Imprenditorialità, 2 casi di indie education che funzionano
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Imprenditorialità, 2 esperienze di indie education che funzionano

Formazione esperienziale e innovazione stanno cambiando l’educazione in Italia. Soprattutto le università si stanno avvicinando a format immersivi che fanno provare in prima persona agli studenti cosa vuol dire fare impresa.

Qualche tempo fa Startupbusiness ha esplorato il concetto di approccio ‘indie’ applicato agli incubatori, oggi riprendiamo quel concetto per vedere come anche per la formazione si possano sviluppare modelli che da un lato integrano l’insegnamento delle hard skill negli Atenei e dall’altro accelerano il processo di apprendimento quando si tratta di innovazione e imprenditorialità.

Ciascuno studente infatti deve scegliere (come se fosse un venture capital) in modo sempre più consapevole se investire il suo tempo in un portafoglio di poche hard skill, competenze tecniche, ben definite e ad alto rendimento potenziale (ma anche a maggiore rischio di non venire apprezzate in Italia); oppure integrare e diversificare la sua formazione anche con soft skill, competenze trasversali, più ‘indie’ che lo aiutino a integrare le sue competenze tecniche anche con altre che rendano il suo profilo maggiormente apprezzabile in un mondo lavorativo in continuo cambiamento.
Mentre per un VC le strategie di investimento in startup ad alto rischio e potenziale di alto rendimento oppure in un portafoglio di startup a più moderato rendimento ma maggiore certezza di valorizzazione sono scelte alternative, nel mondo dell’educazione gli studenti trovano queste opportunità di formazione ‘indie’ come addizionali e complementari e non come alternative ad altri tipi di percorsi, per cui si possono arricchire di competenze ‘indie’ senza dover rinunciare a puntare anche sulle hard skill per trovare il proprio posto di lavoro ad alto valore.

Il sistema formativo italiano sta davvero cambiando per adattarsi a questo nuovo contesto? Secondo noi, pur lentamente, lo sta facendo; soprattutto negli ultimi tre anni. Gli istituti formativi italiani, in particolar modo le università, stanno cominciando a proporre un approccio esperienziale che supera la tradizionale istruzione frontale in favore di una partecipazione attiva dello studente a momenti di scoperta di ciò che accade fuori dall’università (o degli istituti di II grado. Un esempio di si parla molto in questi mesi è l’Alternanza Scuola-Lavoro).

L’apprendimento esperienziale è una metodologia formativa che fonda le proprie radici agli inizi del ‘900 e che tra gli anni ’70 e gli anni ’80 il teorico della formazione David Kolb ha formalizzato in un modello (il cosiddetto Ciclo di Kolb).

Oggi questa tematica è considerata attualissima, probabilmente molto più che alcuni decenni fa. Questo perché la presenza dei ragazzi sui social network li ha prima avvicinati a realtà e opportunità che precedentemente non conoscevano; e in seconda battuta ha generato in loro la necessità e la voglia di vivere le esperienze e di toccare con mano quello di cui hanno letto e sentito parlare.

Oggi tutti vorrebbero fare tutto, non più solo sentirselo raccontare, seguendo l’adagio di Confucio: “se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio imparo”.

Un viaggio, un lavoro particolare, uno strumento tecnologico di nicchia: ora è tutto più accessibile ai giovani. E la loro voglia di toccare, viaggiare, provare, imparare è sensibilmente aumentata. E con essa sono aumentati anche i ragazzi che possono accedere a queste opportunità.

Tutto questo si ripercuote sui canali formativi e informativi dell’istruzione pubblica e privata. Gli studenti desiderano una formazione esperienziale, ma le scuole e le università sono pronte a offrirla?

Noi di Nuvolab ci siamo posti il problema già nel 2015 quando da un lato eravamo vicino al mondo delle startup, che da sempre cercano profili con attitudini imprenditoriali da inserire nei propri team, e dall’altro un mondo accademico che fa fatica a immettere questi profili sul mercato. Per una startup a fare la differenza non è solo la competenza tecnica del soggetto, ma soprattutto il mindset, la mentalità, la capacità di imparare e adattarsi velocemente a un contesto in cambiamento e, non da ultima, la propositività e le attitudini imprenditoriali dei primi dipendenti (che sono di fatto dei co-founder della startup).

Uno dei format nazionali più di successo introdotti dal ministero Istruzione università e ricerca in questo senso sono stati i Contamination Lab: programmi complementari ai tradizionali percorsi di laurea di contaminazione degli studenti sulle tematiche legate all’imprenditoria e all’innovazione. In particolare si tratta di progetti che per poter essere riconosciuti come tali devono dotarsi di spazi dedicati di incontro e lavoro (coworking) e che, di conseguenza, sono fortemente radicati nel territorio e nell’ambiente nel quale sono inseriti.

