Dieci lezioni per startup dai campioni dello sport al Festival di Trento
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Dieci lezioni per startup dal Festival dello Sport Di Trento

L’investitore Francesco Mantegazzini è andato per Startupbusiness a seguire lo strepitoso Festival dello Sport di Trento e ne ha tratto 10 lezioni per le startup

Quest’anno per la seconda volta sono tornato come inviato di Startupbusiness al Festival dello Sport organizzato dalla Gazzetta dello Sport e dal Trentino (dal 10 al 13 ottobre 2019), manifestazione ricchissima di eventi (oltre 130), ma soprattutto di campioni e ospiti vari (più di 300). Il tema di quest’anno è stato “il Fenomeno, i Fenomeni”, ed effettivamente il numero di fuoriclasse presenti è stato incredibile. Dagli eroi del grande Milan ai campioni e campionesse dello sci, dai grandi scalatori ai miti degli sport Paraolimpici. Un numero troppo grande per menzionarli tutti in un articolo.

Il nesso con lo sport per il business è in primis la crescente esigenza di innovazione nei materiali, nell’analisi dei dati a supporto dello studio e miglioramento delle performance e nei sistemi di ingaggio dei fans. Il mio nesso in loco è principalmente con gli amici di Trentino Sviluppo e dello Spin Accelerator che hanno organizzato e popolato lo Sport Tech District nella bellissima area del Muse. Era possibile parlare con alcune delle startup accelerate e vedere i loro prodotti (dall’innovativa macchina spara palle che replica gli stili di gioco dei grandi campioni di Sport Ball Machines, alla pista ciclabile smart super cablata di Moove e tanto altro ancora), come anche assistere alle sgommate e accelerazioni di Felipe Massa sulle macchine del campionato di formula E a un metro di distanza. Come anche farsi la foto con il campione di Snowboard Roland Fischnaller e il suo allenatore (della nazionale) Cesare Pisoni o assistere alle ultime dichiarazioni contro la pirateria e il “pezzotto” dell’Amministratore Delegato della Lega di Seria A Luigi de Siervo. A quanto pare la Lega sta andando a colpire anche l’utente finale con pene severissime.

Ovviamente per le startup uno dei momenti più importanti è stato il panel del Network di Acceleratori Europei di startup dello sport, che ha portato sul palco Anna Hellman di Thinksport, Iris Cordoba del GSIC di Madrid, Benjamin Penkert di SporTechX, Daniel Dumig dell’incubatore della ASICS, Rossana Ciuffetti della Sds Coni e infine Paolo Pretti direttore di Trentino Sviluppo. A fronte di una discreta dote di ottimismo da parte di tutti e di dati in crescita per gli investimenti in startup in Europa purtroppo l’Italia, a parte la recente exit di Wyscout, rimane piuttosto indietro. La cosa più preoccupante è che i dati sul fatturato delle startup dello sport sono ignoti, non solo per l’Italia, ma anche per il resto d’Europa.

In tutta questa ricchezza di personaggi ed emozioni sia tech che all’antica (mi sono trovato a commuovermi ogni due ore ascoltando le storie strappalacrime di tanti uomini e donne incredibili), durante la cerimonia di apertura condotta da Diletta Leotta alle parole dei tanti campioni presenti ho iniziato ad acquisire la consapevolezza che se da un lato dallo sport gli imprenditori possono imparare molto, dall’altro anche gli investitori devono imparare molto.

E quindi ho ascoltato per imparare da alcuni dei più bravi.

Ecco le 10 principali lezioni per startup che ho imparato dai campioni dello sport.

1) La paura e la tenacia.

Federica Pellegrini. È normale avere paura, ma è saggio non avere paura di farsi aiutare. Federica racconta come prima dell’ultimo oro ai mondiali di nuoto di Gwangju 2019 nei 200 metri stile libero aveva una paura tremenda, nonostante nella sua vita avesse già vinto tutto, tanto che prima e dopo pranzo va dalla sua psicologa per trovare sostegno. E’ il suo segreto di longevità ai vertici della sua specialità: “Io non mollo mai”. Così Alia Guagni, giocatrice della nazionale di calcio italiana, che come consiglio agli imprenditori dice “crederci crederci crederci, anche quando ti mettono i bastoni tra le ruote” (come dice anche nella video intervista).

 

2) La paura e la preparazione.

