Ecosistemi: Austria (3)

Institute of science and technology Austria, culla delle startup biotech

Ist Austria favorisce il trasferimento tecnologico e la nascita di startup come quelle create da Gaia Novarino e Harold P. de Vladar: Neurolentech, Solgate e Ribbon Biolabs grazie anche all’incubatore Ist Cube

18 Ago 2021

Questo è il terzo articolo che trappa dell’ecosistema dell’innovazione austriaco, abbiamo pubblicato i primi due offrendo una panoramica dello scenario e intervistando i due unicorni nati nel Paese: Bitpanda e GoStudent. Questa volta parliamo di startup in ambito biotecnologico.

Klosterneuburg è una località che si trova a circa 15 chilometri a nord di Vienna, si raggiunge percorrendo la strada che costeggi ala sponda occidentale del Danubio ed è sede dell’Ist Austria (Institute of science and technology). L’Ist è un vero e proprio villaggio che ospita laboratori dove lavorano ricercatori provenienti da tutto il mondo impegnati negli ambiti della biologia, della chimica, dell’informatica, della matematica, delle neuroscienze, della fisica, è impegnato nello sviluppo di ricerca capace di diventare innovazione e quindi di avere impatto sui mercati, nella formazione e nel supporto alla creazione d’impresa attraverso il suo incubatore Ist cube che tra le altre supporta le startup che ci raccontano Gaia Novarino e Harold P. de Vladar, rispettivamente professore di Ist Austria e co-fondatrice di due startup e fondatore e Ceo di Ribbon Biolabs.

Neurolentech e Solgate

Gaia Novarino vive e lavora in Austria da sette anni ed è professore ordinario dell’Ist Austria nonché vicepresidente dell’Istituto con la responsabilità delle attività di science education che Ist Austria sviluppa al fine di divulgare la scienza e la tecnologia e favorire la formazione in queste materie e ambiti.

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Insegno, faccio ricerca e ho contribuito a fondare due startup – dice Novarino –  entrambe vicine al mio ambito di ricerca che è quello dello studio delle malattie del sistema nervoso come per esempio autismo, epilessia, ritardo mentale, ciò che facciamo è sviluppare nuove tecnologie e nuovi approcci per meglio comprendere queste malattie e per meglio raggrupparle, si tenga per esempio presente che l’autismo è una galassia di 600 diverse tipologie di malattia e non tutte possono essere curate con il medesimo approccio terapeutico, un po’ come avviene con il cancro che si manifesta in tantissime varianti, anche l’autismo è così articolato”. Per portare i risultati di questa ricerca a una fase successiva sulla strada dello sviluppo di terapie sono state create le due startup: Neurolentech che utilizza le cellule staminali non per la terapia ma per la diagnosi grazie a un processo di riprogrammazione che parte dal plasma del paziente al fine di potere eseguire diagnosi il più personalizzate possibile, il processo avviene nel pieno rispetto della privacy ed è intermediato dai medici che collaborano con il progetto in Italia, Germania, Austria e Spagna. La seconda startup si chiama Solgate ed è impegnata nella ricerca sulle proteine solid carrier che sono una sorta di cancelli delle membrane delle cellule che decidono cosa entra e cosa esce dalle cellule stesse, si tratta di un gruppo di circa 400 proteine. Questo filone di ricerca è molto nuovo e ancora in gran parte inesplorato ma altrettanto promettente e vi stanno lavorando anche altre aziende negli Usa, lo scopo è sviluppare una piattaforma capace di consentire il controllo di questi cancelli e decidere quindi cosa fare passare, per esempio se si vuole uccidere una cellula cancerogena si impedirà che possa ricevere energia oppure se si vuole limitare l’assorbimento di glucosio, zuccheri, aminoacidi per coloro che soffrono di diabete per esempio.

“Entrambe le startup sono nate dalla collaborazione con altri scienziati sia dell’Ist sia del Ce-M-M (Research center for molecular medicine of the Austrian academic of science) e sono supportate da Ist Cube, Solgate è nata nell’estate del 2020 e Neurolntech a dicembre sempre dello scorso anno, abbiamo già raccolto i primi investimenti e lavoriamo per definire i brevetti, l’obiettivo è arrivare entro i prossimi cinque anni a risultati concreti da poter portare al mercato. N ella mia esperienza personale dare vita a startup è stato un processo non troppo complesso, ciò perché mi sono trovata nel posto giusto al momento giusto e con tutto il supporto esterno necessario: quello dei miei soci, quelli Ist e di tutti i suoi consulenti per gli aspetti legali, burocratici e di business, inoltre io mantengo il mio ruolo di docente, sono socio e advisor scientifico delle due aziende ma il Ceo in entrambi i casi lo fanno altri e poi sono l’unica donna a essere socio delle due startup. La sfida ora è crescere e per farlo ci serve assumere persone di talento, cosa non facile, possiamo assumere persone di tutto il mondo, già l’Ist è un ambiente molto internazionale, non serve necessariamente sapere parlare il tedesco per venire a lavorare e vivere qui e poi la qualità della vita è altissima, io ho vissuto in Italia, Germania e in Usa ma qui è certamente meglio”.

