EU Inc, primo passo verso l’impresa di diritto europeo

Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea dice: «L’Europa ha il talento, le idee e l’ambizione per diventare il luogo ideale per gli innovatori. Eppure, oggi gli imprenditori europei che vogliono espandere la propria attività si trovano di fronte a 27 ordinamenti giuridici e oltre 60 forme societarie nazionali. Con EU Inc. stiamo semplificando notevolmente l’avvio e la crescita di un’impresa in tutta Europa. Qualsiasi imprenditore potrà creare una società entro 48 ore, da qualsiasi luogo dell’Unione europea, interamente online. Questo passo fondamentale è solo l’inizio. Il nostro obiettivo è chiaro: un’Europa unica, un mercato unico, entro il 2028”, lo dice in occasione della seduta di approvazione del cosiddetto 28esimo regime, noto anche come EU Inc di cui nei mesi scorsi abbiamo scritto abbondantemente qui , qui e qui e che si è tenuta oggi a Bruxelles come riferisce il comunicato diffuso dalla stessa Commissione (nella pagina è anche possibile scaricare il documento completo che conta 134 pagine).

Questa tanto attesa normativa a sostegno della quale attivisti, associazioni, ecosistemi di tutta Europa si sono adoperati è ciò che ci attendevamo? E’ ciò che veramente serve? Per alcuni è un importante passo avanti per altri un segnale ancora troppo debole per dare all’Europa, o meglio alle imprese europee comprese le startup, quella competitività che serve per sostenere la crescita, sostenere gli investimenti e fare dell’Unione Europea un luogo dove le startup non solo possono nascere ma possono anche crescere e diventare scaleup prima e unicorni poi e competere con quelle che hanno radici in USA o in Cina.

EU Inc, più precisamente European limited liability company, è pensata in particolare per startup e scaleup che operano a livello internazionale ma la nuova struttura societaria sarà accessibile a tutti i fondatori e a tutte le imprese.

Abbiamo chiesto a Italian Tech Alliance e a InnovUp, nelle persone, rispettivamente del direttore generale Francesco Cerruti e del direttore Giorgio Ciron, quindi alle due associazioni italiane che maggiormente sono attive a supporto dell’ecosistema startup nazionale ed europeo, se effettivamente quanto approvato oggi rappresenta un vero cambio di passo.

“Dopo un biennio caratterizzato da molti annunci, in alcuni casi accompagnati da toni eccessivamente messianici da parte delle stesse istituzioni europee, arriva oggi una proposta di regolamento molto attesa. Esprimiamo discreta soddisfazione perché la questione principale in questa fase era tra regolamento e direttiva, e la formula normativa scelta vincola maggiormente lasciando minore spazio alla discrezionalità degli Stati membri – dice Cerruti – La base legale individuata è l’articolo 114 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, che prevede l’ok della maggioranza qualificata degli Stati membri, annullando quindi il rischio di veti da parte di singoli Paesi. Inizia ora un lungo iter normativo che monitoreremo con grande attenzione per rendere il provvedimento il più possibile incisivo.

“La proposta presentata oggi dalla Commissione Europea su EU Inc. è, per noi, un segnale politico importante e un passaggio atteso da anni: nasce da una spinta del mondo dell’innovazione e mette finalmente nero su bianco un punto che l’ecosistema denuncia da tempo, cioè che la frammentazione del Mercato Unico, 27 regimi societari diversi, è un freno strutturale per chi vuole avviare e soprattutto scalare un’impresa in Europa – afferma Ciron – . Accogliamo con favore alcuni elementi molto concreti, perché vanno nella direzione giusta: l’impostazione “digital-only” e l’obiettivo di costituire una società in tempi rapidi, fino a 48 ore, e a costi contenuti, fino a 100 euro. È positivo anche il tentativo di rendere lo strumento più compatibile con le logiche del venture capital, con maggiore flessibilità su capitale e strumenti di finanziamento, e l’attenzione a stock option e partecipazione dei dipendenti: su questo, è rilevante anche l’indicazione verso una tassazione più favorevole e meglio allineata ai momenti di liquidità, perché è uno dei nodi che oggi penalizza la capacità delle startup europee di attrarre e trattenere talenti”.

