(Adnkronos) – Operai agricoli sempre più anziani, sembra un paradosso ma il lavoro nei campi deve fare i conti con un invecchiamento senza precedenti. In dieci anni, dal 2014 al 2024, i braccianti over 60 sono più che raddoppiati superando la soglia critica dei 100mila addetti. A fotografare la situazione nel settore primario sotto il profilo della manodopera è il sindacato Uila Uil, guidato da Enrica Mammucari, nel bollettino agricolo Cres Uila di maggio curato dal centro studi, che l’Adnkronos ha potuto visionare.
Questa componente nel 2014 rappresentava il 5,7% della forza lavoro, dieci anni dopo ne costituisce l’11,2% diventando ‘un pilastro’ che regge quasi il 10% delle giornate totali, nel frattempo arrivate al picco storico di 88.7 milioni. Una vitalità produttiva che si scontra dunque con una crisi demografica allarmante a causa di uno scarso ricambio generazionale, al di sotto delle attese, e all’endemico problema dei salari bassi tale da non consentire a molti di smettere di lavorare. E l’agricoltura italiana potrebbe assumere il ruolo di ammortizzatore sociale per chi è stato espulso da altri settori o come strumento ultimo per il raggiungimento della quiescenza. I dati del 2024 svelano un paradosso sorprendente: più è alta l’età, maggiore è la permanenza.
La scarsa attrattività dell’agricoltura tra i giovani contribuisce in maniera determinante a un turn over assolutamente inadeguato. La fascia di età compresa tra i 21 e i 40 anni anni, che dovrebbe rappresentare il motore del rinnovamento, ha subito un’erosione lenta ma costante, scendendo dal 45,2% al 40,6% a quota 364.382 operai rispetto ai 411. 481 del 2014. Un calo non compensato dai giovanissimi, under 20, la cui quota noniostante sia leggermente cresciuta dal 4,2% al 5,3%, contando nel 2014 circa 47.400 addetti essa rimane ancora marginale nel garantire la continuità del settore.
L’altra faccia della medaglia è il rischio di un vuoto di competenze, di qui la sfida immediata per la sostenibilità sociale e produttiva dell’intero comparto. Ci troviamo di fronte a un’agricoltura che fatica a rigenerare le proprie radici, affidando la propria memoria storica a una generazione che si avvicina al momento della quiescenza e lascia inevitabilmente quella che la Uila definisce “l’Eredità sospesa”.
Le donne nei campi over 60 sono numericamente cresciute, passando da circa 18 mila unità del 2017 alle quasi 30 mila del 2024, ma questa espansione nasconde una fragilità estrema. Mentre il volto dell’agricoltura italiana invecchia, quello femminile lo fa in modo più rapido ma meno sostenibile: in dieci anni, la quota di lavoratrici ultrasessantenni è quasi triplicata, balzando dal 3,6% al 10,2% della forza lavoro rosa. Tuttavia la probabilità che una veterana rimanga sui campi oltre i sessant’anni è meno della metà rispetto a quella di un collega maschio.
“Quando quasi un lavoratore su due parla una lingua straniera risulta evidente che non è più rinviabile la piena integrazione di questi lavoratori nel mercato, valorizzandone il ruolo e trovando risposte alle loro specifiche esigenze”. E’ la denuncia di Enrica Mammucari, segretaria generale di Uila Uil, nel definire quali sono le sfide e le priorità del settore primario, commentando i dati del bollettino.
L’analisi della componente over 60 svela una metamorfosi profonda dell’identità rurale italiana. Nel 2017, i veterani dei campi erano per il 90,9% lavoratori nati in Italia, sette anni dopo, della coorte originaria di quasi 70.000 italiani, ne restano attivi poco più di 10.000, un buco di 60.000 operai anziani rappresenta la scomparsa fisica della memoria storica del settore.”E’ centrale il tema delle politiche di inclusione e integrazione, riguardo ai lavoratori proveninenti da altri paesi, indispensabili in un Paese e in un settore che soffrono un progressivo invecchiamento della forza lavoro e una crescente difficoltà nel reperire manodopera” insiste Mammucari osservando che “dopo il permesso speciale per grave sfruttamento lavorativo e l’assegno di inclusione, introdotti dal decreto 145/2024, è necessario prevedere il permesso di lavoro per attesa occupazione per tutti coloro che entrati regolarmente in Italia con i precedenti flussi, sono rimasti intrappolati da un sistema burocratico che li ha resi fragili, esponendoli alle maglie della clandestinità”.
“tabilizzare nel settore questi lavoratori, estendendo loro l’efficacia dell’attuale normativa, e farli emergere in maniera trasparente nel mercato del lavoro per essere assunti e contrattualizzati sarebbe una svolta sul versante delle politiche di inclusione: il pilastro di un’agricoltura più giusta, più forte e capace di futuro”. (di Cristina Armeni)
—
economia
[email protected] (Web Info)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