I Contamination Lab sono progetti ministeriali e a oggi contano sette Atenei italiani aderenti. A inizio 2017 è scaduto il bando per la candidatura di altri Atenei al programma andando a sancire la futura nascita di ulteriori progetti sul territorio. Ma il Contamination Lab non è l’unico strumento di coinvolgimento degli studenti alle tematiche legate a innovazione e imprenditorialità. Ci sono decine di altri progetti e formule testate da quasi tutte le università italiane per attivare i propri iscritti a questi ambiti.

Di seguito ve ne raccontiamo due ai quali siamo molto legati. Il primo è un progetto pensato, promosso e gestito dall’università; il secondo, invece, si appoggia all’università ma non ne dipende direttamente.

iBicocca

Un esempio di cui andiamo orgogliosi è iBicocca, che con Nuvolab abbiamo ideato per l’Ateneo e che supportiamo fin dalla sua progettazione, nel 2015. Già dal nome si evincono i mondi che lo contraddistinguono: “i” come il lato innovativo e imprenditoriale degli studenti, che si intende sviluppare e “Bicocca” in quanto il progetto è nato dall’Università Milano-Bicocca per gli studenti del proprio Ateneo.

iBicocca nasce con l’obiettivo di creare un programma della durata di un semestre che permette a tutti gli iscritti di incontrare imprenditori e innovatori del nostro tempo, di scoprire innovazioni nei diversi settori, di discutere d’innovazione e di attivare, finalmente, quel lato “i” che in molti di loro è dormiente perché non sanno (o non vogliono) prendere una decisione su cosa vorranno “fare da grandi”.

Quello che abbiamo capito, però, è che il vero valore aggiunto del progetto non è tanto organizzare momenti formativi fruibili dagli studenti, quanto piuttosto generare un sistema di auto-attivazione dove gli studenti stessi possono gestire il progetto e alimentarlo con idee, processi, strumenti operativi, attività di promozione e di organizzazione ecc.
In sostanza si è creato un percorso dedicato (percorso Platinum) di studenti più motivati, i cosiddetti “iStudent”, che funge da vero motore del progetto e che negli anni ha costituito una community di più di 150 giovani interessati al mondo delle startup, dell’innovazione e dell’auto-imprenditorialità.

Cinque edizioni semestrali; più di duemila ragazzi complessivamente coinvolti con un’impennata di iscrizioni (+84%) nell’ultima edizione, a cui hanno aderito 780 studenti; decine di speaker di alto livello e numerosissimi momenti di confronto (a volte anche acceso) tra gli studenti e il “mondo che li circonda”.

“Tutto molto interessante” ma non è finita qui! Oltre al coinvolgimento dei ragazzi nell’organizzazione, iBicocca si prefigge anche l’obiettivo di creare un ponte concreto tra università e mondo del lavoro. È per questo motivo che sono nati: gli sportelli iHelp: 25 consulenze erogate dagli studenti di iBicocca ad altri studenti aspiranti startupper sul modello di business; sul go to market; sull’organizzazione della propria attività; sull’analisi dei competitor e su molti altri aspetti. Saper aiutare una startup nelle sue prime fasi di vita non è semplice, ma molti degli iStudent di iBicocca ora lo sanno fare. Gli iStage: gli speaker che vengono a parlare a iBicocca spesso rimangono incuriositi dal coinvolgimento della platea e dal livello medio degli studenti che partecipano al percorso. Decidono quindi di offrire ai ragazzi un’opportunità di stage nelle loro startup. Non è un caso che a oggi siano già state erogate più di 20 esperienze di stage nelle sole ultime due edizioni di iBicocca. Gli Open Badge: tutte queste attività portano al raggiungimento dei crediti formativi per gli studenti spendibili all’interno del proprio percorso accademico, ma ciò che vale all’esterno sono gli Open Badge. Si tratta di veri e propri “distintivi” digitali che attestano sul proprio curriculum, anch’esso digitale, le competenze hard e soft acquisite. Sono uno strumento che sta crescendo enormemente e la Bicocca è la stata la prima Università in Italia ad attribuirli, proprio su questi temi!

Mentors4u

Mentors4u è il programma di mentoring indipendente, gratuito e no profit, più grande d’Europa e del quale supportiamo, come Nuvolab, il chapter italiano sin dalla sua fondazione. Lanciato nel 2014 da due alumni della Harvard Business School si pone l’obiettivo di offrire a studenti motivati e meritevoli, interessati a carriere di eccellenza nel settore pubblico e privato (mentee), la possibilità di confrontarsi con giovani professionisti di successo (mentor) che forniscono loro linee guida e consigli su come impostare al meglio percorsi che consentano di esprimere al massimo il proprio talento.

