Strage Altavilla, fratello vittima: “Peggio di un film dell’orrore, meritano tutti l’ergastolo”
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(Adnkronos) – “Meritano tutti l’ergastolo. Tutti. A partire da quel mostro di Giovanni Barreca, che ha torturato e ucciso mia sorella e i miei nipotini”. A parlare con l’Adnkronos, senza nascondere la commozione, è Calogero Salamone, il fratello di Antonella Salamone, la donna uccisa nella notte tra il 10 e l’11 febbraio 2024 ad Altavilla Milicia (Palermo), con i figli Kevin di 17 anni ed Emanuel di 5 anni, al culmine di una escalation dell’orrore tra riti pseudo-religiosi per scacciare il demonio, torture indicibili e un triplice omicidio che sconvolse la piccola cittadina.  

“E anche quella coppia diabolica merita l’ergastolo. – continua Salamone -. Spero non ci siano sconti di pena per presunte infermità. Devono andare tutti all’inferno. E restarci per sempre. Devono essere condannati al carcere a vita. Quello che hanno fatto è stato peggio di un film dell’orrore…”. Alla sbarra ci sono Giovanni Barreca, marito della donna e padre dei due ragazzini, e la ormai ex coppia Sabrina Fina e Massimo Carandente. 

L’uomo, che vive nel novarese, è arrivato in Tribunale accompagnato dalla moglie al Tribunale di Palermo, dove oggi inizierà la requisitoria del processo, per assistere all’udienza. Calogero Salamone se la prende anche con la nipote Miriam, che al momento della strage familiare aveva 17 anni. Sopravvissuta al delirio mistico dei “fratelli di dio”, così si auto-definirono gli adulti ora sotto processo, agli investigatori che la trovarono addormentata in camera – mentre nelle altre stanze c’erano i cadaveri di Kevin ed Emanuel lei confessò subito di avere partecipato agli omicidi della madre Antonella Salamone e dei due fratelli. Condannata in primo grado a 12 anni e 8 mesi la ragazza – ora diciannovenne – è stata assolta in appello. Per i giudici non è stata responsabile degli omicidi in quanto parzialmente consapevole di quanto stava accadendo sia perché minorenne sia per la condizione di sottomissione psicologica in cui fu trascinata mentre, secondo l’accusa, il padre Giovanni Barreca e i “fratelli di dio” Sabrina Fina e Massimo Carandente massacravano i suoi familiari. La ragazza oggi vive in una struttura protetta fuori dalla Sicilia, dove segue un percorso con educatori e specialisti, scandito da test periodici di valutazione del suo stato, fino al ritorno in libertà. 

“Mia nipote poteva salvare i suoi fratellini e mia sorella – continua a ripetere Calogero Salamone – invece non ha fatto nulla. L’hanno trovata con il telefono cellulare in mano, quindi se avesse voluto avrebbe potuto chiedere aiuto, ma non ha fatto nulla…”. Salamone passeggia nervosamente davanti all’aula di giustizia dove sta per iniziare l’udienza. “Abbiamo vissuto l’inferno – dice – Non avremmo mai pensato di vedere quelle immagini che abbiamo potuto vedere dal fascicolo”. Poi ringrazia la Procura di Termini Imerese (Palermo) che ha coordinato l’inchiesta. “Hanno fatto un ottimo lavoro – dice con la moglie – e siamo grati a loro per essere stati così scrupolosi. Di questi tempi, che vediamo tante notizie su processi da rifare, siamo davvero contenti che il pm Manfredi Lanza e ora il nuovo Procuratore Angelo Cavallo, si siano impegnati tanto per seguire questa vicenda terribile”.  

Poi, Calogero Salamone, ricorda con le lacrime agli occhi la sorella Antonella: “Era troppo buona, si fidava di tutti. Non si sarebbe mai dovuta fidare di quella coppia diabolica…”. “Lei amava follemente i suoi figli, viveva per loro. E mia nipote non ha fatto niente per salvarla. Tutto questo fa molto male. Spero che il Tribunale emetta una sentenza giusta. Io voglio credere nella giustizia”. (di Elvira Terranova) 

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