Coronavirus, ecco chi aveva previsto l'arrivo della pandemia
Covid-19, ecco chi aveva previsto l’arrivo della pandemia

Libri, film, articoli e scienziati che avevano previsto la pandemia e spesso con livelli di dettaglio impressionanti che anticipano ciò che sta accadendo

Possibile che il Covid-19 ci abbia trovato così impreparati? Possibile che nessuno abbia previsto uno scenario del genere? Possibile che l’esperienza della SARS sia servita solo a quei Paesi che all’epoca furono i più colpiti e che oggi sono quelli che stanno meglio reagendo al Covid-19 come Singapore, Hong Kong, Corea del Sud, Giappone? Paesi dove peraltro l’uso delle mascherine e del social distancing è un fatto culturale che esiste da sempre, da ben prima che esplodesse l’attuale pandemia, pratiche che nel mondo che sarà dopo il Covid-19 diventeranno assai probabilmente anche parte della vita quotidiana dei Paesi cosiddetti occidentali.

Torniamo alla domanda: ma proprio nessuno aveva previsto il Covid-19? La risposta è no, l’avevano previsto in tanti, ci sono diversi paper scientifici sull’argomento e ci sono anche narrative che, sempre basandosi sulle evidenze scientifiche, hanno raccontato con largo anticipo ciò che stiamo vivendo oggi, in molti casi con particolari e dettagli che ricalcano esattamente il modo in cui il Covid-19 si è prodotto e si sta diffondendo.

Partiamo dalla narrativa, il film Contagion di Steven Soderbergh è del 2011 e disegna uno scenario in cui il virus nasce in Cina dal contatto tra un pipistrello e un maiale che poi viene mangiato da quello che diventa il paziente zero (se volete vederlo lo trovate on demand su Chili ). È invece il 2012 (l’edizione italiana pubblicata da Adelphi è del 2014 ) l’anno in cui David Quammen scrive Spillover in cui racconta l’evoluzione delle pandemie, il libro riporta in copertina l’immagine di un pipistrello. Spillover è il termine tecnico per definire il salto di specie degli agenti patogeni dagli animali all’uomo che rientra nell’ambito della zoonosi che indica le malattie che si trasmettono dagli animali all’uomo.

Tesi questa dello spillover, e in particolare della pericolosità dei pipistrelli, ripresa anche dalla giornalista di Quartz Gwynn Guilford che proprio sulla autorevole testata scrisse già nel 2013 un articolo dal titolo profetico: “Chinese bats carry viruses primed to cause the next deadly pandemic” (I pipistrelli cinesi trasportano virus capaci di innescare la causa della prossima pandemia mortale). Guilford che oggi scrive per il Wall Street Journal, ha vissuto per sei anni in Cina.

Benché sia il film, sia il libro si basino su evidenze scientifiche possono apparire come opere di narrativa e quindi tese a romanzare la questione, e anche l’articolo di Quartz che pure è assai informato, non può considerarsi come pubblicazione scientifica, è quindi opportuno verificare che l’eventualità di una pandemia come quella che stiamo attraversando in queste settimane fosse stata prevista anche da chi tutti i giorni lavora in questo ambito a livello di ricerca scientifica. Ecco cosa abbiamo trovato.

Una scoperta è quella fatta dalla giornalista tedesca Kristina Dunz che ha scovato una ricerca commissionata dal Bundenstag tedesco all’Istituto Robert Koch e datata 2012 e che elabora i pericoli e le misure per un’epidemia straordinaria con la diffusione di un nuovo tipo di virus, epidemia che – afferma il documento – inizia in Asia, dove l’agente patogeno si diffonde dagli animali selvatici agli esseri umani nei mercati e il pericolo non viene riconosciuto nella sua dimensione fino a settimane dopo. A quel punto il virus è già in viaggio e raggiunge la Germania (nella realtà di questi giorni il virus della Covid-19 è arrivato in Italia proprio dalla Germania). L’articolo originale è stato pubblicato in tedesco da RP (Rheinische Post) Online e la notizia è stata ripresa anche dal Corriere della Sera.

A questo punto a qualcuno di voi sarà venuto anche in mente il famoso TED Talk di Bill Gates del 2015 in cui il fondatore di Microsoft avvertiva sui pericoli di una pandemia ed enfatizzava la necessità di farsi trovare preparati , lo potete vedere qui.

Proseguiamo il nostro viaggio e vediamo se altri documenti scientifici avevano previsto questa grande crisi globale.

Ne troviamo uno molto interessante intitolato Severe Acute Respiratory Syndrome Coronavirus as an Agent of Emerging and Reemerging Infection’ e pubblicato dalla Clinical Microbiology Reviews dell’American Society for Microbiology addirittura nel 2007 . È un documento molto articolato ma è sufficiente leggere le ultime righe dell’ultima sezione intitolata ‘Should we be ready for the reemerge of SARS?’ in cui si fa specificamente riferimento a nuovi virus di origine animale e alla necessità di farsi trovare pronti.

