Addio a Anthony Head, star della serie cult ‘Buffy l’ammazzavampiri’
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(Adnkronos) – Per milioni di spettatori in tutto il mondo era Rupert Giles, il colto e coraggioso ‘Osservatore’ che guidava Buffy Summers nella sua lotta contro vampiri, demoni e creature delle tenebre nella serie cult “Buffy l’ammazzavampiri” (1997-2003). Anthony Stewart Head, protagonista di una carriera lunga quasi mezzo secolo tra teatro, cinema e televisione, è morto il 1° giugno a Bath, nell’Inghilterra sud-occidentale, nella contea del Somerset, all’età di 72 anni a causa delle complicazioni di una polmonite. La notizia della scomparsa è stata resa pubblica solo dopo le esequie dalle figlie Daisy ed Emily Head attraverso una nota diffusa alla stampa britannica: “Con il cuore pesante annunciamo la morte del nostro straordinario padre, Anthony Head. Si è spento serenamente a causa delle complicazioni di una polmonite, circondato dalla sua famiglia. È stato e sarà sempre un onore essere sue figlie e aver visto in prima persona l’impatto che lui e il suo lavoro hanno avuto su così tante persone”. 

Nato il 20 febbraio 1954 a Camden Town, nel nord di Londra, Anthony Stewart Head proveniva da una famiglia in cui l’arte era di casa. Suo padre, Seafield Head, era un documentarista e produttore cinematografico, mentre la madre Helen Shingler era attrice. Anche il fratello maggiore Murray Head avrebbe raggiunto la notorietà internazionale come cantante e interprete teatrale. Dopo gli studi alla prestigiosa London Academy of Music and Dramatic Art, Head iniziò il proprio percorso artistico sui palcoscenici londinesi. Il musical Godspell rappresentò il primo trampolino di lancio di una carriera che lo avrebbe portato rapidamente in televisione. Negli anni Settanta e Ottanta comparve in numerose produzioni britanniche come “Nemico alla porta” (1978-1980), “Secret Army” (1979), “Love in a Cold Climate” (1980) e “L’asso della Manica” (1981). La popolarità nel Regno Unito arrivò però grazie a un fenomeno televisivo apparentemente insolito: una serie di spot pubblicitari per il caffè Nescafé Gold Blend. Insieme all’attrice Sharon Maughan diede vita a una sorta di racconto sentimentale a puntate che appassionò il pubblico britannico e lo rese immediatamente riconoscibile. Fu però nel 1997 che la sua vita professionale cambiò definitivamente. Joss Whedon lo volle nel cast di “Buffy l’ammazzavampiri”, serie destinata a diventare uno dei fenomeni televisivi più importanti della fine degli anni Novanta. Head interpretava Rupert Giles, bibliotecario della Sunnydale High School e ‘Osservatore’ ufficiale della ‘Cacciatrice’ Buffy Summers, interpretata da Sarah Michelle Gellar. Con il suo stile britannico, i completi in tweed, gli occhiali e un mix perfetto di ironia, saggezza e coraggio, Giles divenne rapidamente uno dei personaggi più amati della serie. Non era soltanto il mentore della protagonista: era una figura paterna, una guida morale e spesso il punto di equilibrio emotivo dell’intera narrazione. 

Il successo della serie trasformò Anthony Head in una star internazionale. Per diversi anni si trasferì negli Stati Uniti per le riprese, vivendo tra Los Angeles e il Regno Unito. Una scelta professionale che gli garantì fama mondiale ma che comportò anche sacrifici personali, come lui stesso raccontò più volte nelle interviste, ricordando la difficoltà di stare lontano dalla compagna Sarah Fisher e dalle figlie Emily e Daisy. Proprio per recuperare il tempo perduto con la famiglia decise di lasciare il cast regolare di “Buffy” durante la sesta stagione, continuando comunque a tornare come ospite speciale negli episodi successivi. 

Terminata l’esperienza che lo aveva consacrato, Head riuscì a evitare il rischio di essere identificato per sempre con un solo personaggio. Nel Regno Unito trovò nuova fortuna grazie a produzioni come “Manchild” (2002-2003), “Little Britain” (2003-2006) e numerose apparizioni in serie molto popolari come “Testimoni silenziosi”, “Spooks”, “My Family” e “Hotel Babylon”. Tra il 2008 e il 2012 conquistò una nuova generazione di spettatori interpretando Uther Pendragon nella serie fantasy “Merlin”. Il suo re di Camelot, severo e tormentato, rappresentò uno dei personaggi centrali dello show e contribuì in modo decisivo al successo internazionale della produzione Bbc. 

Parallelamente continuò a lavorare nel cinema. Nel corso della sua carriera apparve in film come “L’amante di Lady Chatterley” (1981), “Una preghiera per morire” (1987), “Imagine Me & You” (2005), “Scoop” (2006) di Woody Allen, “Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street” (2007) di Tim Burton, “Repo! The Genetic Opera” (2008), “”Ghost Rider – Spirito di vendetta” (2011), “The Iron Lady” (2011), “Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo – Il mare dei mostri” (2013), “A spasso con Bob” (2016) e “Upgraded – Amore, arte e bugie” (2024). Non meno importante fu il suo rapporto con l’universo di “Doctor Who”, franchise al quale contribuì in molteplici forme tra produzioni audio, documentari, audiolibri e apparizioni televisive. Nel 2006 interpretò il misterioso Mr. Finch nell’episodio “School Reunion”, lasciando un ricordo particolarmente apprezzato dagli appassionati della serie. 

Negli ultimi anni Anthony Head aveva conosciuto una nuova stagione di popolarità grazie al ruolo di Rupert Mannion nella pluripremiata serie “Ted Lasso” (2020-2023). Nei panni dell’affascinante e ambiguo ex marito di Rebecca Welton, interpretata da Hannah Waddingham, l’attore dimostrò ancora una volta la sua capacità di dare profondità a personaggi complessi e sfaccettati. La morte arriva pochi mesi dopo un altro doloroso lutto. Nel dicembre 2025 era infatti scomparsa Sarah Fisher, compagna di una vita. I due erano stati insieme per oltre trent’anni senza mai sposarsi, una scelta che Head aveva sempre raccontato con semplicità, spiegando che non avevano mai sentito il bisogno di formalizzare il loro legame. Insieme avevano costruito la propria vita vicino a Bath, dove vivevano nella tenuta di Tilley Farm, nota per il suo impegno nel benessere animale. Dopo la morte di Sarah, la gestione della struttura era passata alle figlie. (di Paolo Martini) 

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