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Eureka! TT, la startup di Eureka Venture che investe in progetti accademici

Il nuovo veicolo di investimento si concentra sui progetti proof of concept di Università e Centri di ricerca e parte con tre operazioni per un valore complessivo di 800 mila euro

17 Mar 2022

Debutta Eureka! TT, la società di investimento di Eureka! Fund I Technology Transfer che ha il compito di finanziare progetti in fase di proof of concept generati da atenei e centri di ricerca italiani. Annuncio che è accompagnato da quelle delle tre prime operazioni che sono destinate a te realtà presso il Politecnico di Torino, l’Università di Cagliari e il CNR pari a un investimento complessivo di 800mila euro.

Eureka! TT si configura come startup innovativa che agisce come società veicolo del fondo gestito da Eureka Venture e oltre a investire nei progetti POC ne seguirà anche per l’andamento nel tempo al fine di trasformare poi quelli maggiormente promettenti in progetti d’impresa.

Stefano Peroncini, amministratore delegato di Eureka! Venture dice a Startupbusiness: “Investire nell’ambito dei proof of concept è la cosa più complessa che ci sia nel quadro del technology transfer, soprattutto italiano, dove atenei e gruppi di ricerca hanno regolamenti interni e policy di gestione dei brevetti differenti. Per questo motivo abbiamo da un lato costituito un SPV (special purpose vehicle), nella forma di startup innovativa, per investire nei gruppi di ricerca più promettenti in una fase pre-company, e dall’altro organizzato dei framework contrattuali coi gruppi di ricerca e con gli atenei di provenienza per gestire la proprietà intellettuale e per definire le regole di ingaggio nella successiva fase di valorizzazione dei brevetti, ossia la costituzione di spin-off”.

I primi tre investimenti di Eureka! TT hanno come obiettivo i progetti T-Rem3die del Politecnico di Torino, Active Labels dell’Università di Cagliari e PerovSKY dell’Istituto microelettronica e microsistemi del CNR.

“Siamo un fondo di technology transfer, il nostro ruolo principale è quello di investire su team motivati capaci di accrescere il livello di maturità delle tecnologie sviluppate e costruire dimostratori d’interesse per il mercato – afferma in una nota Massimo Gentili, partner di Eureka! –. Per valorizzare i risultati della ricerca italiana abbiamo sviluppato un set contrattuale che risolve le principali criticità esistenti in ambito di trasferimento tecnologico e che, di fatto, limitano gli investimenti nei POC. Tra queste, sicuramente la difficoltà di poter sfruttare con certezza la proprietà intellettuale alla base dell’invenzione, così come la definizione di regole chiare per il futuro coinvolgimento dei ricercatori nel percorso imprenditoriale”.

T-Rem3die (Tendon REpair MEdical DevIcE) si pone l’obiettivo di sviluppare un innovativo sistema per la riparazione dei tendini. Basato su un dispositivo riassorbibile e un applicatore dedicato, il materiale utilizzato, biocompatibile e bioassorbibile, garantisce sia la necessaria resistenza nella fase di rigenerazione dei tessuti, sia la successiva degradazione del materiale con tempistiche prevedibili in linea con il processo riabilitativo.

“L’investimento di Eureka! aggiunge un nuovo capitolo nella storia di questo progetto nato nei nostri laboratori e sviluppatosi lungo l’intera filiera del trasferimento tecnologico che il Politecnico nel tempo ha costruito, passando dalla protezione della proprietà Intellettuale, attraverso i finanziamenti di proof of concept interni, ideati e strutturati per permettere la realizzazione di prototipi e la validazione delle tecnologie rispetto ai bisogni del marcato, per approdare infine al POC di Eureka! che costituisce il trampolino per il successivo sviluppo imprenditoriale del progetto – commenta Giuliana Mattiazzo, vice rettrice al Trasferimento Tecnologico del Politecnico di Torino -. E’ importante assistere a casi come T-Rem3die perché ci conferma che i diversi tasselli che nel tempo stiamo aggiungendo al nostro ecosistema, tra cui anche percorsi di formazione come StepToStart, rispondono a bisogni concreti e generano opportunità reali a sostegno dell’innovazione del territorio e del Paese”.

