Di recente, un nuovo servizio per creare immagini con l’intelligenza artificiale rilasciato da Google è diventato il nuovo giochino dei media-socialite, tutti a fare immagini con questa nuova espressione della intelligenza artificiale generativa dal nome simpatico, Nano banana, in molti però, anzi in moltissimi non si sono però accorti che spinti dalla curiosità e dall’urgenza di testare il sistema e di pubblicare la loro opera d’arte sulle pagine di Linkedin o Instagram, sono finiti su un sito, opportunamente realizzato a partire dal nome del dominio fino all’interfaccia, da un’azienda asiatica che nulla c’entra con Google e che, probabilmente, aveva necessità di farsi un bel database di immagini.
Questo è il tipico caso di uso dell’IA come stampella cognitiva, si demanda al concetto di intelligenza artificiale l’attività e si spegne il cervello, ci si lascia guidare senza criterio e discrimine. I casi sono moltissimi, nell’ultimo periodo per esempio non si contano quelli di turisti (i viaggiatori sono fatti di altra pasta) che si sono trovati bloccati alle frontiere perché sprovvisti dei documenti necessari in quanto a loro dire ‘chatgpt ha fornito informazioni errate’, è successo a una turista spagnola, al secolo content creator e influencer, che voleva andare in gita romantica col fidanzato a Porto Rico ma è rimasta bloccata e lo ha fatto sapere al mondo con l’immancabile video di lei piangente diffuso a social unificati. È successo a un professionista australiano che non è riuscito a partire per il Cile perché il cambio di normativa non è stato registrato da chatgpt che sarà anche bravina a mettere insieme le informazioni ma è ignara di tutto ciò che è accaduto nei tempi più recenti, e tu utente che la usi dovresti saperlo.
Senza entrare in casi più drammatici che hanno portato anche a conseguenze fatali, anch’essi oggetto della cronaca di questi giorni, appare ormai chiaro che la cosiddetta intelligenza artificiale generativa è da molti non più considerata come un semplice strumento ausiliario ma come una sorta di oracolo, ci si rivolge a essa per farle fare il lavoro intellettivo che non si ha più voglia di fare, perché è meno faticoso fare ‘pensare’ l’IA che i neuroni propri. Ora intendiamoci per fortuna la gran parte delle persone utilizza l’IA in modo costruttivo, è consapevole che è sì uno strumento sofisticato, ma sempre tale resta, come lo sono i motori di ricerca, i traduttori automatici, tutti strumenti che possono essere di aiuto ma non di sostituzione. Se cerco una informazione la verifico su più fonti prima di accontentarmi, verifico le date dei riscontri che trovo, faccio qualche controllo incrociato, se devo scrivere un testo posso anche farmi aiutare dalla IA ma alla fine quantomeno lo rileggo prima di diffonderlo, verifico che le fonti citate siano corrette (numerosi orma i casi di documenti legali scritti con IA, anzi da IA, che citano riferimenti, precedenti, casi inesistenti, altro bell’esempio di stampella cognitiva), se traduco un testo da una lingua in un’altra non mi accontento del responso dell’IA, cerco risconti, se conosco entrambe le lingue verifico direttamente se tutto è ok, altrimenti provo a usare più strumenti. Se mi imbatto in un’immagine che magari trovo insolita o particolare cerco di comprenderne la fonte, di verificare che sia una foto reale e non il frutto di qualche esercizio nanobananistico.
Se voglio sapere come meglio usare gli strumenti di IA cerco di comprendere come funzionano, di sapere che la loro non è intelligenza nel senso pieno del termine, ma capacità di eseguire calcoli statistici che consentono di ottenere risultati probabilistici, cerco di conoscere i motivi del cosiddetto fenomeno delle allucinazioni scoprendo che i modelli di addestramento delle IA generaliste più diffuse sono artificialmente limitati a una precisione che non arriva dal 100% e quindi commettono intrinsecamente errori, cerco di sapere che c’è invece tutto un mondo di applicazioni degli algoritmi IA che è molto specifico, spesso invisibile, ma molto utile. Se voglio usare l’IA in modo corretto e consapevole non solo devo evitare di impiegarla come sostituto del pensiero, quindi come stampella cognitiva appunto, ma devo anche essere consapevole del modo in cui funziona imparando, per esempio, che dietro ai sistemi di IA generativa non ci sono solo microprocessori potentissimi, algoritmi sofisticati, modelli di addestramento avanzati, ma anche esseri umani che hanno il compito di coadiuvare le risposte automatiche (una sorta di intelligenza artificiale-artificiale) come mise in luce un articolo scritto da Rest Of World, testata che scrive del mondo tech globale e spesso di quello che esce dai normali canali mainstream, che fu pubblicato nell’aprile di quest’anno e che potete leggere qui (è in inglese, ma l’IA vi può aiutare, da usare consapevolmente), un tema che emerse drammaticamente con il caso della scaleup Builder.ai che vendeva sistemi IA che in realtà erano alimentati da operatori umani basati in India. (foto di notorious v1ruS su Unsplash).
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