(Adnkronos) – “Qual è il futuro dell’industria automobilistica? Dove vogliamo arrivare? Gli ambienti politici hanno un ruolo di leadership da svolgere, ed è proprio quello che la Commissione europea sta cercando di fare. Spero che manterremo la rotta, il mio sentimento è che sì, lo faremo, e credo che non ci sia altra via per la competitività europea se non questa. Aggrapparsi al passato non è un’opzione e so di parlare a Roma, che è una delle più belle testimonianze della storia europea, ma penso che nessun cittadino italiano vorrebbe che questo Paese diventasse un museo”. A dirlo il consigliere sulle politiche energetiche e il Green Deal della presidente Ursula von der Leyen, Philippe Lamberts, intervenendo alla conferenza ‘L’automotive verso il 2035: previsioni, sfide e opportunità’, che ha riunito a Roma istituzioni italiane e internazionali, vertici dell’industria e media.
Parlando come ingegnere ha sottolineato di avere “due poli opposti da osservare: uno sono gli Stati Uniti, aggrappati ai combustibili fossili, alle auto e ai camion di grandi dimensioni, e all’altro estremo c’è la Cina, dove è impensabile fare qualsiasi cosa che non siano veicoli completamente elettrici”. “Oggi la migliore opzione tecnologica è effettivamente l’elettrico. Ricordate, quando abbiamo adottato l’obiettivo del 2035, abbiamo detto zero emissioni entro il 2035. Non abbiamo indicato questa o quella tecnologia, ma poi il mercato ha risposto ed è stato in modo schiacciante elettrico”, ha aggiunto.
“Eravamo leader – ha affermato – nel mondo dei combustibili fossili. Ora, nel mondo dell’elettrico, ammettiamolo, l’industria automobilistica cinese ha sviluppato tecnologie e prodotti all’avanguardia. Quindi siamo in fase di recupero e dobbiamo rimanere sulla strada giusta per ragioni di competitività strategica, perché il cambiamento climatico e l’inquinamento atmosferico è alle porte, le persone muoiono a causa della qualità dell’aria. Non credo che la decarbonizzazione debba essere sinonimo di deindustrializzazione. E sì, ammettiamolo, forse nelle prime fasi dell’azione europea abbiamo prestato molta attenzione alla dimensione ambientale, ma l’articolazione di tale azione ambientale con una strategia di competitività è stata insufficiente. La prima cosa per riuscire a gestire quel nesso tra competitività e azione ambientale è avere ben chiaro dove vogliamo arrivare”.
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