Intelligenza artificiale, filiera industriale tra USA e Italia

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Nel giro di poche settimane, American Chamber of Commerce in Italy ha messo in atto due iniziative complementari che guardano l’intelligenza artificiale: da un lato la nostra missione sulla West Coast americana, dall’altro la pubblicazione del position paper del Comitato artificial intelligence di AmCham. Due fotografie che raccontano come, tra Italia e Stati Uniti, l’intelligenza artificiale sta per diventare una filiera industriale condivisa più che un semplice trend tecnologico.

Non è la prima delle iniziative che si collocano nel solco della collaborazione transatlantica: va infatti ricordata la recente missione in California con Intesa Sanpaolo che ha sviluppato per 12 startup innovative italiane un programma di accelerazione frutto della collaborazione tra Innovit e Intesa Sanpaolo Innovation Center. Un percorso di conoscenza e ricco di incontri con potenziali investitori, che si è svolto a San Francisco per presentare l’eccellenza dell’innovazione italiana e offrire alle startup selezionate una opportunità di internazionalizzazione.

Dalla Bay Area a Seattle: l’IA vista dal Cradle of innovation

A maggio 2026 una delegazione AmCham ha attraversato la West Coast con una domanda: come trasformare l’IA da slogan a vantaggio competitivo per le imprese italiane? La risposta è arrivata nel corso di una settimana con incontri che hanno visto coinvolti Salesforce, Perplexity, Google, Apple, Meta, fino a Qualcomm, Stanford, Starbucks e Boeing, in un programma costruito insieme ai nostri partner, tra cui il Consolato generale d’Italia a San Francisco.

A San Francisco, Salesforce ha mostrato come le IA generative stanno cambiando il modo in cui le aziende gestiscono clienti, vendite e assistenza: algoritmi integrati nei flussi di lavoro, copilot che suggeriscono azioni, modelli che si addestrano su dati settoriali. Per le startup italiane presenti, il messaggio è stato: se l’IA diventa infrastruttura di servizio, chi porta verticalizzazioni di qualità, dal manifatturiero alla finanza, dal turismo alla sanità, ha un posto naturale in questa catena del valore.

Perplexity, Google, Qualcomm: l’IA come piattaforma

La tappa da Perplexity, Answer Engine nato nel 2022 e già punto di riferimento globale per la ricerca basata su IA, ha reso plastica un’altra trasformazione: l’IA non è solo generazione di testo, ma interfaccia intelligente verso la conoscenza. Qui il terreno di collaborazione con l’Italia passa per chi sa curare dati, qualità delle fonti, contesto settoriale, elementi essenziali per modelli che devono essere utili e affidabili.

In Silicon Valley, Google e Qualcomm hanno offerto il punto di vista di chi integra IA in ogni strato dell’infrastruttura: dal cloud all’hardware, dalla robotica alle comunicazioni wireless. Una prospettiva che dialoga con il DNA industriale italiano: componentistica, sistemi embedded, manifattura avanzata, settori in cui la collaborazione con i grandi player statunitensi può tradursi in piattaforme congiunte, standard comuni e supply chain integrate.

Numeri alla mano: un’asimmetria che può diventare alleanza

Se la missione racconta il come, il position paper del Comitato artificial intelligence di AmCham spiega il perché e il quanto. Nel 2024 i soli Stati Uniti hanno attratto oltre 109 miliardi di dollari di investimenti privati in IA, con circa 328 miliardi cumulati tra 2019 e 2023: più del doppio della Cina e oltre dieci volte l’intera Unione Europea; oltre il 75 per cento dei foundation model globali nasce oltreoceano, mentre in Europa se ne contano tre, tutti in Francia.

Sul versante dell’adozione il divario è altrettanto evidente: a livello globale più del 75 per cento delle aziende utilizza già soluzioni IA, trascinate soprattutto dalla generative AI; nell’Unione Europea le imprese che adottano tecnologie di intelligenza artificiale sono il 13,5 per cento, con l’Italia ferma tra l’8 e il 9 per cento. È un gap che non si colma solo con incentivi, ma con regole chiare e infrastrutture adeguate: senza investimenti anticipati in capacità di calcolo, cloud sicuri e data center avanzati, il costo in termini di produttività e attrattività può valere fino all’11,5 per cento di PIL potenziale.

Regole, non gabbie: l’AI Act come leva competitiva

Il documento del Comitato IA insiste su un punto: il quadro normativo è ormai definito, AI Act europeo, strategia italiana per l’intelligenza artificiale 2024–2026, legge nazionale 132/2025 che affida ad AgID e ACN un ruolo centrale nella governance, ma la vera partita è l’esecuzione. In Italia il rischio non è più la mancanza di norme, bensì la frammentazione nell’applicazione, con procedure disomogenee, duplicazioni e costi di compliance che pesano soprattutto su startup e PMI.

Per evitarlo il Comitato propone strumenti concreti: uno sportello unico digitale per l’IA, un regolamento di procedura uniforme, percorsi fast-track per progetti strategici e sandbox regolatorie accessibili, così da ridurre tempi autorizzativi, aumentare certezza del diritto e rendere il Paese più attrattivo per gli investimenti. È una risposta che guarda oltre il dibattito sui dazi: nel mondo dell’IA la barriera non è tanto tariffaria quanto infrastrutturale e regolatoria, e si gioca sull’accesso alle piattaforme di calcolo e sulla capacità di garantire sicurezza, sovranità del dato e interoperabilità.

Nel position paper l’evoluzione viene descritta come un dialogo tra due traiettorie: quella statunitense, più flessibile e orientata al mercato, e quella europea, costruita attorno a fiducia e tutela dei diritti fondamentali. In questo scenario l’Italia può giocare da Paese ponte, combinando cultura regolatoria europea e tradizione industriale con una collaborazione sempre più stretta con partner americani in campi come ricerca, cloud, infrastrutture digitali e sicurezza.

Da qui la proposta di un tavolo permanente di consultazione pubblico-privata che affianchi il Comitato di coordinamento nazionale per l’IA, coinvolgendo imprese, università e centri di ricerca per allineare regole, tecnologia e bisogni dell’economia reale. In controluce, la missione sulla West Coast mostra che questa alleanza è già in corso: le aziende italiane che hanno varcato le soglie di Salesforce, Perplexity, Google o Boeing portano a casa non solo contatti, ma un’agenda operativa fatta di progetti pilota, standard condivisi e piattaforme comuni.

Se l’IA è la nuova infrastruttura dell’economia globale, la sfida per l’Italia è duplice: evitare che il quadro regolatorio si trasformi in una zavorra e trasformarlo invece in un vantaggio competitivo, facendo dell’intelligenza artificiale, e delle sue alleanze transatlantiche, uno dei motori della propria sovranità digitale. (nella foto di Zetong Li su Unsplash una veduta di San Francisco)

Nota per il lettore: l’autore è consigliere delegato di American Chamber of Commerce in Italy

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