ecosistemi

L’ecosistema di innovazione di Dubai

L’emirato è ormai riconosciuto come polo di innovazione di portata globale, ecco quali sono i pilastri che reggono il sistema, le free zone, il posizionamento internazionale

Pubblicato il 24 Apr 2024

Il museo del Futuro a Dubai

Asia Amanda Salvaterra, innovation ecosystem officer di Fondazione HIT analizza l’ecosistema a sostegno dell’innovazione di Dubai. 

Lo studio degli ecosistemi e la scelta di Dubai

Gli ecosistemi di innovazione sono reti complesse di attori differenti che collaborano per generare, sviluppare e diffondere innovazioni in un territorio. Studiando la composizione degli ecosistemi tramite un approccio a quintupla elica (governo, ricerca scientifica, impresa, società civile e ambiente) è possibile comprendere il processo di interazione e contaminazione che porta alla creazione di innovazione in un territorio specifico. Partendo da questi studi, si può intervenire sulle politiche rendendole più efficienti ed efficaci, sulla creazione di nuove opportunità (come corsi di studio o bandi), sull’attrazione di talenti, organizzazioni, aziende e risorse finanziarie, che sappiano rendere maggiormente competitivo un territorio a livello nazionale ed internazionale.

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L’articolo espone il riassunto dello studio dell’ecosistema di innovazione di Dubai, particolarmente ricco di spunti di riflessione e di best-practice. La scelta dell’emirato è dovuta alla sua fama di essere sede di grandi aziende e casa di grandi innovatori; tramite lo studio di seguito riportato si vuole capire quali elementi di innovazione si potrebbero riadattare al contesto italiano, per poter rendere la nostra nazione più competitiva e digitalmente evoluta.

Dubai in pillole: dalle origini a leader mondiale

Dubai è uno dei sette emirati che formano gli Emirati Arabi Uniti (EAU), secondo per grandezza alla capitale Abu Dhabi, ma primo per importanza commerciale e turistica. La città è suddivisa in due grandi aree: la Vecchia Dubai e la Nuova Dubai; nella prima si trovano tradizione e cultura, nella seconda, invece, innovazioni e attività turistiche.

La storia degli Emirati Arabi è molto articolata e complessa, nonostante gli sviluppi principali siano avvenuti solamente negli ultimi 300 anni. La zona di Dubai, infatti, fu abitata fin da 3000 anni prima di Cristo, ma non si parlò di essa come di una vera e propria città fino al 1833, anno in cui la prima tribù si stanziò nei dintorni del Dubai Creek, fiume naturale presente sul territorio.

Nel 1892 il Regno Unito assunse la tutela dell’emirato, la cui economia iniziò ad attivarsi nel 1894, tramite il potenziamento del commercio (principalmente di perle). Dai primi anni del Novecento Dubai iniziò lentamente a crescere, fino agli anni ’60 che segnarono il risveglio dell’emirato: vennero, infatti, scoperti giacimenti di petrolio, dando inizio all’esportazione dell’oro nero. Alla fine del decennio, la città disponeva delle infrastrutture necessarie per crescere: erano stati costruiti ponti, strade, reti per l’approvvigionamento di luce e acqua, un sistema di telecomunicazioni e l’aeroporto. Nel 1971 furono ufficialmente fondati gli Emirati Arabi Uniti, con la dichiarazione di indipendenza dal Regno Unito: da quel momento in poi, Dubai è andata di pari passo con gli altri emirati, anche grazie alle scoperte di giacimenti di gas e petrolio nel deserto di Margham. Gli anni ’80 furono caratterizzati da un boom urbanistico e fu necessario un grande sforzo per accogliere il crescente numero di abitanti: nel 1990 essi raggiunsero la cifra di 550mila, fino ad arrivare a 3,3 milioni nel 2019 e 3,6 milioni oggi, rendendo Dubai l’emirato con la più vasta popolazione tra tutti i sette.

Nel 2021 la città è stata votata come la terza migliore città in cui vivere per gli espatriati di tutto il mondo: una delle ragioni è data dalla facilità di operare sul territorio parlando inglese, insieme alle opportunità lavorative, alla facilità di avviare imprese, all’ottima performance del sistema sanitario e all’alto livello dei centri di formazione. Attualmente, le persone che abitano il territorio sono provenienti da oltre 200 nazionalità, facendo della città un hub internazionale.

