democrazia digitale

Il voto elettronico si fa strada anche in Italia

Da anni si parla di voto elettronico, ma di fatto il dovere civico si svolge ancora con la scheda cartacea che finisce in una scatola di cartone. In sordina, però, passando in contesti contenuti e chiusi come le Università il voto elettronico si diffonde. La tecnologia è oramai matura

16 Nov 2022

Quando si parla di voto elettronico ci si riferisce a eVoting e iVoting: il primo consente di votare in presenza ma attraverso l’utilizzo di dispositivi elettronici, mentre l’iVoting consente di votare da remoto attraverso internet.

Sono modalità che consentono di votare utilizzando la scheda elettorale digitale – e non più quella cartacea –, con notevoli vantaggi sia in termini di costi e sostenibilità (trasporti, logistica, procedure), sia in termini di allargamento della partecipazione.

Nella sola Italia, il mercato delle tecnologie per il voto elettronico e online supererà entro il 2027 i 33 milioni di euro, in Europa 285 milioni di euro. Lo dice una ricerca di ELIGO, società che ha sviluppato una tecnologia in cloud e web-based per eVoting e iVoting e che attualmente supporta il 75% dei 97 atenei nel Paese, la categoria di ‘enti’ che più di ogni altro sta rispondendo a quella che oramai non è più una sperimentazione. Oltre il 70% degli atenei italiani ricorre oggi al voto elettronico e online. L’ultimo, in ordine di tempo, è stato il Politecnico di Milano in occasione dell’elezione il 10 novembre scorso della nuova Rettrice, la professoressa Donatella Sciuto, prima donna a guidare l’ateneo milanese.

In questo contesto, la tipologia di voting è molto variegata e diffusa a tutti i livelli, e coinvolge l’intero sistema universitario, dai docenti agli studenti, fino al personale amministrativo: si va dalle elezioni studentesche a quelle dei presidenti di corsi di studio, del senato accademico, dei cda, sino ad arrivare alle elezioni dei direttori di dipartimento e dei Rettori.

“Come dimostra il mondo accademico e parte della PA (scuole e comuni), il voto elettronico è oggi una realtà consolidata, e non più oggetto di sperimentazione. – commenta la CEO di ELIGO Irene Pugliatti – I nostri dati confermano un trend di crescita sensibile nel ricorso all’eVoting nel nostro Paese.

Quanto alla PA, nel 2021, in occasione delle elezioni per il rinnovo dei Comitati per gli Italiani all’Estero (Com.It.Es) tenutesi il 3 dicembre 2021, la Farnesina effettuò la prima sperimentazione del voto elettronico (con il portale ‘IoVoto) su un ristretto gruppo di sedi diplomatico-consolari per approfondire la futura percorribilità di questa modalità di voto, i cui esiti furono positivi, nonostante diverse criticità riscontrate, in parte attribuibili alla tecnologia utilizzata, in parte al sistema di accreditamento e voto. Si rimandava quindi ad ulteriori sperimentazioni in altre tipologie di eventi
elettorali (elezioni politiche, referendum, elezioni europee) soprattutto per dare possibilità di voto ai residenti all’estero e fuori sede, circa 7,5 milioni di italiani. Un’occasione si è presentata lo scorso giugno con il referendum, ma per una serie di congiunture negative non è stata poi praticata.

La sperimentazione che riguarda le amministrazioni dello Stato che doveva iniziare quest’anno partirà, si spera, solo nel 2023.   “Ma come si vede può poggiare su solide basi – continua Pugliatti – perché ormai in Italia si vota tutti i giorni e a tutti i livelli: non esistono solo le elezioni politiche. Come ELIGO, ad esempio, dal 2005 abbiamo gestito una media di 7 elezioni al giorno, raggiunto 18 milioni di votanti, e collaborato con migliaia di organizzazioni in ambito pubblico e privato, contribuendo alla normalizzazione dell’utilizzo di voto elettronico e online”.

Non solo elezioni politiche

Non esiste solo la piattaforma Rousseau dei 5Stelle. Il voto elettronico è ormai prassi consolidata nel mondo delle imprese, della cooperazione, dei sindacati e delle associazioni di categoria (Confindustria, Confartigianato, Cna…), degli ordini professionali (giornalisti, ragionieri…) e religiosi. Questo perché consente di allestire votazioni e assemblee elettive in pochi clic, portando efficienza in processi solitamente macchinosi, costosi e impattanti in termini di sostenibilità sia in fase di organizzazione, sia in occasione del voto stesso. Non solo. Dal punto di vista degli elettori, oltre a favorire la partecipazione spesso ostacolata da problemi logistici e dalla complessità delle procedure, dà la possibilità di votare da qualsiasi luogo, in modo veloce e soprattutto sicuro.

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“Stiamo andando sempre più verso una democrazia digitale – prosegue Irene Pugliatti – e il nostro obiettivo è fornire strumenti e modelli partecipativi accessibili e inclusivi, che superano le barriere tecniche e spaziali, per accrescere la partecipazione diretta di ogni individuo nella sfera del confronto e dei processi di decision-making in ambito privato e pubblico. In poche parole: plasmare il futuro delle tecnologie di e-democracy ed e-participation”.

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