La nuova sfida del technology transfer: gestire il cambiamento del prossimo futuro
La nuova sfida del technology transfer: gestire il cambiamento del prossimo futuro

Eccoci qui, oggi siamo al sud, purtroppo soltanto digitalmente, e facciamo visita al Campus di Arcavacata, nel comune di Rende, dove è localizzata l’Università della Calabria. Ci fermiamo per incontrare Maurizio Muzzupappa ed Andrea Attanasio, rispettivamente Delegato del Rettore al Trasferimento Tecnologico e Responsabile del Liaison Office d’Ateneo, nonché “quasi-amici” con i quali ho avuto spesso il piacere di confrontarmi negli anni, sulle tematiche relative alla valorizzazione dei risultati della ricerca, essendo stata in spesso giudice della loro competizione “Start Cup Calabria” (lo sarò digitalmente anche nella prossima edizione!). In questa Università è stato fatto in questi anni un ottimo lavoro. Uno degli indicatori del peso che la Terza Missione ed il Technology Transfer in particolare hanno nell’Ateneo è vedere lo spazio ben organizzato e curato che viene riservato nel sito dell’Università. In evidenza, completo e facilmente raggiungibile per tutti i ricercatori e studenti che vogliano orientarsi su questi temi. C’è anche il collegamento con la piattaforma www.knowledgeshare.it altro indice della volontà di aderire ad un ecosistema nazionale. Bene, con l’augurio di poter riprendere i miei giri fisici all’interno degli Atenei, vi consiglio di leggere questa intervista e di navigare nei link che contiene!

Ciao Andrea e Maurizio, grazie all’Università della Calabria per essere un partner di EUREKA! Che valore date a questa partnership?

Da ormai quasi vent’anni l’Unical sta portando avanti una forte azione di apertura al territorio e ai soggetti che gravitano nell’ecosistema dell’innovazione, convinta che la valorizzazione dei risultati della ricerca sviluppati in Ateneo vada curata, a prescindere dal livello di maturità (TRL) di tali risultati. Lo fa grazie al suo ufficio di Trasferimento Tecnologico, il Liaison Office d’Ateneo (Lio). Da un lato il Lio ha sempre promosso la creazione di una rete di relazioni con tali soggetti, dall’altro ha affrontato e cercato di mitigare l’annosa criticità – ancor più sentita in un territorio strutturalmente debole in termini economici e di penetrazione dell’innovazione – legata al reperimento di fondi per finanziare le attività mirate all’evoluzione di questi risultati verso TRL idonei al loro inserimento nel mondo industriale. In tale ottica risulta evidente, pertanto, l’enorme valore che diamo a collaborazioni come quella con EUREKA, ancor più perché interviene in una fase, quella della “uscita dai laboratori”, che presenta ataviche ritrosie da parte del mondo accademico.

Parlatemi un po’ di voi… cosa vuol dire essere responsabili dell’Ufficio di Trasferimento Tecnologico di UNICAL?

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Maurizio Muzzupappa

L’Università della Calabria sin dal 2003 si è dotata di un Ufficio di Trasferimento Tecnologico (Lio), che negli anni si è sempre più consolidato e strutturato e ha maturato competenze specifiche molto avanzate, il team che lavora in questo ufficio ha un’esperienza ventennale. Oggi la sua gestione è garantita da una perfetta simbiosi tra le due figure che ne coordinano le attività a tutti i livelli, strategico, tattico e operativo, il Delegato del Rettore al Trasferimento Tecnologico e il Responsabile dell’Ufficio. Ci riteniamo fortunati perché abbiamo la possibilità di ”inventare” e mettere in campo sempre nuove azioni in linea con la missione dell’ufficio. La mole di lavoro a volte sembra sopraffarci, ma gli stimoli continui che giungono dall’interno come dall’esterno dell’Ateneo ci danno sempre più forza. È una sfida continua, resa più ardua (non per essere ripetitivi o piangerci addosso) a una latitudine a cui non sempre è semplice operare, ma che, proprio perché più ardua, offre stimoli maggiori.