Dubai oggi è conosciuta anche per le sue opere architettoniche artificiali, tra le quali il Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo alla sua inaugurazione, le “Tre palme” (o “Palm Island”), penisole artificiali situate nel Golfo Persico la cui forma richiama quella dell’omonimo albero, e il “Mondo”, arcipelago artificiale formato da trecento isole che, se viste dall’alto, richiamano la forma del nostro pianeta con i relativi continenti. La municipalità di Dubai ha istituito anche otto aree protette, che coprono circa il 31% dell’area totale dell’emirato, per proteggere, ripristinare e promuovere la biodiversità naturale delle riserve attraverso una serie di iniziative di ricerca scientifica, monitoraggio, istruzione e ricreazione sostenibile.

L’innovazione a Dubai: qualche dato

Per studiare l’ecosistema di innovazione di Dubai, è necessario considerare tutti i settori: la formazione, l’assetto economico e politico e il livello di digitalizzazione del territorio.

Gli Emirati Arabi Uniti si posizionano nella classifica dei primi 20 Paesi al mondo per quanto riguarda la qualità dell’istruzione disponibile. Le scuole private, che costituiscono il 90% del sistema della formazione di Dubai, offrono programmi di studio per Regno Unito, Stati Uniti, India, Francia, Canada, Germania e molti altri Paesi. Il settore dell’istruzione terziaria è cresciuto rapidamente: nel 2008 si contavano solamente 12mila studenti iscritti in università e college privati, mentre oggi il loro numero supera le 28mila unità. Tra più di 400 programmi accademici disponibili, quasi il 40% riguarda facoltà che ruotano intorno al mondo del business mentre il restante 60% spazia dalla ricerca in campo scientifico e informatico all’ingegneria e al design, dalla giurisprudenza alla medicina, dalle scienze della comunicazione alle scienze dell’educazione.

Dubai è un hub digitale di startup e centro internazionale che accoglie fondatori da tutto il mondo. L’emirato offre diverse opportunità: conta molti incubatori e programmi di accelerazione, che aiutano startup e imprese a creare soluzioni innovative per il futuro in diversi ambiti applicativi.

Nel 2023, gli EAU hanno raggiunto il settimo posto tra i Paesi al mondo con il maggior reddito pro-capite, arrivando alla cifra di 53.707 dollari, mentre il PIL ammonta a circa 507 miliardi di dollari, circa il 10% di quello mondiale.

Dubai, insieme agli altri emirati, gode della fama di “Stand Out Nation” (ovvero nazione con un elevato tasso di evoluzione tecnologica e di innovazione), ed è quindi parte della digital élite che a livello mondiale sta diventando via via sempre più competitiva per quanto riguarda l’innovazione e lo sviluppo digitale.

Il tasso di coinvolgimento sui social media supporta la fama degli Emirati in termini di digitalizzazione, avendo superato il 100%. Il Paese è anche la patria dei gamer (il 90% della popolazione dichiara giocare ai videogiochi) e degli investitori in crypto (l’11,4% della popolazione possiede criptovalute). Il 26,4% della popolazione partecipa anche a iniziative legate alla telemedicina, dato che riflette l’alto livello di innovazione nel settore sanitario. Gli Emirati Arabi Uniti sono al nono posto a livello globale in termini di penetrazione dell’e-Commerce e la spesa digitale media pro-capite ammonta a 3.775 dollari, circa il doppio della media mondiale. 

A livello politico, Dubai è governata da una monarchia costituzionale, il cui leader è noto come l’Emiro di Dubai: Sua Altezza lo Sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum, il quale è anche il vicepresidente e Primo Ministro degli Emirati Arabi Uniti.

La politica economica di Dubai si basa sulla salvaguardia e sul rispetto della libertà di praticare qualsiasi tipo di attività; a livello commerciale sono poche le restrizioni sulle importazioni ed esportazioni. Fin dall’istituzione degli EAU, Dubai ha sviluppato un’identità distinta come emirato moderno e dinamico, impostando il piano strategico su cinque settori: sviluppo economico; sviluppo sociale; infrastrutture, territorio e ambiente; giustizia e sicurezza; eccellenza nella politica di governo.

