Flight to nowhere e altre stranezze nel business dei cieli
Nuove idee per aria, voli senza meta e cibo da first class

Vi ricordate del coviding? Il neologismo che usammo, ispirandoci al concetto di pivoting della cultura startup, per indicare la necessità di trovare nuove strade, nuovi modelli, nuovi business per affrontare la crisi dovuta all’emergenza pandemica globale? Ne scrivemmo qui . Bene, non vale solo per le startup, ma anche per interi settori industriali e una chiara dimostrazione arriva dalle compagnie aeree che sono uno dei business maggiormente colpiti dalle conseguenze del covid-19. Cosa si stanno quindi inventando le linee aeree per cercare di compensare almeno in parte i fatturati persi a seguito del fatto che la gente oggi viaggia molto meno in attesa che si possa tornare a livelli di traffico più vicini a quelli che registravano un record dopo l’altro alla fine del 2019? La fantasia pare non mancare e due sono le strade preferite: i cosiddetti ‘voli senza destinazione’ (flight to nowhere) e lo sconfinamento nel settore della ristorazione.

I voli senza meta stanno spopolando. Sono già numerose le compagnie aeree che li stanno organizzando (garantendo le necessarie condizioni in termini di sicurezza sanitaria), e sono quasi tutte asiatiche: Singapore Airlines, Royal Brunei Airlines, l’australiana Qantas (il cui primo flight to nowhere è andato esaurito in soli 10 minuti) , la taiwanese EVA Air, la giapponese All Nippon Airways, la coreana Asiana Airlines. Si tratta di voli che decollano e atterrano solitamente dal medesimo aeroporto dove l’esperienza non è più quella di spostarsi da una città all’altra, da un Paese all’altro, da un continente all’altro, ma diventa quella di trascorrere del tempo in volo, a fare cosa? Anche qui la fantasia si è scatenata: c’è che organizza voli a tema, magari in occasioni di feste o giornate particolari come la festa del papà, chi organizza tour di sightseeing, proprio come fossero i bus che girano per le città, solo che invece di vedere le città si vola sopra la barriera corallina o i ghiacci dell’Antartide, oppure si passa qualche ora godendo del servizio di alto livello come si fosse in un hotel di lusso o semplicemente si scaccia un po’ la nostalgia del viaggio e del volo che per molti era prima della pandemia parte integrante della vita personale e professionale. Questi voli sono un vero e proprio fenomeno tanto che molte delle compagnie hanno scelto di effettuarli con aeromobili di grandi dimensioni come i modelli di ultima generazione Boeing 787 Dreamliner e Airbus 350 o con il gigantesco Airbus A380 che molte compagnie hanno messo in naftalina in attesa di tempi migliori. La stessa Airbus ha deciso di interrompere la produzione di quello che è il più grande aereo di linea mai costruito, l’ultimo A380 è infatti uscito dalla fabbrica di Tolosa per gli ultimi ritocchi il 23 settembre 2020.

E poi ci sono i ristoranti che servono il cibo che tipicamente si gusta in volo. Singapore Airlines ha dedicato un A380 allo scopo ove, come fosse un normale ristorante, gli avventori possono gustare i piatti che normalmente sono serviti ai passeggeri delle classi First e Business, è anche possibile farsi recapitare a casa questi piatti, scelta quella della ristorazione fatta anche dalla tailandese Thai Airways che ha aperto un ristorante temporaneo che propone piatti di ‘alta quota’ e da AirAsia che con una certa dose di preveggenza aveva già aperto un ristorante di questo tipo in un centro commerciale di Kuala Lumpur a dicembre dello scorso anno.

Le ragioni di questi fenomeni sono certamente dal ricercare nella necessità da parte delle compagnie aeree e di tutte quelle aziende che lavorano nell’indotto, come per esempio i fornitori del catering appunto, di trovare fonti di guadagno che possano in parte compensare le grandi perdite a seguito dell’emergenza covid-19, ma per i voli senza destinazione ci sono anche altri motivi che sono legati alla necessità di fare volare gli aerei sia per ragioni tecniche: se tenuti troppo in sosta poi è più complesso e costoso far ripartire gli aeromobili, sia per ragioni normative che obbligano le compagnie a mantenere in attività i loro voli per non perdere licenze, diritti, slot di decollo e atterraggio, e per tenere in attività l’intero sistema aeroportuale. Alcune compagnie aeree fanno volare gli aeromobili vuoti, li chiamano ‘voli fantasma’, ma siccome bisogna farlo, tanto vale farlo con passeggeri a bordo e guadagnarci qualche soldo. Se poi il fenomeno diventa popolare tanto meglio.

In Europa e in Usa queste strategie commerciali pare non abbiano trovato ancora terreno fertile e nel frattempo si è iniziato a volare un po’ di più e quindi probabilmente molte compagnie aeree si sono concentrate sul ripristino dei voli tradizionali e sul trasporto delle merci. I voli cargo infatti non si sono fermati, se le persone non possono volare le merci invece hanno continuato a muoversi tra ogni latitudine e longitudine, durante il periodo di maggiore emergenza questi voli sono serviti per portare dispositivi di protezione e strumenti medicali da un posto all’altro, ma i voli cargo stanno certamente contribuendo ad ammortizzare le sofferenze del settore. Inoltre si è anche rilevato che per guadagnare in efficienza e approfittare dello scenario così unico sono stati fatti anche investimenti per migliorare le infrastrutture e la gestione con uno slancio verso l’adozione di strumenti digitali per rendere le procedure più efficienti come rileva il sito specializzato AirCargo Italy che ha analizzato quanto fatto dai due principali scali italiani: Fiumicino e Malpensa.

Emil Abirascid

 

Photo by G-R Mottez on Unsplash

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Pubblicato il:

01 Ottobre 2020


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