Lexroom, crescita esponenziale e strategia internazionale

Il mercato è quello legale, la tecnologia è l’intelligenza artificiale, i co-fondatori arrivano da esperienze diverse e complementari, il round ultimo a settembre 2025 è stato di 16 milioni di euro da investitori nazionali e internazionali guidato dal fondo USA Base10, ed è una delle tredici startup in fase di scaleup entrata nel batch 2026 di Endeavor.

Lexroon solo dodici mesi fa registrava ricavi ricorrenti per una cifra poco inferiore agli 800 mila euro, a febbraio 2026 fa sapere di avere superato i 10 milioni di euro, si tratta di un salto dimensionale che segna il passaggio da giovane promessa dell’IA nel settore legale a realtà strutturata entrando in quel club che vede solo il 10% delle startup a livello globale superare i 10 milioni di ARR (annual recurring revenue), la media ci mette circa 5 anni e mezzo (fonte: Saastr).

Lexroom è fondata da Paolo Fois, Martina Domenicali e Andrea Lonza (nella foto), tre profili con background rispettivamente in prodotto, diritto e AI engineering che si sono incontrati all’interno di Vento, il venture builder del gruppo Exor, la società ha costruito la propria espansione partendo dalla base del mercato: i piccoli e medi studi legali. Oggi, su settemila clienti attivi, circa 6.500 sono studi tra uno e dieci professionisti, questo è il mercato ideale per Lexroom.

“Abbiamo scelto di partire dalla parte più ampia e diffusa del mercato, quella dei piccoli studi legali, per costruire un’infrastruttura di IA verticale per il diritto, con un approccio data-first – spiega in una nota Fois, amministratore delegato di Lexroom – Se riesci a creare valore concreto per uno studio di tre persone, che ha poche risorse e tempi stretti, allora puoi farlo per qualsiasi realtà. È da lì che nasce una crescita solida e davvero sostenibile. Puntiamo a chiudere il 2026 a 40 milioni di euro, di cui una parte significativa generata dall’estero”.

La rapidità di crescita della startup è accompagnata da un modello preciso e scalabile: Lexroom si avvale di un SaaS puro con abbonamento annuale, pricing modulare, nessuna componente consulenziale strutturale. La retention è al 93%, mentre la net revenue retention supera il 120%, segnale che una parte significativa dei clienti amplia l’utilizzo nel tempo. Ma il dato forse più significativo riguarda la frequenza di utilizzo: il 65% degli utenti mensili attivi utilizza il prodotto giornalmente. Significa che quasi due utenti su tre utilizzano la piattaforma tutti i giorni, con una frequenza di utilizzo superiore a quella di molte applicazioni di intelligenza artificiale di uso comune come gli LLM generalisti per esmepio. Un livello di continuità che, nel settore del software, rappresenta il segnale più chiaro che uno strumento è diventato parte integrante del lavoro.

Mentre molte startup hanno adottato un approccio LLM-first, Lexroom ha scelto una strada diversa: costruire un’infrastruttura data-first, basata su oltre sei milioni di fonti normative e giurisprudenziali certificate. L’intelligenza artificiale, quindi, non genera risposte su base statistica pura, ma opera su un sistema di retrieval proprietario che integra dataset verificati, riducendo drasticamente il rischio di allucinazioni. “Il nostro obiettivo è costruire un’infrastruttura IA verticale per il diritto, e non un chatbot per avvocati, per diventare il sistema operativo del lavoro legale in Europa”, illustra Lonza che è il CTO.

La società Ii meno di 18 mesi ha moltiplicato i ricavi e allargato il team, passando da 30 a 90 persone, con l’obiettivo di arrivare a 200 entro il 2026. Le nuove assunzioni si concentreranno su AI engineering, sviluppo prodotto e funzioni legate all’internazionalizzazione. Lexroom cresce velocemente e si comporta già da azienda consolidata, ha cura dei suoi dipendenti e organizza retreat all’estero e ha anche cura del suo posizionamento avendo anche assunto professionisti che si occupano di design, di eventi, di curare l’immagine e il benessere dell’azienda e di chi ci lavora.

Lexroom opera in uno dei settori meno digitalizzati d’Europa. “Ci siamo mossi velocemente all’estero, avviando l’espansione in Spagna e Germania seguendo una strategia progressiva: team locale, integrazione dei dataset nazionali, replica del modello di acquisizione sul segmento avvocati e, solo in un secondo momento, ingresso nel segmento enterprise. Il nostro obiettivo è aprire una nuova country ogni trimestre nei principali Paesi europei di civil law”, dice Domenicali, chief revenue officer.

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