MWC 2026, tra tecnologie applicate e nuovi segnali europei 

Il Mobile World Congress 2026 si è chiuso a Barcellona con quasi 105mila partecipanti da 207 Paesi e territori, 2.900 espositori, sponsor e partner, oltre 1.700 speaker e quasi 2.600 giornalisti e analisti. Numeri che confermano il ruolo del MWC come una delle principali piattaforme europee di confronto tra connettività, intelligenza artificiale, industria e nuovi modelli di business. 

Il dato più significativo, però, riguarda la composizione stessa della fiera: il 58% dei partecipanti proveniva da settori ormai adiacenti al nucleo storico del mobile. È il segnale più chiaro di un evento che da tempo non riguarda più soltanto smartphone e reti, ma sempre di più infrastrutture intelligenti, software, cybersecurity, automazione e IA applicata. Anche i temi guida dell’edizione 2026 vanno in questa direzione: Intelligent Infrastructure, ConnectAI, AI 4 Enterprise, AI Nexus, Tech4All e Game Changers descrivono un mercato in cui l’intelligenza artificiale entra nelle reti, nei processi e nelle piattaforme come livello operativo, non più come semplice promessa. 

4YFN si conferma uno degli spazi più rilevanti del MWC per osservare l’incontro tra startup, capitale e mercato. Nell’edizione 2026 ha riunito oltre 1.000 espositori tra startup e corporation, più di 300 speaker e investitori con fondi complessivi per 70 miliardi di dollari. Il premio finale è andato a Biorce, startup spagnola attiva sull’automazione delle operazioni dei trial clinici con agenti IA, premiata con 20mila euro. 

Dentro questo quadro si inserisce la presenza italiana guidata da ICE Agenzia, con 34 aziende attive in ambiti che vanno dall’intelligenza artificiale all’internet of things, fino a healthcare, smart manufacturing, logistica, mobilità, cybersecurity e tecnologie per la fiducia digitale. Più che una partecipazione costruita sull’effetto annuncio, quella italiana ha mostrato un profilo orientato a verticalità, casi d’uso e applicazioni concrete. 

“Le relazioni economiche tra Italia e Spagna continuano a registrare segnali particolarmente positivi”. Per Chiara Saulle, dell’Ufficio economico-commerciale dell’Ambasciata d’Italia a Madrid, la presenza di 34 aziende italiane al MWC 2026 è “una ulteriore dimostrazione della capacità del nostro ecosistema di proporsi con qualità sui mercati internazionali”. Saulle richiama inoltre il lavoro congiunto di Ambasciata, ICE e Consolato generale d’Italia a Barcellona nel seguire le imprese italiane anche dopo la fiera. 

Tra le realtà italiane presenti troviamo Epitomea, sull’automazione dei processi di compliance medica e documentale; Humans, che sviluppa prodotti e servizi attraverso interfacce intelligenti e IA; Icarus, con assistenti vocali per la gestione delle chiamate in sanità e nei servizi; MLR, con WuvDay, sul terreno dell’autenticità 

e della verificabilità di foto e video; Social Thingum, attiva su IA, machine learning e analisi avanzata dei dati per la trasformazione digitale delle PMI; VLAB, con TimelapseLab, che applica reti neurali e intelligenza artificiale al monitoraggio remoto dei cantieri, anche sul fronte della privacy. 

Una delle tracce emerse a Barcellona riguarda il prodotto europeo. Non tanto nel senso di un ritorno industriale già compiuto, quanto come riapertura di una domanda: se nel mercato smartphone ci sia ancora spazio per dispositivi che provino a distinguersi non solo per prezzo o specifiche, ma per identità, software e rapporto con l’ecosistema. 

In questo quadro, Nothing e Jolla rappresentano due traiettorie diverse. 