Nel dettaglio dell’ecosistema: le “Dubai Free Zone” e gli enti pubblici dell’innovazione

Una particolarità dell’ecosistema di innovazione di Dubai sono le “Dubai Free Zone”, aree geografiche nelle quali le aziende possono condurre attività commerciali con vantaggi fiscali e regolamentari, come l’esenzione dalle imposte sul reddito per un periodo determinato, e di agevolazioni doganali per le esportazioni e importazioni. Una caratteristica chiave delle free zone è che le aziende possono essere di proprietà al 100% di investitori stranieri, senza la necessità di partner locali.

Uno degli attori chiave nello studio di Dubai e delle sue zone franche, è TECOM Group, compagnia pubblica che svolge attività immobiliari nel territorio dell’emirato. Dal 1999 sviluppa quartieri commerciali strategici e settoriali in tutta Dubai, svolgendo un ruolo fondamentale nel consolidare il suo status di hub globale per gli affari e i talenti.

Le più importanti realtà che TECOM Group ha sviluppato sono le “cittadelle dell’innovazione”, ovvero dei veri e propri hub tecnologici (alcuni in forma di free zone), nelle quali le imprese e i lavoratori possono trovare un terreno fertile e ricco di spunti per progettare l’innovazione. Nelle cittadelle vengono offerti uffici commerciali, spazi di co-working e sale conferenze, garantendo alle aziende anche un supporto operativo, come licenze commerciali, visti di lavoro e molto altro.

Le cittadelle si sviluppano intorno a diversi settori di applicazione:

  • settore ICT, con la Dubai Internet City e la Outsource City. La prima cittadella è il principale hub tecnologico dell’emirato e si dedica alla creazione di uno spazio di lavoro olistico per le aziende tecnologiche della città. La seconda invece è dedicata all’outsourcing e ai servizi condivisi, come call center, data center e operazioni di back-office;
  • settore media & production: l’ecosistema dell’intrattenimento è caratterizzato da infrastrutture all’avanguardia e strutture appositamente costruite, tra cui palchi sonori che hanno supportato importanti progetti cinematografici. Le cittadelle focalizzate su questo settore sono la Dubai Media City (hub per l’industria dei media, sede di marchi globali), la Production City (comunità d’affari orientata a stampa, editoria e produzione) e la Studio City (produzione cinematografica e televisiva);
  • settore industria digitale, sviluppato dalla Industrial City, un ecosistema di offerte integrate tra terreni industriali, magazzini, uffici e showroom, e il Dubai Design District, dove ogni giorno trend setter e lungimiranti plasmano il futuro del design;
  • settore formazione, con due cittadelle: il Dubai Knowledge Park e la Dubai International Academic City, che ospitano diversi istituti di formazione. Per esempio, nel Dubai Knowledge Park si trova la Heriot-Watt University, rinomata università del Regno Unito che si concentra su business, ingegneria e scienze sociali, e la Manipal Academy of Higher Education, università indiana che offre programmi in ambiti come ingegneria, business e medicina.

La Dubai Internet City, così come altre cittadelle, offre tra i propri servizi la piattaforma “Go Freelance”, community di liberi professionisti che semplifica i processi per trovare e fare proposte di progetti ed espandere la propria rete attraverso un marketplace.

Anche gli enti governativi di Dubai spingono verso un contesto sempre più innovativo.

La Digital Dubai Authority (o “Digital Dubai”) nasce per sviluppare e supervisionare l’attuazione delle politiche e delle strategie che regolano le questioni relative alla tecnologia, ai dati, alla trasformazione digitale e alla sicurezza informatica del territorio. Digital Dubai riunisce le competenze di quattro enti: Dubai Electronic Security Center, Dubai Statistics Center, Dubai Data Establishment, Smart Dubai Government Establishment, per rendere Dubai un’economia digitale leader a livello globale. Dalla sua nascita, Digital Dubai ha lanciato oltre 130 iniziative in collaborazione con enti governativi e del settore privato. Tra le principali figurano la Dubai Data Initiative, la Dubai Blockchain Strategy, la Happiness Agenda, la Dubai AI Roadmap e la Dubai Paperless Strategy.

