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Plant based, l’innovazione di Umiami

La startup francese ha già raccolto 30 milioni di dollari per sviluppare petti di pollo plant based con la sua innovativa tecnologia umisation

Pubblicato il 23 Mag 2023

Si sente parlare sempre più spesso di quanto il mercato alimentare sia uno dei principali responsabili dell’inquinamento del pianeta, soprattutto se si pensa agli allevamenti intensivi che sottraggono progressivamente superficie alle foreste e quindi aria pulita. A questo proposito la tecnologia sta dimostrando che esistono molte opzioni più sostenibili come alternative alla carne e al pesce.

Una di queste è quella della carne coltivata in laboratorio. Mentre la carne di carne di pollo rimane la tipologia più consumata a livello mondiale, l’industria della carne coltivata sta affrontando alcune sfide tecnologiche che limitano il suo sviluppo.

Custom Market Insights stima che entro il 2040 il mercato della carne coltivata raggiungerà i 450 miliardi di dollari che rappresenta il 20% del mercato globale della carne. Finora la tecnologia disponibile ha consentito solo la produzione di piccoli pezzi di carne coltivata, gli “straccetti”. Questo tipo di prodotto ha trovato limitate applicazioni nell’industria alimentare e nella ristorazione, poiché la preferenza dei consumatori è per i filetti di carne di pollo. E’ stato proprio su questo segmento che si è concentrata l’attenzione dei ricercatori della startup francese Umiami.

Lo shift tecnologico: dall’extrusion all’umisation

Un progetto nato dallo studio di due giovanissimi ricercatori, Martin Habfast e Tristan Morel, che nel 2019 hanno sviluppato una tecnologia chiamata “umisation” che consente di ottenere filetti interi di petto di pollo coltivato. Questo metodo rivoluzionario permette alle proteine di creare una texture fibrosa, consentendo di determinare la grandezza, la direzione e lo spessore del prodotto finale.

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Non solo, Umiami ha anche posto una grande attenzione sulla salute dei consumatori. L’azienda si è impegnata a creare il prodotto con l’etichetta più corta possibile, evitando l’uso di agenti chimici come coloranti, conservanti e methylcellulosa. Questo approccio si traduce in un prodotto più naturale a beneficio dei clienti e della loro salute.

Questo salto tecnologico ha aperto ad Umiami un mercato nuovo per la plant-based meat, nel quale oggi gli altri competitor non sono ancora arrivati ma la richiesta di mercato è enorme. In altri termini, come insegna la strategia, hanno trovato il loro “oceano blu”.

Il piano di crescita di Umiami

L’obiettivo di Umiami è di rivoluzionare l’industria della carne coltivata e fornire al mercato una soluzione sostenibile e di alta qualità. Una scelta strategica che va incontro alle esigenze delle nuove generazioni di consumatori, scelte consapevoli e rispettose della salute propria e del pianeta.

Il business di Umiami si basa su due linee principali: industry, ossia il canale attraverso il quale Umiami produce in white label, e foodservice, dedicato alla distribuzione per i ristoranti.

Per sostenere questo piano ambizioso, Umiami ha ottenuto finanziamenti significativi. Dopo aver raccolto 2,3 milioni di dollari nel primo round di finanziamento, ha concluso nel 2022 un aumento di capitale da 30 milioni di dollari.

Il piano ha visto l’apertura di un nuovo centro di ricerca e sviluppo nei pressi di Parigi e l’apertura della produzione su larga scala, rilevando lo stabilimento di Unilever per raggiungere entro il 2025 15mila tonnellate l’anno di produzione per servire la clientela B2B food e catering.

Umiami rappresenta un esempio di come l’innovazione tecnologica possa guidare il cambiamento nell’industria alimentare, offrendo alternative alla carne tradizionale a più basso impatto ambientale.

Con la loro tecnologia “umisation” e l’impegno per la salute dei consumatori, stanno aprendo la strada a un futuro in cui la carne coltivata potrebbe affermarsi come alimento sulle tavole di tutta Europa. Il loro successo finora è un segnale promettente per il settore e un passo avanti verso una produzione alimentare più sostenibile e consapevole. (Foto Unsplash Mark DeYoung )

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