Mentor e mentee sono accuratamente selezionati sulla base dei profili accademico-professionali, nonché della motivazione manifestata, al fine di garantire l’accesso alla community Mentors4u ai mentee più validi e lo sviluppo di un network di mentor di alto profilo. Tutti i 600 mentor prestano ai 1500 mentee di Mentors4u tempo ed esperienza gratuitamente, animati esclusivamente dallo spirito di give back: restituire le opportunità e il supporto che a loro volta hanno ricevuto.

Mentors4u crede fortemente nelle potenzialità dei suoi giovani mentee e vuole contribuire a liberarne il talento, non solo grazie all’attività di mentoring, il cuore del programma, ma anche tramite l’organizzazione di attività ancillari che possano costituire momenti di approfondimento, formazione, e sviluppo di competenze di validità pratica per i percorsi professionali intrapresi. A tal scopo, differenti sono gli eventi che organizza ogni anno: alcuni dedicati esclusivamente alla propria community e organizzati in sinergia coi partner che rendono possibile la sostenibilità del programma, altri estesi a un pubblico più ampio e focalizzati su tematiche attuali e di forte impatto formativo.

Un esempio di questi momenti di approfondimento è stato Winning Women Leading the Way, manifestazione tenutasi lo scorso aprile presso Università Bocconi a Milano grazie alla collaborazione dell’associazione studentesca WIF e dedicata alle donne leader di domani. Pensata per abbattere stereotipi e pregiudizi che ancora incombono sulla figura della donna nel mondo del lavoro, ha coinvolto donne manager: Monica Mandelli (managing director di KKR), Maurizia Iachino Leto di Priolo (partner di Key2People), Cristina Catania (partner di McKinsey & Company), Maria Teresa Iardella (managing director di Mediobanca, Head of DCM & Securitization, Debt origination, Fixed  income syndication and sales), Ulrika Wikström (General Manager Lancôme Italy L’Oréal), Manuela Geranio (dipartimento di Finanza Università Bocconi), che eccellono in posizioni di leadership in Italia e all’estero, e che hanno condiviso con le giovani studentesse presenti la loro storia di successo e fornito loro preziosi consigli.

Qualche settimana fa, sempre presso l’Università Bocconi, Mentors4u, in collaborazione con Nuvolab, e-club e Nebula, ha organizzato un pomeriggio dedicato all’evoluzione del mondo del lavoro e dell’imprenditoria nell’epoca dei millennial dal titolo ‘Il lavoro ai tempi dei millennial tra digitalizzazione, innovazione e imprenditorialità’. Introdotti dal giornalista Emil Abirascid (il direttore di Startupbusiness, ndr) e moderati dalla professoressa Silvia Bagdadli (dipartimento di Management e tecnologia Università Bocconi), sono intervenuti professionisti di entrepreneurship, startup, digital e corporate: Andrea De Spirt (CEO & founder di Jobyourlife), Elisa Gallo (Human capital director di Deloitte), Alessandro Malandra (CEO di Dolly Noire), Francesca Parviero (digital HR & Personal branding strategist di BigName) e Marianna Poletti (CEO di Just Knock), fotografando l’evoluzione che sta vivendo il concetto di lavoro alla luce delle nuove tecnologie che costituiscono un’opportunità di crescita e sviluppo per le aziende e per la creatività innovativa dei più giovani, ai quali è richiesto continuamente di adattarsi al cambiamento delle condizioni occupazionali.

Conclusioni

I ragazzi che abbiamo incontrato in questi anni, una volta concluso il loro percorso in iBicocca o in Mentors4u, hanno sempre affrontato il loro futuro con uno spirito diverso, più consapevole, e maggiormente determinati a costruirsi un percorso professionale ambizioso: in questi ragazzi abbiamo visto una “luce negli occhi” particolare. L’università sta cominciando a offrire esperienze diverse ai propri iscritti e siamo orgogliosi di essere al suo fianco in queste nuove iniziative formative. Crediamo che il miglior ammortizzatore sociale sia di tipo educativo: fornire ‘a monte’ ai ragazzi un bagaglio di competenze più completo e adatto a contesti lavorativi sempre più imprenditoriali e innovativi è molto meglio che dare loro ‘a valle’ sussidi di disoccupazione se non riescono a trovare la propria dimensione lavorativa o se la perdono a causa dei cambiamenti del mondo del lavoro a cui non sono stati preparati adeguatamente quando era il momento. Meglio insegnare ai ragazzi a pescare opportunità in mondi nuovi che stanno nascendo che a stendere la mano per ricevere sussidi da mondi vecchi che stanno morendo.

Contributor: Giacomo Modè, Cmo Nuvolab

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Pubblicato il:

21 dicembre 2017


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