Quali sono le iniziative che state portando avanti come ufficio di Trasferimento Tecnologico?

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Andrea Attanasio

È importante, nella nostra realtà, consolidare iniziative e attività che portiamo avanti da anni: ci riferiamo a quelle tradizionali di un ufficio di trasferimento tecnologico quali la promozione della creazione di imprese spin-off, la tutela dei diritti di proprietà intellettuale, la gestione del nostro incubatore Technest, attivo dal 2010, l’organizzazione della business plan competition Start Cup Calabria. Come ufficio, inoltre, da sempre seguiamo lo scouting e la promozione di opportunità di finanziamento, sia di derivazione pubblica (bandi europei, nazionali e regionali), sia privata (abbiamo fitte relazioni con le maggiori associazioni di business angel, con venture capitalist; seguiamo i vari fondi per il finanziamento di POC, piuttosto che di startup, ecc.). Da sottolineare, inoltre, come, nell’intento di coinvolgere sulle tematiche della creazione di imprese innovative persone sempre più giovani, da più anni il Lio gestisce il progetto di Contamination Lab (denominato UniCaLab), che mira a infondere in ragazzi molto giovani (il partecipante medio è uno studente universitario, spesso della laurea triennale) e provenienti da diverse discipline, più che concetti strutturati sulla creazione d’impresa, elementi attitudinali e soft skill mirati a stimolare il lavoro di gruppo, la proposizione di valore delle proprie idee, la loro validazione, il tutto secondo le moderne metodologie lean e del design thinking. A tutto ciò il nostro ufficio, nel sempre presente slancio verso nuovi orizzonti che ne caratterizza l’operato, ha da qualche anno un più forte commitment sulle attività di Terza Missione, intesa a più ampio spettro ma sempre focalizzata all’apertura dell’Ateneo verso il mondo esterno, inteso in tutte le sue sfaccettature.

Potete raccontarci i risultati raggiunti? Qualche esempio?

Crediamo di poter essere soddisfatti dei risultati ottenuti in questi anni: a oggi il numero di spin-off operativi del nostro Ateneo è pari a 43, mentre il portafoglio brevetti vanta 41 famiglie brevettuali attive (negli anni i depositi sono stati superiori alle 100 unità). Technest, nei sui 10 anni di vita, ha incubato oltre 30 aziende, attualmente ne ospita 11, sommando complessivamente un fatturato di oltre 2 milioni di euro e oltre 50 dipendenti; le aziende incubate negli anni hanno raccolto oltre 6 milioni di capitale equity. La Start Cup Calabria è giunta alla dodicesima edizione e in questi anni ha ottenuto numerosi successi al Premio Nazionale per l’Innovazione: da essa si sono generate numerose aziende, alcune delle quali oggi si sono consolidate nei propri mercati di riferimento. Il Contamination Lab è giunto al settimo ciclo e, nonostante la giovane età dei partecipanti, come follow-up del percorso seguito, si sono costituite 3 startup. L’ufficio ha inoltre supportato i gruppi di ricerca nell’acquisizione di finanziamento a progetti di ricerca e sviluppo per un ammontare di quasi 100 milioni nella sola programmazione 2014-2020.

I risultati sopra elencati hanno portato a formali riconoscimenti del lavoro svolto, dall’esito dell’ultima VQR (Valutazione della Qualità della Ricerca), che per quanto riguarda l’area Terza Missione, ha collocato l’Unical tra le prime 10 università italiane, prima nel mezzogiorno, alla recente graduatoria stilata dal Times Higer Education, che nel suo noto ranking annuale ha inserito l’Unical come la migliore università italiana nelle attività di trasferimento tecnologico.

 

La sede dell’Università della Calabria

 

Quali sono le prossime sfide per il vostro team?

È necessario premettere che il mantenimento delle attività in essere è già in sé un impegno molto gravoso e continuare a dare continuità a queste e, soprattutto, ai risultati che otteniamo, in un contesto territoriale difficile e in una contingenza economica non delle più favorevoli, non è affatto scontato.