“Soddisfatti per aver concluso questo primo investimento in un proof of concept presentato da un team molto motivato del Politecnico di Torino, con interessanti potenzialità di mercato. Ottimo lavoro di squadra con le risorse del Trin del PoliTo per lo sviluppo di un contratto d’innovazione, applicabile a investimenti in iniziative ancora non costituite in impresa, unico nel panorama italiano”, sottolinea Salvatore Majorana, partner di Eureka!

Active Label è un’etichetta intelligente, di dimensioni inferiori a un cm2 contenente materiali capaci di individuare le variazioni della temperatura nel tempo. Con Active Label è possibile verificare se durante il trasporto/stoccaggio è stato rispettato l’intervallo di temperatura ottimale di conservazione, di un determinato materiale edibile o sensibile alla temperatura. Ciò permette di certificare la qualità e la sicurezza del prodotto confezionato, consentendo anche di ricalcolare la data di scadenza del bene limitando gli sprechi.

Fabrizio Pilo, prorettore delegato al territorio e all’innovazione dell’Università di Cagliari esprime soddisfazione: “Il team di Active Label è fortissimo e motivatissimo e garantisce il pieno raggiungimento dei risultati in un ambito, per esempio la filiera agroalimentare, ricco di prospettive di mercato e che aspetta solo nuove idee per innovarsi. Sono inoltre personalmente molto soddisfatto che l’Ateneo abbia accettato la sfida di Eureka e sia stato in grado di trovare le modalità per utilizzare capitali esterni per il trasferimento tecnologico: in UniCa abbiamo una gran numero di POC che spero possano presto seguire agevolmente le orme di Active Label”.

“Active Label rappresenta la dimostrazione della validità del nostro modello di partnership diffuse disegnato per valorizzare l’eccellenza della ricerca su tutto il territorio italiano. Il team è molto motivato e proattivo e il piano di sviluppo presentato permetterà in otto mesi di validare una tecnologia proprietaria, molto promettente per il mondo dello smart packaging”, sottolinea Anna Amati, partner di Eureka!

PerovSKY traguarda lo sviluppo di celle solari basate sui nuovi materiali a base Perovskite. Il team proponente, utilizzando innovative tecniche di deposizione e trattamento dei materiali, intende superare gli attuali limiti di stabilità e costo delle celle fotovoltaiche basate su Perovskite. Non ultimo, l’innovativa tecnica di deposizione, già protetta con un brevetto, permette la scalabilità dimensionale e la conformabilità del deposito, aprendo la possibilità di ricopertura di grandi aree abilitando nuove applicazioni come quelle relative all’elettronica indossabile o l’integrazione del fotovoltaico in ambito architettonico.

Cristina Battaglia responsabile Ufficio valorizzazione della Ricerca presso il CNR, dice: “La tecnologia oggetto del finanziamento è il risultato di un’efficace collaborazione tra pubblico e privato. Il know-how di Alessandra Alberti e del suo gruppo di ricerca del CNR-IMM implementato e coadiuvato dall’azienda Kenosistec che opera nel settore dei processi di produzione in vuoto, è al centro della sinergia che ha come ambizioso traguardo quello di rendere il processo di fabbricazione di celle fotovoltaiche di nuova generazione a Perovskite più economico e sostenibile. Con la prospettiva di fondare uno spin-off ad alto contenuto tecnologico, il CNR e Kenosistec hanno scelto un partner finanziario come Eureka! che ha saputo riconoscere il valore dell’idea e cogliere l’impegno degli scienziati”.

“L’investimento di Eureka! per il Proof-of-Concept permetterà la validazione del potenziale di mercato delle applicazioni delle celle fotovoltaiche a base Perovskite innestandosi in un filone di attività di ricerca che a partire dal 2009 ha permesso al tema di ricerca dell’Istituto per la microelettronica e i microsistemi del CNR di distinguersi nel panorama mondiale per quanto riguarda l’alta efficienza di conversione, l’innovativo metodo di deposizione e il basso costo di produzione, caratteristiche cruciali per la commercializzazione di questa specifica classe di dispositivi fotovoltaici”, aggiunge Massimo Gentili. (Photo by ThisisEngineering RAEng on Unsplash )

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