Il tema della paura è ricorrente, ma è dai due fratelli sardo-hawaiani Porcella (Francisco, vincitore dell’Oscar del surf per aver surfato magnificamente ed essere ancora vivo un’onda di 20 metri a Nazaré in Portogallo nel 2018 e Niccolò, campione di kite surf e oggi anche di volo alare) che spunta una soluzione: allenarsi tanto per trovare la pace nel panico e controllare la paura. Per chi deve sopravvivere sotto onde giganti o in volo con una tutina striminzita più che un consiglio è una necessità. Tra le note simpatiche la spiegazione di Francisco, che ha partecipato anche a ballando con le stelle, al vincitore della precedente edizione che gli chiedeva cosa fa nella vita: “io faccio il surfista di onde grandi, un po’ più grandi del normale, mio fratello fa l’uccello umano, vola con la tuta alare”. Il Pitch perfetto. Nicola dal canto suo ribadisce l’importanza della tenacia. “Ci saranno tante cadute prima di arrivare”. Dovete sapere che questo ragazzo ha deciso di imparare a volare dopo aver visto un video mentre aspettava in ospedale di essere operato a un polso che si era fratturato. Ma quanti startupper si preparano adeguatamente prima di fare impresa?

3) La competenza.

Carolina Morace (campionessa e coach di calcio) in uno dei rari momenti in cui non era assediata da giovani calciatrici mi confida che per lei uno dei fattori essenziali del successo è la competenza. Effettivamente troppo spesso incontriamo startup dove i fondatori non hanno le competenze necessarie, sia del settore in cui vogliono operare sia delle tecniche di cui avranno bisogno. E a volte raccolgono investimenti. Come se mandassimo alle Olimpiadi due persone incontrate per strada solo perché ti dicono che hanno l’idea di diventare campioni di una qualsiasi disciplina olimpica più o meno innovativa. Eppure avviene.

 

4) Il team, la coesione, la flessibilità e la creatività.

Giovanni Malagò (Presidente del CONI). “E’ stato grazie a un team coeso che siamo riusciti a convincere il CIO ad assegnare le Olimpiadi invernali 2026 all’Italia. Ma anche grazie al cambiamento nella strategia di presentazione quando eravamo dati per sfavoriti. A sorpresa all’ultimo minuto manda le giovanissime Michela Moioli e Sofia Goggia a fare un’insolita presentazione che stupisce tutti e convince gli ultimi giudici indecisi grazie alla simpatia e creatività tutta Italiana.

 

 

5) L’amore per il prodotto.

Walter de Silva (forse il più grande designer di auto della storia) racconta come l’allora suo capo (CEO del gruppo VW) fosse solito dirgli: “prima mi dovete convincere che sto facendo una cosa bella, poi parliamo di costi”. Anche Renzo Rosso (Diesel) ci racconta come non abbia mai lavorato per i soldi ma per fare cose belle di cui fosse fiero. “Poi i soldi arrivano” dice. “Speriamo” dico io.

6) L’obiettivo e il sacrificio.

È nella storia dell’alpinista Simone Moro che racconta la conquista invernale della vetta del Nanga Parbat che si capisce l’importanza di un obiettivo forte, ma soprattutto del team e a volte della necessità del sacrificio. Grazie alla rinuncia a raggiungere la vetta della quarta membra del suo team Simone e i restanti due componenti posso finalmente raggiungere l’obiettivo dopo che 30 spedizioni precedenti avevano fallito. Ed è bello vedere come ancora la celebrano come se lei la vetta l’avesse comunque conquistata. La lezione in questo caso è che troppo spesso le startup falliscono perché quando entrano in situazioni di crisi di liquidità non riescono a tagliare costi (e quindi persone e compensi) rapidamente per rimettersi in sicurezza e raggiungere la salvezza. A completamento della storia di Simone ho bisogno di raccontare quello che per lui era un corollario della sua avventura: lui fa volontariato sulle montagne del Tibet per recuperare i corpi di alpinisti morti. Immaginate rimanere ancorato a una parete verticale nel vuoto per due giorni notte inclusa a staccare un corpo congelato dalla parete rocciosa…chapeau.

7) Saper imparare e Lateral Thinking.

Uno degli uomini più incredibili che vivano nel nostro paese è senza dubbio Alex Zanardi. Una storia incredibile la sua. Ma lo sono anche le storie che racconta di suo padre. E che sono felice possa contribuire a dare spunto anche a noi. “Alex, ricordati che puoi imparare qualcosa da chiunque, anche da un cretino!”, come anche lo spunto di non arrendersi mai e guardare sempre le cose da un altro punto di vista quando sembra che non ci sia una soluzione.

8) La rabbia positiva, la disciplina e il rispetto. Ma anche le risorse.

