editoriale

Il lustro dell’innovazione made in Italy nel mondo

L’acquisizione di Bending Spoons, Il nuovo fondo di Stefano Bernardi, i media internazionali, l’ecosistema italiano dell’innovazione emerge in modo sempre più deciso a livello globale

17 Nov 2022

Due belle notizie hanno attraversato questa settimana. La prima sembra una di quelle notizie simboliche che sono spesso citate nei corsi di giornalismo: il cane che morde l’uomo non fa notizia, quando è invece l’uomo a mordere il cane, beh la notizia è da prima pagina. Così se il colosso tecnologico californiano si compra la startup è anche cosa che può passare con la visibilità di un trafiletto, quando è invece la scaleup italiana che si compra una storica azienda della Silicon Valley la notizia c’è eccome. La seconda è invece quella di un brillante investitore italiano, di quelli un po’ sui generis, che decide di avviare un fondo di investimento dedicato a chi fa innovazioni legate al tema del deeptech e del climate change e vince tutto: game, set, match.

L’acquisizione

Bending Spoons considerata ormai, a ragione, gioiello dell’innovazione tecnologica made in Italy che recentemente ha raccolto 340 milioni di dollari e che opera ora da una bellissima sede nella zona di Corso Como a Milano ha annunciato di avere acquisito la californiana Evernote , che realizza la popolarissima piattaforma per la gestione delle attività personali e professionali che ha avuto negli anni andamento alterno ma è sempre riuscita a proseguire nel suo business arrivando anche a un certo punto a valere più di un miliardo di dollari, a essere quindi un unicorno. Ecco quindi che la società tecnologica italiana compra l’unicorno della Silicon Valley, notizia da prima pagina. I dettagli finanziari dell’operazione non sono stati resi noti e per quanto forse ultimamente Evernote non fosse nel suo momento migliore, ciò nulla toglie alla valenza della notizia, alla lungimiranza dell’operazione e alla bravura di Bending Spoons che ancora una volta dimostra di essere non solo un successo di business ma anche un role model italiano ed europeo.

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Il fondo d’investimento

Stefano Bernardi è un eclettico investitore che per anni ha agito come business angel guardando ai settori più di frontiera come le crypto, cogliendo il momento di crescita di Ethereum per esempio, e che oggi ha deciso di dare vita al suo fondo che si chiama Unruly Capital e che parte con una dotazione di 18 milioni di euro ma punta a un closing di 25 milioni di euro come riporta anche Sifted che ha dedicato a Bernardi un articolo e un ritratto . Il fondo che investirà in tutto il mondo ma soprattutto in Europa si concentra su round pre-seed con taglio medio da 250mila euro ed è partecipato da tantissimi investitori sia internazionali sia italiani tra cui moltissimi imprenditori e angel molto noti nell’ecosistema nazionale a partire da Andrea Dusi che affianca Bernardi nell’ambizioso quanto puntuale progetto.

I reportage

Due notizie molto belle perché traducono in fatti veri e concreti quella capacità di fare innovazione che c’è anche nel nostro Paese e che finalmente inizia a emergere in modo significativo, netto e solido anche a livello internazionale, avevamo scritto di recente che l’ecosistema italiano sta diventando sempre più internazionale , ecco queste notizie giungono a confermare, consolidare e rilanciare con ancora maggiore forza quelle considerazioni che in modo assai ampio e dettagliato ha ripreso anche FDI Intelligence, pubblicazione che fa parte della galassia Financial Times, la quale ha raccolto tantissime opinioni, punti di vista, riflessioni da altrettanti attori dell’ecosistema dell’innovazione italiano e in particolare di Milano, città alla quale l’articolo è dedicato e che pone enfasi sul ruolo sempre più rilevante che essa ha quando si tratta di innovazione nel panorama certamente nazionale ma soprattutto europeo e globale. E anche Sifted ha pubblicato un articolo che analizza lo scenario delle startup italiane enfatizzando come, benchè ci sia ancora molto spazio di crescita, il nostro ecosistema è finalemente giunto a una fase di sviluppo che lo rende capace di giocare un ruolo sostanziale sullo scenario europeo e internazionale. 

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