Un altro ente governativo impegnato nello sviluppo dell’innovazione è la Dubai Silicon Oasis Authority, che gestisce la Dubai Silicon Oasis (DSO), zona franca dedicata alla tecnologia e all’innovazione. È stata progettata per essere un hub tecnologico e industriale, ospita aziende operanti nei settori dell’ICT, dell’elettronica, delle nanotecnologie e di discipline tecnologiche. Tra le iniziative organizzate dalla DSO, si possono trovare la Smart City di Dubai, la Strategia 2021, il Dubai Digital Park.

La Dubai Future Foundation si impegna a creare un ecosistema di innovazione coeso che comprende programmi di accelerazione, incubatori, laboratori, sandbox normative e piattaforme di conoscenza, con l’obiettivo di progettare una città pronta per il futuro.

Le attività della fondazione vengono divise in cinque aree strategiche:

  1. Future, Foresight & Imagination;
  2. Content And Knowledge dissemination;
  3. Capacity Building;
  4. Future Design & Acceleration;
  5. Future Experience.

Un’altra organizzazione pubblica di rilievo è la Dubai Chamber, la cui missione è rappresentare, sostenere e proteggere gli interessi della comunità imprenditoriale, creando un ambiente favorevole, promuovendo la città come hub commerciale internazionale e sostenendo lo sviluppo del business.

A livello commerciale, il Dubai Multi Commodities Centre (DMCC) è molto importante: ha l’obiettivo di promuovere il commercio di materie prime e favorire la diversificazione economica di Dubai; è la zona franca più interconnessa del mondo e il principale polo commerciale e imprenditoriale per le materie prime. Al suo interno, per esempio, si trovano:

  • Dubai Gold & Commodities Exchange, una delle principali borse di commodity del mondo;
  • Dubai Diamond Exchange, che promuove il commercio di diamanti e gemme;
  • Global Blockchain Council: creato dalla Dubai Future Foundation per esplorare e discutere le applicazioni attuali e future e organizzare le transazioni attraverso la piattaforma blockchain;
  • Astro Lab: l’unico centro tecnologico partner di Google nell’area del Medio Oriente e del Nord Africa, creato nell’ambito del progetto di accelerazione dell’economia digitale.

Con lo scopo di responsabilizzare le generazioni future e di consentire loro di elaborare soluzioni sostenibili per facilitare il processo di conoscenza e ricerca nel mondo arabo, è stata istituita la Mohammed bin Rashid Al Maktoum Knowledge Foundation (MBRF). La Fondazione si impegna a creare società basate sulla conoscenza in tutta la regione finanziando progetti, attività e iniziative di ricerca. Inoltre, promuove le idee e l’innovazione, concentrandosi sui suoi pilastri principali: istruzione, imprenditorialità, ricerca e sviluppo.

Nonostante alcuni lati “oscuri” legati ad attività non sempre lecite e alla mancanza di integrazione tra i nativi del territorio e la variegata popolazione estera, l’ecosistema di Dubai è interessante per chiunque voglia costruire una startup, trovare lavoro e possibilità di scambio e crescita professionale.

Le zone franche sono un esempio di best-practice: creano un alto valore imprenditoriale attraverso l’attrazione di talenti dall’estero, grazie alla possibilità di crescere il proprio business senza la burocrazia, spesso lenta e complessa, che caratterizza molti altri Paesi (Italia compresa). Anche le cittadelle dell’innovazione sono un punto forte dell’ecosistema dell’Emirato: al contrario di alcuni poli di innovazione che si possono trovare in Italia (in cui si trovano principalmente aziende), le cittadelle diventano la “famiglia” dei lavoratori che le abitano: ci sono appartamenti, ristoranti, palestre, cinema, trasporti dedicati, studi medici, come se fossero delle piccole città in cui costruire la propria vita. Sicuramente ciò comporta anche dei lati negativi (mancanza di separazione vita privata – lavoro, settorializzazione delle connessioni), ma porta ad avere una community solida e costantemente attiva di innovatori nei diversi settori. (Foto: Startupbusiness)

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