Ribbon Biolabs

Ribbon Biolabs nasce nel 2018 da un’attività di ricerca che è iniziata nel 2015, impiega attualmente circa 10 persone, ha avviato le sue operazioni grazie a grant e ora è sostenuta da investitori venture capital: “il primo investitore è stato Ist Cube nel 2019 e ora stiamo per firmare un secondo round serie A che puntiamo a chiudere entro l’anno per un valore di circa 18 milioni di euro che coinvolge tre venture capital europei e uno statunitense”, dice Harold P. de Vladar che è Ceo e fondatore della startup.

“Qui in Austria ci sono diversi strumenti di supporto per le startup biotech, grant, incentivi fiscali e la collaborazione delle strutture di ricerca, c’è anche una buona disponibilità di talenti ed è facile anche convincere persone a trasferirsi qui. Un po’ più complessa è la fase di scaleup, le tasse sono una voce di spesa importante e comunque è necessario ricorrere a professionisti per gestire tutti gli aspetti legali e fiscali inoltre i fondatori sono considerati come liberi professionisti quindi senza protezioni dal punto di vista delle garanzie lavorative, cosa che naturalmente è diversissima per i dipendenti, oggi se si possiede più del 25% delle quote di un’azienda non ci si può configurare come lavoratori dipendenti ma le cose stanno cambiando perché il Paese sta dimostrando di volere diventare sempre più startup friendly”.

Ribbon Biotech ha sviluppato un algoritmo per sequenziare il Dna in modo efficace e con un approccio che rivoluzione ciò che esisteva in precedenza, la tecnologia messa a punto è in alcune parti brevettata e con l’ingresso dei nuovi investitori si passerà dalla fase di ricerca a quella commerciale e all’internazionalizzazione soprattutto verso gli Usa: “Già oggi il nostro prodotto può essere spedito ovunque e lo abbiamo dimostrato con i primi clienti pilota ma sarebbe ideale avere un sito di produzione anche in Usa, oltre ovviamente a quello che abbiamo qui in Europa presso Ist Austria, poi serviranno strategie di marketing per raggiungere in modo efficace i potenziali clienti che sono le case farmaceutiche, il modo accademico e della ricerca, le aziende id bioproduzione, il settore della chimica, della cosiddetta bioremediation (l’utilizzo dei processi biochimici basati su organismi viventi come microbi e batteri per eseguire compiti, come per esempio la pulizia del suolo o delle acque, senza l’impiego di prodotti chimici, si tratta di un settore in forte espansione perché appunto si propone di sostituire la chimica tradizionale con un approccio più favorevole e compatibile con l’ambiente) della biosintesi e dell’editing del Dna, fino a oggi ci siamo concentrati sulla ricerca, che continueremo naturalmente a sviluppare, abbiamo fatto i primi test di mercato, abbiamo le prime traction e anche un embrione di fatturato, ma il salto per diventare una società commerciale lo faremo nei prossimi mesi”.

Aziende come Roibbon Biolab s si inseriscono in quel fenomeno definito genericamente come biorivoluzione e che comprende diverse tendenze di sviluppo come la medicina personalizzata, il passaggio dai prodotti chimici a quelli biologici, la biologia sintetica: “siamo alle soglie di un cambiamento di paradigma, un po’ come accadde con il passaggio dai transistor ai chip per il mondo dell’elettronica e dell’informatica, la biorivoluzione avrà impatto sostanziale anche nella lotta contro il cambiamento climatico oltre che nella medicina personalizzata che diverrà lo standard per la cura delle persone, segnali ci sono già come l’arrivo dei vaccini mRna che è certamente stato accelerato dalla pandemia covid-19 ma era comunque un processo già innescato da tempo, sarà una rivoluzione in cui si dovrà trovare equilibrio tra la scienza, l’etica e le normative ma il processo è avviato e dobbiamo lavorare per renderlo efficace e disponibile a tutti”.

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