Allo stesso tempo l’ecosistema delle startup chiede alla Commissione europea di trasformare le ambizioni in risultati concreti, aggiunge Cerruti: “Un effettivo ventottesimo regime dovrebbe prevedere un registro unico europeo con una banca dati societaria aggiornata in tempo reale, un tribunale centrale per la risoluzione delle controversie e un sistema realmente nuovo, costruito da zero, senza aggiungere un ulteriore livello ai 27 regimi nazionali esistenti. Se progettata in modo efficace, la normativa potrebbe rappresentare un cambio di passo per l’Europa. Un quadro veramente paneuropeo invierebbe infatti un segnale forte a founders e investitori internazionali. In questi giorni abbiamo inoltre inviato alla Commissione europea le nostre risposte alla consultazione per rimuovere gli ostacoli che frenano i mercati del venture capital e del growth capital. L’obiettivo resta quello di costruire un sistema europeo più efficiente per la costituzione, la circolazione e la raccolta di capitali, avviando un percorso normativo verso una definizione unica dei fondi”.

“Detto questo, EU Inc, così com’è oggi, non è ancora quel salto di qualità che dovrebbe essere. Non è, nei fatti, un vero 28° regime pienamente autonomo: continua a poggiare in larga parte su registri, procedure e interpretazioni nazionali. Il rischio è che restino differenze pratiche tra Paesi proprio sugli aspetti che si vorrebbero superare, tempi, documentazione, certezza del diritto, e che in alcuni contesti, come l’Italia, dove i costi notarili possono incidere, gli obiettivi dichiarati vengano in parte vanificati – prosegue Ciron – Se l’ambizione è davvero ‘choose Europe to start and scale’, la fase negoziale deve rafforzare in modo deciso ciò che oggi manca: un’infrastruttura e un registro realmente europei, non solo un’interfaccia comune, meccanismi più coerenti a livello UE per interpretazione e risoluzione delle controversie, e procedure di insolvenza e ristrutturazione rapide e prevedibili lungo tutto il ciclo di crescita, non soltanto per le micro-imprese. Senza questi pilastri, il rischio è di avere un’etichetta europea con un’esperienza ancora disomogenea e quindi meno affidabile per fondatori e investitori. InnovUp continuerà a lavorare, insieme ai partner europei dell’ecosistema, perché EU Inc diventi uno strumento semplice, prevedibile e davvero competitivo. La domanda chiave, alla fine, è molto concreta: i fondatori lo sceglieranno davvero rispetto alle alternative nazionali? E gli investitori lo considereranno un veicolo affidabile, con regole chiare e applicazione uniforme? È su questo test di adozione che si misurerà la reale ambizione dell’Europa, e su cui oggi, pur riconoscendo il passo avanti, chiediamo di alzare ulteriormente l’asticella”.

Giovanni Toffoletto, CEO e fondatore di LexDo.it, società che supporta le aziende nel processo di apertura online, e membro del Consiglio di InnovUp referente per le tematiche legate alla costituzione d’impresa, spiega: “La proposta della Commissione è un passo importante per l’Unione Europea. Finalmente si prova ad affrontare in modo concreto la complessità burocratica europea, con proposte credibili che vanno nella direzione di una maggiore armonizzazione. Il percorso verso l’attuazione effettiva è ancora lungo e i dettagli dell’implementazione saranno decisivi. Ma il segnale è chiaro: l’Europa si sta finalmente muovendo nella direzione giusta. È positivo anche che la Commissione abbia lavorato insieme alle principali associazioni europee delle startup, ascoltando molte delle richieste arrivate dagli imprenditori. In questo percorso, anche le associazioni italiane, come InnovUp, di cui facciamo parte, stanno svolgendo un ruolo importante per sostenere al massimo questo cambiamento. Ora sarebbe auspicabile che anche l’Italia si muovesse in anticipo, applicando già alcuni dei principi dell’EU Inc alle società italiane, per restare competitiva rispetto al resto d’Europa. Anche nel nostro Paese servono apertura e gestione delle imprese interamente digitali, insieme all’eliminazione di costi e tasse che finiscono per penalizzare chi vuole fare impresa. Non è pensabile che l’apertura di una Srl italiana sia ancora gravata da oltre 600 euro di sole tasse, ancora prima di aggiungere gli ulteriori costi operativi e professionali. In Francia o nel Regno Unito, invece, aprire una società costa già meno di 100 euro”. (foto di Carl Gruner su Unsplash)

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