Agrifood

Osservatorio Food: cibo sostenibile, è boom di startup

Secondo l’Osservatorio Food Sustainability nel 2020 c’è una crescita fortissima delle startup agrifood nel mondo, un quarto di quelle censite avrebbero obiettivi di sostenibilità. Norvegia, Israele e Uganda i paesi con più startup del cibo sostenibili

04 Lug 2021

Cibo sostenibile: un tema di grande importanza che si declina in vari modi, si va dalla produzione più green (la produzione alimentare è tra le industrie più inquinananti)  alle soluzioni contro lo spreco alimentare, dal packaging  alla filiera corta, dall’economia circolare al software per l’agritech. Un mondo molto ampio che l’Agenda 2030 interseca con diversi obiettivi e in cui anche le startup tstanno giocando un ruolo importante.  Attualmente, un quarto delle 7.120 startup agrifood nel mondo persegue obiettivi di sostenibilità, soprattutto produzione e consumo responsabili, lotta alla fame e crescita economica sostenibile e inclusiva, tutti obiettivi precisi dell’Agenda 2030 dell’Onu. Di fronte a questi numeri ci si può anche chiedere se sia corretto parlare di boom: dati i tempi che stiamo vivendo, come mai non siano tutte sostenibili le startup che hanno a che fare con il cibo (non solo un quarto), se con startup intendiamo nascenti realtà innovative e magari tech che più di ogni altra realtà imprenditoriale dovrebbero nascere con criteri di sostenibilità nativamente integrati o essere parte della soluzione per rendere il settore più sostenibile.

Secondo i risultati della ricerca dell’Osservatorio Food Sustainability della School of Management del Politecnico di Milano, presentati nei giorni scorsi, sono 1.808 le startup agrifood sostenibili nate a livello internazionale fra il 2016 e il 2020, il 56% in più delle 1.158 censite lo scorso anno e il 25% del totale delle startup dell’agroalimentare (7.120). Il 40% ha ottenuto almeno un finanziamento, per un totale di 5,6 miliardi di dollari raccolti, pari a una media di circa 7,7 milioni di dollari (2,5 milioni in più rispetto al 2019). Gli SDG prioritari per le startup sono la transizione a sistemi di produzione e consumo più responsabili (SDG 12), dove si concentra il 35% delle soluzioni proposte dalle nuove imprese, la lotta alla fame (SDG 2) con il 21% e la crescita economica sostenibile e inclusiva(SDG 8) con il 17%.

“La pandemia ha avuto un forte impatto sui sistemi alimentari urbani, mettendo in crisi l’accesso al cibo per le fasce di popolazione più vulnerabili, accentuando paradosso dell’insicurezza alimentare a fronte dello spreco di cibo e stressando le filiere agroalimentari globali –afferma Raffaella Cagliano, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability -. È emersa l’importanza di tracciare e condividere le informazioni e il ruolo centrale del packaging, che attraverso tecnologie e materiali innovativi si è adattato al boom dell’e-commerce. Il traguardo di una transizione sostenibile e inclusiva “from farm to fork” si potrà raggiungere solo lavorando sulla circolarità delle risorse, sull’integrazione dellediverse innovazioni disponibili, sullo sviluppo e aggiornamento dellecompetenze degli operatori del settore e sulla costruzione di relazioni più solide e dirette fra i diversi attori della filiera agroalimentare”.

Norvegia (24 startup agrifood, il 58% sostenibile), Israele (139 startup, 46% sostenibile) e Uganda (24 startup, 46% sostenibile) sono i paesi con la più alta percentuale di nuove imprese agrifood che perseguono obiettivi di sostenibilità. In questa classifica, l’Italia si colloca solo in dodicesima posizione con 22 startup sostenibili sulle 76 nuove imprese agrifood censite (29%), ma presenta un mercato in evidente crescita rispetto allo scorso anno: 15 startup sostenibili in più (erano 7 nel 2019, il 13% del totale) e 23 milioni di dollari di investimenti raccolticontro i 300mila dollari di un anno fa, pari a un finanziamento medio di un milione di dollari.

Fra le imprese del comparto della trasformazione si diffondono pratiche di economia circolare per prevenire gli sprechi alimentari e migliorare la gestione delle eccedenze generate, fra cui la programmazione flessibile della produzione, la migliore previsione della domanda e la ridistribuzione per il consumo umano. Crescono l’interesse e gli investimenti nel packaging sostenibile, in grado di “parlare” ai diversi attori della filiera promuovendo comportamenti virtuosi, condividendo informazioni lungo i diversi stadi della filiera e facilitando alcune attività logistiche. E si riscopre il ruolo delle filiere corte sostenibili, che sfruttano la prossimità geografica, relazionale e informativa per accorciare le distanze fra produttori e consumatori e ridurre le diseguaglianze di redditi fra piccoli produttori e grande distribuzione.

“L’emergenza non ha arrestato il fermento innovativo del settore, che, nel quinquennio dal 2016 al 2020, ha visto una crescita di startup agrifood che propongono nuove soluzioni orientate agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, in particolare a porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare e promuovere un’agricoltura sostenibile,garantire modelli sostenibili di produzione e di consumoe incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibilee un lavoro dignitoso per tutti – afferma Paola Garrone, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability-. I fornitori di servizi guidano l’innovazione sostenibile nel sistema agroalimentare (744 startup, 41%), con soluzioni per raccogliere e condividere dati e informazioni, migliorare la programmazione della produzione e la gestione delle scorte, ridurre gli sprechi. Seguono le startup attive nella fase di Food Processing (352, 20%), con investimenti in ingredienti naturali e cibi proteici alternativi, e i fornitori di tecnologia (205 startup, 11%), che offrono tecnologie innovative per l’agricoltura di precisione”.

Il sito dell’Osservatorio Food Sustainability.

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