi cresce e chi fatica a sopravvivere.
Tra i settori in crescita spicca innanzitutto quello legato all’intelligenza artificiale applicata. Non si tratta più di progetti sperimentali o puramente tecnologici, ma di soluzioni verticali rivolte a imprese manifatturiere, studi professionali, logistica, sanità e finanza. Le startup che sviluppano software capaci di automatizzare processi, ridurre costi operativi o migliorare l’analisi dei dati trovano un mercato più ricettivo rispetto al passato, anche perché molte PMI italiane stanno finalmente affrontando il tema della produttività e della digitalizzazione avanzata. In questo ambito crescono soprattutto le realtà che integrano l’IA con competenze di settore e che offrono strumenti immediatamente utilizzabili.
Un altro comparto in espansione è quello della transizione energetica e dell’efficienza. Accanto alle energie rinnovabili tradizionali, emergono startup focalizzate su accumulo, gestione intelligente dei consumi, comunità energetiche e soluzioni per l’autoproduzione. Il tema dei costi energetici, ancora percepiti come strutturalmente elevati, sostiene la domanda di tecnologie in grado di ridurre la dipendenza dalle reti tradizionali e di ottimizzare l’uso delle risorse. Crescono anche le iniziative legate all’economia circolare, in particolare nel recupero dei materiali, nella riduzione degli scarti industriali e nel riutilizzo dei sottoprodotti.
Buone prospettive arrivano anche dal settore health e life science, soprattutto nella sua declinazione digitale. Telemedicina, monitoraggio remoto dei pazienti, dispositivi software per la gestione delle cure croniche e soluzioni per l’organizzazione dei servizi sanitari intercettano un bisogno strutturale legato all’invecchiamento della popolazione e alla pressione sui sistemi pubblici. Le startup che collaborano con strutture sanitarie e che dimostrano validazioni cliniche concrete riescono ad attrarre interesse, pur in un contesto regolatorio complesso.
Sul fronte opposto, diversi settori mostrano segnali di calo o di forte selezione. L’e-commerce generalista, che aveva conosciuto una crescita esplosiva, appare oggi saturo. Le startup che non hanno una chiara specializzazione, un marchio forte o una filiera proprietaria faticano a sostenere i costi di marketing e logistica. La concorrenza dei grandi operatori internazionali rende difficile emergere senza un chiaro vantaggio competitivo, e molte iniziative nate sull’onda dell’emergenza sanitaria stanno ridimensionando le ambizioni o uscendo dal mercato.
Anche il fintech attraversa una fase più complessa. Dopo anni di rapida espansione, il settore è entrato in una fase di consolidamento. Le startup che offrivano servizi di pagamento o soluzioni finanziarie poco differenziate risentono dell’aumento dei costi di raccolta e di una maggiore attenzione alla redditività. Resistono e crescono soprattutto le realtà focalizzate su nicchie specifiche, come il credito alle PMI, la gestione del rischio o i servizi a supporto della tesoreria aziendale, mentre le piattaforme più generaliste incontrano maggiori difficoltà.
In calo risulta anche il settore delle app consumer non essenziali, in particolare quelle legate all’intrattenimento leggero o ai servizi duplicabili. L’attenzione degli investitori e degli utenti si è spostata verso soluzioni percepite come realmente utili, mentre i modelli basati esclusivamente sulla crescita degli utenti senza un chiaro percorso di monetizzazione vengono sempre più penalizzati.
Nel complesso, il mercato italiano delle startup sta evolvendo verso una maggiore razionalità. Crescono i settori che rispondono a esigenze strutturali del sistema economico e sociale, mentre arretrano quelli che avevano beneficiato soprattutto di condizioni finanziarie favorevoli. Per gli imprenditori, la sfida non è più solo innovare, ma dimostrare solidità, visione industriale e capacità di stare sul mercato nel lungo periodo. (foto di Mika Baumeister su Unsplash)
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