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Nel dibattito internazionale, l’intelligenza artificiale viene spesso rappresentata come una forza destinata a trasformare radicalmente le professioni legali e fiscali. Nel contesto italiano, invece, il cambiamento appare più graduale: non una sostituzione del professionista ma un’evoluzione degli strumenti e delle modalità operative. Tuttavia, tutto prende forma rapidamente e non possiamo limitarci sono alcuni fattori da considerare.
Abbiamo assistito nell’ultimo anno al fiorire di startup per strumenti di IA nel settore degli studi legali e fiscali. In particolare, le startup attive tra diritto, fisco e IA nel mercato italiano hanno avuto un focus sulla ricerca dell’efficienza più che sulla disintermediazione.
Le soluzioni oggi più diffuse riguardano: analisi e revisione contrattuale, revisione di grandi numeri di documenti con redazioni di report, memo ecc (es DD); automazione documentale, supporto alla compliance, gestione di dati fiscali complessi, drafting assistito di pareri, memorie e atti, tramite strumenti in grado di ricercare fonti normative e precedenti.
Per offrire tali soluzioni, molte startup del legaltech hanno creato strati intermedi sopra i modelli base (ChatGpt, Claude ecc).
La più recente evoluzione del settore a livello globale vede alcune grandi law firm cambiare strategia e costruire direttamente i propri strumenti di intelligenza artificiale, senza passare dai fornitori tradizionali di software legale. Questo segnala un cambiamento epocale: oggi i modelli di base sono diventati così avanzati da rendere meno utile questo step.
Di conseguenza, si cercano non più semplici strumenti che leggano contratti o riassumano documenti, ma sistemi sempre più complessi che gestiscano interi processi e controllino la qualità dei risultati.
In sintesi, il valore non sta più nel ‘fare meglio una singola attività’ ma nel coordinare l’IA e garantirne affidabilità. Chi infatti offre solo funzioni semplici rischia di essere superato direttamente dalla tecnologia di base.
Una ridefinizione del ruolo professionale
Ma tutto quanto sopra non può prescindere da considerazioni importanti sul ruolo specifico degli avvocati nell’utilizzo e la gestione dell’IA.
Prendendo per esempio uno degli strumenti più utilizzati, il cosiddetto ‘drafting assistito’, nascono le prime considerazioni: la possibilità di generare bozze strutturate riduce i tempi, ma richiede un controllo professionale rigoroso.
Gli studi legali italiani oggi mostrano certamente interesse, ma allo stesso tempo adottano un approccio prudente. L’uso dell’IA non attenua dunque la responsabilità perché il professionista resta sempre il soggetto chiamato a rispondere dell’attività svolta e per questa ragione, l’IA è utilizzata prevalentemente come supporto interno.
Le principali criticità riguardano inoltre la responsabilità professionale, il confine tra informazione e consulenza e la gestione dei dati e segreto professionale.
Il quadro europeo (anche alla luce dell’AI Act) impone trasparenza, controllo umano e tracciabilità e l’impatto più rilevante dell’AI è quindi la ridefinizione del ruolo del professionista.
Difatti se le attività standardizzabili venissero automatizzate, il valore si sposterebbe verso interpretazione e giudizio. In questo contesto, la vera differenza tra studi non sarà quindi tanto negli strumenti adottati, sempre più simili, quanto nella capacità di gestire e valorizzare il proprio know-how interno.
Senza questo elemento, il rischio sarà quello di produrre output uniformi, riducendo il contributo distintivo del professionista. L’integrazione tra tecnologia e conoscenza proprietaria diventa quindi il principale fattore competitivo.
Dal nostro osservatorio WST Law & Tax Firm, per esempio abbiamo deciso di introdurre l’IA in modo pragmatico attraverso l’utilizzo dell’analisi documentale e la predisposizione di bozze, con controllo professionale costante.
Parallelamente, diamo centralità alla strutturazione del know-how interno, stimolando risorse interne selezionate e formate nello sviluppo di agenti IA, considerato essenziale per differenziare l’utilizzo degli strumenti e garantire qualità.
Conclusione
Nel contesto italiano, l’IA rappresenta un’evoluzione progressiva. Il professionista resta al centro, mentre la tecnologia ne amplia le capacità.
La sfida che ci aspetta sarà quella di coniugare innovazione e responsabilità, mantenendo un elemento distintivo che, almeno per ora, non è replicabile da un algoritmo: il giudizio professionale. (foto di Conny Schneider su Unsplash)
Nota per il lettore: l’autore è executive partner, WST Law & Tax Firm
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