Jonker, ecco perchè DSA e DMA sono importanti per l’Europa digitale

20 Dic 2020

Si chiamano Digital Services Act (DSA) e Digital Markets Act (DMA) e sono le due proposte messe a punto dalla Commissione europea con l’obiettivo di rendere omogeneo il mercato unico europeo digitale, di garantire maggiore protezione per gli utenti e maggiore competitività alle aziende.

Le proposte sono descritte nel dettaglio questa pagina del sito della Commissione Europea , Startupbusiness ne parla con Willem Jonker CEO di EIT Digital con cui avevamo già dialogato a fine 2019 sull’importanza dell’equilibrio tra maker (le aziende e le entità che operano sul mercato) e shaper (le regolamentazioni che rendono il mercato un terreno dove la competizione è garantita a tutti e dove gli utenti/clienti sono protetti da truffe), ne avevamo scritto qui .

EIT Digital è la sezione dell’European Institute of Technology che si occupa appunto di digitale ed è una entità di respiro europeo che fa capo alla Commissione Europea e che tra le sue attività principali annovera il sostengo alle imprese che fanno innovazione, soprattutto a quelle in fase di scale-up .

“La prima cosa da dire – spiega Jonker – è che DSA e DMA sono al momento due proposte della Commissione e che prima che entrino in vigore devono essere sottoposte al Parlamento Europeo e agli Stati membri, ci vorrà ancora un po’ di tempo, qualche anno, ma ciò che è importante fare ora è analizzare queste proposte per verificare quali implicazioni potrebbero avere e prendere atto di una cosa importante: che sono il frutto di una presa d’atto dell’Unione Europea verso l’importanza di agire sul piano dei servizi e del mercato digitali, una presa d’atto che come prima cosa definisce questo mercato e così facendo lo rende pari ai mercati di altra natura e quindi soggetto alle leggi che normalmente regolano tutti i mercati, si pensi per esempio alle norme anti-trust e a quelle per la protezione dei cittadini”.

In particolare il DSA è stato pensato per meglio proteggere gli utenti che fanno acquisti online ed è di fatti una evoluzione delle norme che già regolano le attività di e-commerce, mentre il DMA è stato scritto per rendere appunto il mercato delle piattaforme digitali maggiormente competitivo. Ma quali effetti queste nuove proposte di normativa potranno avere sulle aziende? E in particolare su quelle che fanno innovazione digitale? E soprattutto contribuiranno a rendere l’Europa più forte a livello globale in questo ambito?

Le risposte non sono né facili né immediate ma come spiega Jonker, serve molta attenzione perché “se prendiamo a esempio l’esperienza fatta con il GDPR rileviamo che in linea generale si è rivelato un vantaggio soprattutto per le aziende più grandi e strutturate che sono riuscite ad adattarsi e a farsi trovare pronte più velocemente di quelle più piccole”. Questo è un tema che la Commissione europea ha tenuto in considerazione scrivendo il DMA in cui sono contenute differenze di applicazione per le grandi piattaforme, quelle con più di 45milioni di utenti, e quelle più piccole.

“Ciò che è importante – sottolinea il CEO di EIT Digital – è il concetto di ecosistema dove sia i grandi sia i piccoli possono operare in modo coordinato, dove si realizza la caratterizzazione dei vari attori e pertanto si può più facilmente limitare la nascita di monopoli. Serve quindi definire il mercato, se prendiamo Amazon per esempio e consideriamo il mercato retail nella sua interezza, quindi online e offline, scopriamo che Amazon ha una quota minoritaria di questo mercato ma se prendiamo il mercato del retail tramite piattaforme digitali ecco che il peso di Amazon cambia e diventa maggioritario. DSA e DMA rappresentano quindi la presa di posizione dell’Europa in relazione alla definizione del mercato, ma non basta, serve il passo successivo perché è bello avere un mercato dove si applica la concorrenza leale ma a poco serve se non si hanno anche player europei in grado di competere in tale mercato”.

Oggi le grandi aziende europee del digitale sono una minoranza rispetto a quelle americane e asiatiche, bisogna quindi puntare ad avere almeno un terzo di grandi player di genesi europea, ciò vale anche per gli investimenti in ricerca e sviluppo di genesi industriale come mostra il grafico che rileva come tra i 2500 principali investitori del mondo che complessivamente hanno investito, nel 2020, 904,2 miliardi di euro, la gran parte siano statunitensi, con il 38,5% degli investimenti, Cina e Giappone insieme arrivano a quota 25,8%, mentre la UE pesa per il 20,9%. “Questa è la ‘digital decade’, nei prossimi dieci anni l’Europa deve produrre campioni mondiali del digitale e per questo servono investimenti, serve continuare a stimolare l’impresa innovativa, il mercato uniforme in tutti i Paesi dell’Unione Europea aiuta certamente a sviluppare grandi aziende ma bisogna favorirne la nascita e la crescita”.

Ci saranno molte risorse in arrivo sia da parte dei fondi europei sia da parte dei singoli Paesi che saranno destinate all’innovazione e alla digital transformation: “non è ancora possibile stabilire l’entità precisa di queste risorse ma possiamo citare che il 25% dei fondi del recovery package che in totale dispone di 750 miliardi di euro per i prossimi 7 anni andrà in questa direzione, ci sono Horizon con 100 miliardi di euro sempre per i prossimi 7 anni, e gli investimenti dei singoli Paesi che guardano all’Artificial intelligence, alla cybersecurity, ai digital skill”.

“Bisogna preparare il terreno per le grandi aziende europee del digitale, i soldi ci sono, le infrastrutture anche, ora è fondamentale usare bene queste risorse, dobbiamo evitare frammentazioni come è per esempio accaduto con le App per il tracciamento del Covid dove ogni Paese ha fatto in autonomia con risultati non sempre efficaci e con integrazione minima o inesistente a livello europeo, ora non possiamo più andare in ordine sparso, con DSA e DMA l’Unione Europea mostra di avere pienamente preso consapevolezza dell’importanza dell’innovazione e della trasformazione digitale che avviene in tutti i settori, ora serve trasformare risorse e consapevolezza in imprese, organizzazioni e iniziative capaci di rendere l’Europa competitiva appieno”.

Articolo 1 di 2