È vero però, proprio in considerazione della specificità del nostro lavoro, che bisogna essere sempre vivi e dare spunti nuovi alle nostre attività: in definitiva, quando si ha a che fare con il mondo dell’innovazione, prerequisito per il nostro lavoro è essere noi stessi innovativi, aperti al cambiamento.

Va inoltre considerato che nel 2020 si è insediata la nuova governance di Ateneo e, in particolare, il nuovo Delegato al Trasferimento Tecnologico, che chiaramente vuole fornire elementi strategici di novità alle attività di TT del Lio. In particolare, tra questi è importante sottolineare: una nuova declinazione delle attività di incubazione, puntando nettamente al supporto alla creazione e all’accelerazione di giovani realtà nel loro early stage, con un settore indipendente in cui ospitare le realtà aziendali un po’ più consolidate, come cuscinetto verso un’incubazione di secondo livello, anche esterna all’Ateneo; la valutazione della possibilità di fare di Technest un incubatore certificato; l’applicazione di una metodologia innovativa per il monitoraggio e la valutazione quali-quantitativa degli spin-off di Ateneo; un’attenzione specifica verso le innovazioni sociali; un coinvolgimento diretto dei Dipartimenti nelle attività di protezione dei diritti di PI.

Come vedete il Technology Transfer in Italia?

Dopo anni di crescita continua e sia qualitativamente che quantitativamente di rilievo, nell’ultimo periodo in Italia sembra si stia vivendo un momento di rallentamento, se non addirittura di appiattimento. Non abbiamo svolto un’analisi di dettaglio delle cause di tale situazione, né siamo in possesso di dati statistici a suffragio di tale affermazione, ma la sensazione a pelle sembra essere quella: non si percepisce più quello spirito pioneristico dei primi decenni. Probabilmente è un fenomeno naturale dopo la crescita di cui parlavamo. È importante, però, ritornando al concetto stesso di innovazione, che, laddove questo rallentamento venisse confermato da dati concreti, si sia in grado, appunto, di innovarsi, eventualmente anche aggiornando quei paradigmi che hanno consentito sin qui al TT di affermarsi a livello nazionale.

Secondo la vostra esperienza, quali sono gli elementi di criticità e i limiti piu’ frequenti e comuni che riscontrate in operazioni di TT?

Come dicevamo, la nostra percezione è quella di un rallentamento della spinta del TT. Se gli studi che regolarmente vengono effettuati dovessero confermarlo, sarà importante e urgente analizzare le cause di questo rallentamento. Proviamo a elencare qualcuna di queste cause ponendoci delle domande sul perché di questa situazione: è forse legata alla perdurante stagnazione economica generale; sono divenuti obsoleti gli strumenti e i paradigmi attraverso i quali il TT si è sin qui sviluppato? È ancora troppo territorialmente disomogeneo lo sviluppo dell’innovazione nel nostro paese? Siamo in grado di intercettare tutte le opportunità che ci presentano nel trasferire i risultati della nostra ricerca al mondo industriale? O, paradossalmente, siamo di fronte a un “inquinamento” da opportunità?

Volete aggiungere qualcosa? Fatelo pure…

Nella situazione che stiamo tutti vivendo, legata all’emergenza del contagio da COVID19, riteniamo importante accennare all’impatto che tale emergenza potrà avere anche sulle nostre azioni di trasferimento tecnologico, nella contingenza attuale e, ancor più, negli sviluppi futuri, quando l’emergenza sarà passata. È evidente, infatti, che non siamo stati innovativi nell’affrontare il contagio, nel senso di non essere stati pronti a gestire il cambiamento. A questo punto siamo certi che nuovi paradigmi si affermeranno anche in ambito lavorativo e nella gestione dell’innovazione e la sfida sarà proprio quella, questa volta, di approcciarsi a essi senza ragionare come si faceva solo un paio di mesi addietro, ma integrandosi immediatamente con essi.

 

[Photo by Drew Beamer on Unsplash]

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Pubblicato il:

29 Maggio 2020

Scritto da:

Anna Amati

Categorie:

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