Terza missione: con il Contamination Lab l'Università Mediterranea crea posti di lavoro
Terza missione: con il Contamination Lab l’Università Mediterranea crea startup

Andiamo al sud e facciamo visita all’Università Mediterranea dove ci attende il Prof. Claudio De Capua, Prorettore al Trasferimento Tecnologico dell’Università Mediterranea che ha sede a Reggio Calabria. Conosco Claudio da diversi anni, ho seguito il suo impegno nel costruire il Contamination Lab e nel motivare gli studenti a valorizzare la loro conoscenza. Ho visitato più volte la Cittadella Universitaria che è composta da sei dipartimenti: Agraria, Architettura, Ingegneria, un politecnico dell’ambiente che studia paesaggio, urbanistica e green economy. Giurisprudenza che spazia dai temi economici all’archeologia. Date un’occhiata al sito dell’Università, https://www.unirc.it/, dove si trova una sezione dedicata alla Terza Missione con notizie utili di orientamento.

Ciao Claudio, grazie all’Università Mediterranea per essere un partner di EUREKA! Che valore dai a questa partnership?

Sono orma diversi anni che l’Università Mediterranea collabora con numerosi partner nazionali ed internazionali sulle tematiche connesse all’innovazione ed al trasferimento tecnologico. Tuttavia, è la prima volta che viene firmato un accordo con un fondo investimento privato interessato ad investire direttamente nelle nostre startup ed aree di ricerca in un settore quale quello dei materiali avanzati.

Parlami un po’ di te… cosa vuol dire essere responsabile dell’Ufficio di Trasferimento Tecnologico dell’Università?

Non è sicuramente un impegno facile, soprattutto visto il contesto socioeconomico in cui si colloca l’Università Mediterranea. La Calabria è tra le regioni con il più alto tasso di disoccupazione giovanile d’Europa ed il suo reddito pro capite e quasi la metà di quello della Lombardia. Tuttavia, grazie agli studenti, ai dottorandi ed ai ricercatori dell’Ateneo reggino, ogni giorno trovo stimoli per fare meglio e coordinare l’Ufficio per dare un segnale forte al territorio. Inoltre, sono convinto che lo sviluppo del territorio sia strettamente legato alla capacità di innovazione che lo stesso è in grado di generare. L’innovazione si alimenta dalle attività di ricerca e noi siamo consapevoli della responsabilità e del ruolo che abbiamo poiché, in questo contesto, la ricerca è quasi esclusivamente universitaria.

Quali sono le iniziative che state portando avanti come ufficio Technology Transfer?

Negli ultimi anni ci siamo impegnati molto su diversi fronti. In primo luogo, abbiamo puntato a valorizzare le idee di studenti e ricercatori attraverso il laboratorio d’impresa “Contamination Lab”. Grazie a quell’esperienza sono nate diverse startup ed alcuni oggi creano posti di lavori a Reggio Calabria. Un’altra missione che ci siamo prefissati è stata la valorizzazione dei brevetti. Spesso le privative industriali giacciono per anni nei cassetti e non vengono valorizzati. Insieme all’Ufficio di Trasferimento siamo andati a scovare tutti i brevetti presenti ed abbiamo iniziato un lavoro di promozione che spero porti frutti importanti nei prossimi mesi. Infine, ci siamo concentrati sulla valorizzazione della ricerca. Sfruttando il bando “Ingegno” della Regione Calabria è stato attivato uno scouting molto importante all’interno dei diversi laboratori di Ateneo che ha portato a stilare 37 report di nuovi risultati della ricerca potenzialmente industrializzabili.

Puoi raccontarci i risultati raggiunti? Puoi farci qualche esempio?

Come detto in precedenza sono numerosi i risultati che stiamo raggiungendo. Negli ultimi anni ad esempio le idee innovative dei nostri studenti sono riuscite sempre ad approdare al Premio Nazionale per l’Innovazione e confrontarsi con le migliori idee di imprese a livello nazionale. Abbiamo promosso l’Università all’estero partecipando a fiere importanti quali il Viva Technology di Parigi e il CES di Las Vegas. Siamo riusciti a vincere, insieme alle altre Università calabresi, il bando della Commissione Europea dedicato alla Notte Europea dei Ricercatori ed organizzare eventi di rilievo nazionale.

Quali sono le prossime sfide per il tuo team?

Aprirci ancora di più al mondo dell’impresa. Ci auguriamo che siano le imprese del nostro territorio, che seppur in difficoltà, ci chiedano di collaborare con loro ed attuare davvero open innovation.

Come vedi il Technology Transfer in Italia?

Negli ultimi anni, nelle Università, accanto alle due missioni tradizionali di didattica e di ricerca ha assunto un ruolo fondamentale la così detta “Terza Missione”. Per Terza Missione si intende l’insieme delle attività con le quali le Università entrano in interazione diretta con la società, quindi promuovendo eventi di elevato carattere culturale o sociale oppure favorendo la crescita economica del territorio attraverso la trasformazione della conoscenza prodotta dalla ricerca in conoscenza utile ai fini produttivi.

Secondo la tua esperienza, quali sono gli elementi di criticità e i limiti più frequenti e comuni che riscontri in operazioni di Technology Transfer?

Le idee sono tante, ma non è affatto facile trovare investitori che consentano di mettere a frutto il lavoro di ricerca svolto al fine di proporre sul mercato soluzioni altamente innovative.

 

 

 

Contributor

 

90% below è il blog di Anna Amati, Partner EUREKA! Venture, Sgr che gestisce il fondo, Eureka! Fund I – Technology Transfer, focalizzato in startup, spin-off e progetti cosiddetti POC (Proof of concept) provenienti da una rete qualificata di centri di ricerca partner, nell’ambito dei materiali avanzati e più in generale scienza e ingegneria dei materiali.

Share:

direttore
Ricevi la nostra newsletter

Pubblicato il:

15 luglio 2020

Categorie:

90% below


Articoli correlati
Video Consigliati
reply