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Donne e startup: in Italia arriva InspiringFifty e Bumble lancia il suo fondo di VC

Mentre in Italia arriva la prima edizione nazionale di InspiringFifty che cerca le donne che nel mondo della tecnologia si distinguono maggiormente, che rappresentano modelli per altre (se volete proporre una candidata potete farlo entro il 30 settembre), succede anche che Bumble, notissima, soprattutto nei Paesi anglosassoni, dating app dove a governare il giorno sono le donne lancia un suo fondo di venture capital destinato esclusivamente a startup fondate da donne e soprattutto da donne di colore o appartenenti alle cosiddette minoranze.

La notizia è stata riportata originariamente dal blog di PitchBook, la più autorevole, a nostro avviso, società di ricerche nell’ambito dei finanziamenti in venture capital (qui l’articolo originale ) ed è una notizia che non solo porta con se un messaggio chiaro nella volontà di portare risorse finanziarie anche a quegli imprenditori, o meglio imprenditrici, che con maggiore difficoltà riescono ad accedere e a ottenere finanziamenti, e non perché non sono sufficientemente bravi o perché le loro idee non sono sufficientemente vincenti, ma è anche un messaggio altrettanto chiaro nel mettere in luce i fortissimi squilibri che vi sono oggi nell’ambito dei finanziamenti in capitale di rischio anche in quei Paesi e in quelle economie che da sempre vengono riconosciute come le più aperte e libere da pregiudizi.

Secondo quanto rilevato da PitchBook nel 2017 solo il 2,2% del totale del capitale investito in venture capital negli Usa è andato ad aziende fondate da sole donne e solo l’11,3% dei partner dei fondi di VC statunitensi è rappresentato da donne. E il primo trimestre del 2018 non vede grossi cambiamenti, si è passati dal 2,2% al 2,7%. Secondo quanto rilevato dalla stessa Bumble solo lo 0,2% dei fondi totali di venture capital investiti negli Usa nel 2017 è andato a startup fondate da donne di colore. Insomma pare proprio che gli investitori non guardino solo la bontà delle idee ma anche il sesso e il colore della pelle dei fondatori, altrimenti non si spiegano tali percentuali con il decimale più grande dell’intero.

Il Bumble Fund ha già investito in alcune aziende, riporta sempre l’articolo pubblicato sul blog di PitchBook, come per esempio Sofia Los Angeles che fa costumi da bagno, Mahmee una piattaforma per la cura delle mamme e dei bimbi, Beautycon, una community per creatrici di contenuti per la moda e il trucco.

Bumble stessa, che è stata fondata nel settembre del 2014 da Whitney Wolfe Herd (che in precedenza lavorava nel team di Tinder, altra nota app di dating, che ha lasciato dopo essere stata vittima di molestie a sfondo sessuale e avere vinto una causa milionaria), impiega per l’85% del totale donne e ha programmi a supporto della maternità e consente alle mamme di portare i figli sul posto di lavoro se lo desiderano.

La scelta di Bumble di lanciare un fondo di venture capital che sarà gestito da Sarah Jones Simmer, COO di Bumble e da Sarah Kunst, managing director di un altro fondo di VC dedicato all’imprenditoria femminile che si chiama Cleo Capital, appare ancor più ambiziosa considerando che Bumble non è mai ricorsa al capitale di rischio e oggi è di proprietà per il 20% della sua fondatrice e per il resto di Andrey Andreev, fondatore dell’app di dating europea Badoo. Oggi Bumble è considerata una unicorn con una valutazione di un miliardo e lo scorso anno ha rifiutato una offerta di acquisizione di 450 milioni di dollari da parte del colosso del dating Match, riporta sempre il post di PitchBook.

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Pubblicato il:

07 settembre 2018


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