Una delle storie più belle che ho ascoltato sicuramente è quella della famiglia Judoka dei Maddaloni di Scampia. Il maestro Gianni con i figli Pino (campione olimpico) e Marco (campione europeo) grazie allo sport ogni giorno aiutano centinaia di persone a vivere ed educarsi alla legalità in una delle zone più disagiate e pericolose della Campania. Nelle parole di Pino si capisce come la rabbia e la voglia di cambiare la propria situazione siano dei fenomenali stimoli a raggiungere grandi risultati se gestiti, allenati e soprattutto disciplinati. Da un loro bellissimo video ascoltiamo “Solo chi è sceso all’inferno può dare lezioni di come si vive in paradiso”. Questa credo sia più una lezione per tante persone che giudicano le startup senza mai averne fatta una. Anche il tema del rispetto è purtroppo oggigiorno sottovalutato. “Da bambino pensavo fosse normale avere rispetto, ma poi quando sono cresciuto ho visto come i grandi il rispetto non lo avessero”. Anche quando si fa una startup bisogna avere rispetto. Degli altri fondatori, dei sottoposti, degli investitori, dei fornitori, dei clienti e tutti gli altri stakeholder. Sembra ovvio, ma vi assicuro che non accade quasi mai. Detto questo per riuscire bisogna anche avere delle risorse minime e dato che la palestra dei Maddaloni spesso non fa pagare i ragazzi che non se lo possono permettere e quindi fa fatica a pagare le bollette se potete mandategli un aiuto. Li trovate a starjudo.com .

9) Raccogliere, analizzare e interpretare i dati.

Il Festival è stato anche un momento per confrontarsi sui big data dello sport sia sul campo sia sul palco. Sul campo 12 team si sono affrontati nella Soccer Data Challenge (versione ridotta del grande hackathon della FIGC svoltosi sempre a Trento nel 2017) vinta dal team “Complessati Bomber” che nelle 30 ore a disposizione ha generato la migliore soluzione all’analisi dei dati per capire lo “stile” delle squadre di calcio dei principali campionati europei. Sul palco invece il mito della match analysis italiana Adriano Bacconi (e mio collega in FAN+) ha discusso con allenatori di calcio (Roberto De Zerbi) e pallavolo (Davide Mazzanti) la situazione attuale, mentre i rappresentanti di Stats Perform e Math&Sport fornivano al pubblico immagini di un prossimo futuro che ci proietterà nel mondo della data analysis applicata alla realtà aumentata. È sempre più evidente che le aziende e quindi anche le nostre startup non potranno più fare a meno di avere una più spinta comprensione di tutto quanto muove le decisioni dei propri clienti finali.

 

10) La motivazione.

Il venerdì sera grazie al responsabile di DAZN+ Maurizio Scalari ho avuto la possibilità di assistere al mio primo match di boxe dal vivo. In realtà erano molti incontri, ma quello più importante metteva di fronte due pugili molto bravi. La differenza agli occhi del pubblico meno qualificato pareva essere che uno dei due era motivato dall’amore della propria squadra di calcio (tanto da indossarne la maglia durante il combattimento) e uno motivato da una splendida ragazza dai pantaloni di lattice rossi fuoco che lo incitava a voce alta. Indovinate chi ha vinto. Quindi stabilire i sistemi di incentivazione giusti è essenziale.

Dunque, tutti i grandi campioni per diventare tali devono avere un sogno, diventare maestri della tecnica necessaria, allenarsi duramente tantissime ore al giorno, avere controllo delle proprie risorse e consumarle adeguatamente monitorando la propria situazione e cambiamenti, crederci sempre e rialzarsi anche dopo le più brutte cadute. E senza un team adeguato spesso comunque è impossibile vincere. Oggi non basta più eccellere in una sola cosa.

Forse è tempo che i nostri fondatori e startup che vogliano diventare dei campioni del business inizino a seguire gli insegnamenti dello sport.

Di sicuro da oggi investirò in maniera differente.

Un ringraziamento a Francesco Anesi di Trentino Sviluppo per la solita magnifica accoglienza e cortesia. Un grazie anche al mio consolidato team di frequentatori del festival che ha reso questa esperienza ancora migliore, ed infine un grande in bocca al lupo a Alessandra Sensini (vicepresidente del CONI) e Ludovica Mantovani (neoeletta presidente della divisione femminile Figc), che hanno tanta responsabilità, ma anche le doti per contribuire a migliorare il mondo dello sport in Italia.

Francesco Mantegazzini  – Investitore (Infront, FAN+ Lab e Ceo MGH7 Venture Capital)

@framante

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Pubblicato il:

16 ottobre 2019

Categorie:

Must Read, Vc Voice

Tag:

sport tech


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