editoriale

Ucraina, il racconto di Victoria e il ricordo di Yulia

L’intervista che Jara Pascual di Collabwith ha fatto a Victoria Gerukh, Ceo di uTrigg, è allo stesso tempo straziante e assetata di speranza, speranza che per Yulia Zdanovska si è spezzata

09 Mar 2022

Le conseguenze di una guerra sono tantissime a breve e lungo termine, le conseguenze peggiori sono quelle che spezzano vite umane, che minano la speranza e il futuro, va tenuto perciò ben saldo il filo della speranza per quanto sottile possa essere perché è l’unico che può consentire di tornare a vivere. Il futuro è vittima e il suo offuscarsi a causa della tragedia è un prezzo molto alto un prezzo che in alcuni casi è altissimo ed è per sempre.

Qui di seguito vi propongo la sintesi di un’intervista fatta da Jara Pascual, amica e instancabile promotrice di innovazione con visione europea, con la quale parlammo già qualche anno fa quando ancora era co-fondatrice di Knowco  , esperienza che poi si è evoluta nella sua venture attuale che si chiama Collabwith .

Jara ha condotto l’intervista – che vi invito a leggere nella sua versione integrale e originale  – qualche giorno fa parlando con una imprenditrice ucraina, Victoria Gerukh, Ceo e co-fondatrice di uTrigg , startup che eroga servizi di emotion analytics per gli specialisti di marketing che desiderano conoscere meglio i loro clienti, startup che ha sede in Ucraina, con uffici in Polonia e negli USA. L’intervista è intensa e Jara ha deciso di pubblicarla interamente e senza modifica alcuna alle risposte che Victoria le ha mandato per mail, la data di pubblicazione è il 6 marzo 2022, undicesimo giorno dall’inizio dell’occupazione militare russa dell’Ucraina.

La speranza è che Victoria e la sua startup, il suo team, possano tornare presto a costruire il futuro così come l’avevano progettato, se non addirittura meglio, che possano trovare la forza di portare avanti il loro progetto anche in questi giorni bui e soprattutto appena la pace sarà ritrovata, la speranza è quindi che ci sia un futuro vero e concreto, una speranza che però – mi perdonerà il lettore un ultimo pensiero prima di lasciarlo alla lettura dell’intervista – non sempre si realizza, così come accade per i tanti morti di questo conflitto e per ricordarli tutti desidero citare la storia di Yulia Zdanovska, una ragazza di 21 anni uccisa dalle bombe russe il giorno 8 marzo 2022, la giornata internazionale della donna, mentre aiutava a Kharkiv altri civili a tentare di sopravvivere alla guerra, ebbene Yulia era un genio della matematica, aveva vinto nel 2017 la medaglia all’European Math Olympics. Yulia, la sua gioventù, la sua generosità, la promessa di ciò che avrebbe potuto fare ed essere con le sue doti, non c’è più e questo è il più grande dei drammi perché è il dramma che non ha futuro, è il dramma che non si può ricostruire, ed è il dramma che vivrà per sempre nel ricordo e nello strazio che tale ricordo avrà per i vivi .

Nel dialogare con Jara, Victoria racconta in modo preciso le sue sensazioni, l’incredulità, i dettagli di una esperienza tragica, la necessità di tenere unita la famiglia, di portare in salvo tutti anche il piccolo cane Shu che lei definisce come CHO, Chief happiness officer e che però purtroppo morirà presto a causa di un attacco cardiaco. Racconta dell’immane viaggio per allontanarsi dalle zone più pericolose, dell’impossibilità di dormire e poi di come intende dare il suo contributo alla lotta contro gli invasori anche ricorrendo alle sue conoscenze di chimica imparate nel suo percorso di formazione per produrre “hell cocktail” con cui affrontare gli invasori. Racconta di come solo dopo alcuni giorni il senso di incredulità, di stordimento, una sensazione, descrive, come quella di essere a nuoto sottacqua e sentire rumori provenire dalla superficie, rumori che creano un senso di spavento, rumori che ti spingono a riemergere, anche fosse un semplice applauso, ecco a un certo punto è tornato il realismo, la drammatica consapevolezza di una nuova realtà.

Una consapevolezza che si traduce nel chiedere supporto, nella necessità di raccogliere tutto ciò che serve per fare fronte alla situazione, una consapevolezza che si concretizza nella necessità e volontà di restare umani anche di fronte al dramma, nell’importanza di mettersi in contatto con il team della startup e di lottare contro il sapere che non vi sono buone notizie, nel prendere decisioni tattiche e nel definire per quanto possibile un nuovo piano.

Victoria racconta anche che è in contatto con molti altri fondatori di startup perché l’ecosistema ucraino era, ed è, e soprattutto sarà, molto vivace (così come quello dei Paesi Baltici e della Polonia ai quali è molto vicino). La fondatrice dice che molti di questi imprenditori ora si sono impegnati a supportare l’esercito ucraino ma che nessuno di loro per quanto possibile desidera lasciare andare il progetto di venture perché è importante restare in tutto una nazione orgogliosa capace di portare valore ai mercati globali attraverso l’innovazione. Victoria stessa dice che durante il giorno si prodigherà per supportare le forze ucraine e di notte continuerà a dedicarsi alla sua startup cercando di dare concretezza agli sviluppi previsti come per esempio portare la versione 2.0 di uTrigg sui mercati polacco e italiano, mercati dove hanno già importanti partner che li aiuteranno in questo. Victoria dice anche che si impegnerà pure sul fronte della lotta alla disinformazione per portare a conoscenza del mondo, e anche del popolo russo, gli atti di terrorismo e le atrocità che gli invasori stanno compiendo.

Si augura la fondatrice che i cieli sopra l’ucraina vengano chiusi per impedire che le bombe continuo a cadere, si augura che nessuno di chi legge si debba mai trovare nella situazione di sentire arrivare le bombe sulla sua testa, che nessuno sia costretto a vedere i membri della propria famiglia morire o vivere con così tanta preoccupazione si augura che i cieli vengano chiusi anche se ciò non dovesse essere sufficiente per salvare lei stessa ma almeno per risparmiare quella parte di Ucraina ancora salva per permettere finalmente al suo popolo di abbracciare quello stile di vita europeo e diventare parte della UE, tanto desiderato.

Infine Jara chiede a Victoria come si possa essere di aiuto e la risposta si declina in diversi modi: con le comunicazioni, con i boicottaggi, con il supporto alle NGO, con il fornire lavori agli ucraini in altri Paesi, con l’andare nelle zone di confine a potare aiuto a chi fugge.

Nell’intervista originale, che nuovamente invito a leggere per intero  , c’è anche il link al profilo Linkedin di Victoria che lei usa anche per raccogliere offerte di aiuto. (Photo by Max Kukurudziak on Unsplash )

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