D-Orbit, prende forma l’economia circolare dello spazio

D-Orbit, scaleup spacetech che opera nella logistica spaziale e trasporto orbitale, fa sapere di essere stata selezionata dall’Agenzia spaziale europea, come prime contractor per MORPH (Modular on-orbit refurbishment for permanent hardware), che potrebbe diventare la prima architettura di missione europea capace di dimostrare il refurbishment di satelliti direttamente in orbita. 

L’annuncio è stato dato in occasione del SatShow 2026 a Washington D.C., dove D-Orbit partecipa all’interno del padiglione italiano, organizzato da Agenzia ICE in collaborazione con l’Agenzia spaziale italiana.

L’iniziativa, guidata dal Clean Space Office di ESA, rappresenta un passaggio chiave verso l’abilitazione di un’economia circolare nello spazio, nella quale i satelliti possono essere riparati, potenziati, e riutilizzati invece che sostituiti.  

“Per decenni, i satelliti sono stati progettati come asset usa e getta, da sostituire una volta che il carburante o l’hardware avesse raggiunto i propri limiti – dice in una nota Diego Garcés de Marcilla, direttore della business init In orbit servicing di D-Orbit – Con MORPH, stiamo esplorando un modello diverso, nel quale i satelliti diventano infrastrutture a lungo termine che possono essere riparate, migliorate e adattate direttamente in orbita. Questa capacità è essenziale per la costruzione di un’economia spaziale sostenibile e per garantire che lo spazio orbitale rimanga una risorsa utilizzabile per le generazioni future”.

L’attività prende le fila da uno Studio di Fase 0 già completato e procede ora alla Fase A.

MORPH si basa sull’eredità tecnologica di RISE, la prima missione di in-orbit servicing di D-Orbit, che verrà lanciata nel 2029, espandendo il concetto verso una piattaforma di nuova generazione progettata per supportare le operazioni di refurbishment in orbita. 

Mentre RISE si concentra sull’estensione della vita operativa del satellite attraverso capacità di manutenzione in orbita, MORPH esplora l’architettura necessaria per consentire un più ampio raggio di servizi futuri, inclusi potenziali interventi quali il rifornimento e l’assemblaggio in orbita.

Lo studio quindi rappresenta un importante passo in avanti nella roadmap di D-Orbit verso missioni operative di in-orbit servicing in orbita geostazionaria (GEO), dove operano molti dei satelliti di maggior valore al mondo. 

Durante gli otto mesi di studio per la Fase A, D-Orbit e i suoi partner di consorzio svilupperanno un concetto di missione validato per la dimostrazione del refurbishment in orbita, inclusi l’architettura preliminare di sistema, lo scenario operativo, e l’identificazione delle tecnologie chiave necessarie per le operazioni di refurbishment.  

L’attività definirà inoltre una roadmap per lo sviluppo delle tecnologie critiche, con l’obiettivo di raggiungere la maturità TRL6 in vista di una missione di dimostrazione in orbita. 

Il refurbishment in orbita rappresenta un’evoluzione significativa nel modo in cu l’infrastruttura spaziale viene progettata e gestita. 

Consentire la riparazione, il potenziamento, o la riconfigurazione di satelliti direttamente in orbita permetterebbe di ridurre drammaticamente il bisogno di produrre e lanciare satelliti sostitutivi, garantendo al contempo la continuità del servizio per gli operatori satellitari. 

Questo approccio è in linea con l’ambizione di ESA di raggiungere la neutralità dai detriti nel settore spaziale europeo entro il 2030, supportando contemporaneamente un uso più sostenibile e economicamente efficiente delle risorse orbitali. 

“ESA è impegnata a migliorare la sostenibilità delle sue missioni e del sistema spaziale europeo nel suo complesso. Consideriamo il refurbishment in orbita il prossimo passo critico, in grado di abilitare la visione di ESA di una economia circolare entro il 2040, promuovendo al contempo la competitività dell’industria europea in un mercato emergente”, afferma Ross Findlay, technical officer del contratto e head of sustainable engineering presso ESA.

Il concetto di missione di MORPH è basato su GEA (nell’immagine un rendering), il veicolo di D-Orbit per l’in-orbit servicing progettato fin dall’inizio per supportare le operazioni di manutenzione in orbita.  

Nell’ambito dello studio di MORPH, la piattaforma sarà potenziata con interfacce modulari per l’alloggiamento dei payload e interfacce robotiche, a partire dalle tecnologie sviluppate per la missione RISE, per consentire la manipolazione e il rifornimento di componenti satellitari in orbita.  

Lo studio identificherà i miglioramenti di design necessari per supportare le operazioni di refurbishment, in particolare in orbita geostazionaria, dove satelliti operativi da molti anni forniscono servizi di comunicazione e infrastrutture critici.

Portando avanti il concetto di refurbishment in orbita, MORPH contribuisce al rafforzamento delle capacità industriali europee nelle tecnologie autonome di in-orbit servicing, dal disegno di missione alle future dimostrazioni in orbita. 

L’iniziativa supporta la più ampia strategia europea per mantenere la leadership tecnologica e la competitività in un mercato in rapida evoluzione per i servizi a satelliti geostazionari e operazioni satellitari sostenibili. 

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