Era il 2007 direte, forse un allarme un po’ prematuro che anche se suonato a dovere in molti si sono dimenticati, e allora facciamo un bel salto nel tempo e fermiamoci al settembre del 2019 per scoprire che il Center for Health Security della Johns Hopkins pubblicò un documento intitolato ‘Preparedness for High-Impact Respiratory Pathogen Pandemic’ (Preparazione a una pandemia patogena respiratoria di alto impatto), si noti che il documento è pubblicato sul sito della World Health Organization (WHO), l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). La cosa interessante di questo documento, oltre al suo contenuto che anche in questo caso è decisamente dettagliato, è che fu pubblicato in concomitanza con Event 201 che in pratica è stata una esercitazione ad alto livello per definire le strategie da adottare in caso di pandemia. Event 201 si è svolto a New York il 18 ottobre 2019 ed è stato organizzato da Johns Hopkins Center for Health Security insieme a World Economic Forum e alla Bill and Melinda Gates Foundation.

Un ulteriore documento che presenta elementi di interesse è quello della Rand Corporation intitolato ‘Identifying Future Disease Hot Spots’ pubblicato nel settembre del 2016 che faceva il punto sul livello di preparazione delle diverse aree del mondo di fronte alla potenziale minaccia di una pandemia.

Gli allarmi non sono quindi mancati, le previsioni c’erano, perfino le esercitazioni sono state fatte ed è perciò che definire la pandemia Covid-19 come un ‘cigno nero’ è un errore. Lo ha fatto Sequoia in un documento che dava indicazioni alle startup su come comportarsi in questo periodo, come abbiamo scritto qui , e in molti altri hanno pensato che il Covid-19 fosse da considerare come quel grande evento imprevedibile capace di cambiare le regole del gioco, riformulare i paradigmi così come Nassim Nicholas Taleb ha scritto nel suo famoso libro che appunto si intitola Il Cigno Nero (pubblicato in Italia dal Il Saggiatore nel 2009 ). Ma proprio lo stesso Taleb in una intervista rilasciata a Repubblica il 4 marzo ha detto che non è questo il Cigno Nero proprio perché era prevedibile, che certamente ‘è una forte scossa al sistema’, ma non è il grande evento imprevedibile e inaspettato.

Anche Michele Wuker scrive sul Washington Post  che la pandemia non è un Cigno Nero e argomenta come in questa circostanza, benché unica e di portata globale, la metafora ideata da Taleb non calzi, non solo, Wuker va oltre e propone un altro modello che ha battezzato il Rinoceronte Grigio. Modello che ha descritto in un libro uscito nel 2016 il cui titolo originale è The Gray Rhino : How to Recognize and Act on the Obvious Dangers We Ignore, quindi come riconoscere e agire verso i pericoli ovvi che tendiamo a ignorare. Anche Michele Wuker racconta la sua teoria in un TED Talk  e mette in luce come siamo stati, almeno fino a ora, incapaci di comprendere nella loro gravità potenziale i problemi che pure conosciamo e ciò vale oggi per la pandemia ma è applicabile anche al climate change e alle grandi crisi finanziarie.

Il Covid-19 non è un Cigno Nero quindi, non è nemmeno qualcosa che non potevamo prevedere e l’insegnamento più importante che possiamo trarre dall’attuale crisi sanitaria ed economica è proprio imparare a stare più attenti e a interpretare in modo accurato i segnali e gli allarmi che ci giungono dagli esperti. Tornare a mettere al centro delle decisioni strategiche e politiche la scienza che è l’unico strumento che abbiamo per individuare le possibili soluzioni e, se ricordate, nei periodi prima di questa crisi alla scienza era stato dato un ruolo quasi accessorio da parte di molti, partendo dall’erroneo e dannoso principio che uno-vale-uno si assunse l’idea che l’opinione di tutti, compresi quelli senza la dovuta preparazione (no-vax, terrapiattisti, sedicenti guru), valesse quanto quella di chi invece conosce bene una materia perché l’ha studiata a fondo.

Dobbiamo imparare a gestire meglio le informazioni, è inutile parlare di big data se poi dai dati non riusciamo a trarre il ‘big meaning’ e quindi le informazioni che essi posso fornirci, dobbiamo imparare a pensare e agire in modo diverso perché non torneremo mai più alla normalità precedente e non è un male perché se l’attuale crisi è figlia proprio di quella normalità, sia benvenuta una nuova normalità più consapevole, meno individualista, meno polarizzata, più attenta e più capace di fare leva in modo intelligente su innovazione e tecnologie. Le tecnologie possono aiutare, mettiamo per esempio l’Intelligenza Artificiale a lavorare sulla costante analisi di previsioni e studi scientifici per avere sempre in tempo reale una visione di ciò che si scopre e si può prevedere, investiamo in strumenti che diano a scienziati e ricercatori più voce, obblighiamo la politica a consultarsi con la scienza in modo costante e che ognuno di noi si impegni a studiare e approfondire che più saranno le voci consapevoli e affidabili, più sarà facile tenere alta l’attenzione e prevedere l’arrivo del Cigno Nero o del Rinoceronte Grigio.

@emilabirascid

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Pubblicato il:

23 marzo 2020


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