Nothing si muove all’interno dell’ecosistema dominante, ma prova a costruirsi una posizione distinta lavorando su linguaggio di prodotto, software e community. È una strategia che negli ultimi mesi ha assunto un profilo più definito anche sul piano societario: a settembre 2025 l’azienda ha annunciato un round Serie C da 200 milioni di dollari a una valutazione di 1,3 miliardi, presentandolo come l’avvio di una nuova fase orientata verso una piattaforma consumer IA in cui hardware e software convergono. 

È una chiave utile anche per leggere quanto mostrato attorno al MWC 2026. La gamma Phone (4a) non segna solo un aggiornamento di prodotto, ma anche un passaggio nel posizionamento del marchio. Il modello base mantiene molti degli elementi visivi che hanno reso riconoscibile Nothing negli ultimi anni, mentre la versione Pro introduce un linguaggio più sobrio e meno legato alla trasparenza che aveva definito le prime generazioni. Più che una semplice variazione estetica, sembra il tentativo di allargare il pubblico senza rinunciare del tutto ai tratti distintivi costruiti finora. 

Accanto al design, Nothing continua a insistere sul software. Funzioni come Essential Search, Essential Space, Essential Memory e Playground rafforzano l’idea di un’esperienza costruita sopra Android per rendere il dispositivo più personale e contestuale. Il punto, qui, non è stabilire se questa ambizione sia già compiuta, ma osservare come Nothing stia cercando di spostarsi da marchio riconoscibile sul piano visivo a soggetto con una propria proposta di interfaccia e di esperienza d’uso. 

Jolla si colloca quasi sul versante opposto. A Barcellona il nuovo Jolla Phone non è stato presentato soltanto come dispositivo, ma come proposta che rimette al centro il tema di uno smartphone costruito attorno a un sistema operativo sviluppato in Europa. È questo l’elemento che distingue il caso Jolla da molte altre presenze in fiera: più che sulla competizione frontale con i grandi marchi globali, il progetto insiste su privacy, controllo del software e autonomia rispetto alle piattaforme dominanti. 

Jolla lega il nuovo telefono a Sailfish OS e all’assemblaggio finale a Salo, in Finlandia, comunicando anche oltre 10mila preordini raccolti tra dicembre 2025 e febbraio 2026 e più di 5 milioni di euro di vendite impegnate. Sono numeri ancora lontani dalla scala dei grandi player, ma servono a dare consistenza a un progetto che prova a presentarsi non come esercizio nostalgico, bensì come proposta coerente per una nicchia sensibile ai temi della privacy, della durata e della riparabilità. 

Anche sul piano del prodotto, Jolla cerca di tradurre questi elementi in scelte concrete: supporto alle app Android, assenza di dipendenza da account Google, interruttore fisico per disattivare sensori, batteria sostituibile dall’utente, memoria espandibile. Non sono dettagli neutri, perché contribuiscono a definire il posizionamento del telefono più della pura corsa alla potenza o alla spettacolarizzazione della scheda tecnica. 

Messe accanto, Nothing e Jolla raccontano due modi diversi di cercare spazio nel mercato smartphone del 2026. Jolla prova a riportare nel mobile il tema dell’autonomia europea partendo dal sistema operativo e dal controllo dell’infrastruttura software. Nothing, al contrario, non mette in discussione gli ecosistemi esistenti, ma cerca una differenziazione al loro interno attraverso design, interfaccia e community. Da una parte c’è il tentativo di costruire un’alternativa più autonoma; dall’altra quello di rendersi riconoscibili dentro un mercato sempre più standardizzato. 

Dentro questa cornice, la delegazione italiana si colloca su un terreno meno rumoroso di altri lanci internazionali, ma coerente con la traiettoria mostrata dalla fiera: meno promessa indistinta, più tecnologie applicate; meno storytelling generico, più strumenti per sanità, industria, telecomunicazioni, sicurezza e fiducia digitale. In un MWC che conferma la trasformazione del mobile in piattaforma di convergenza tra infrastrutture, AI e industria, è un posizionamento leggibile e credibile. 

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