X sotto indagine in Francia, algoritmi, minori e libertà d’espressione

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Il 3 febbraio 2026 è stata perquisita la sede di X (ex Twitter) in Francia, operazione condotta dalla sezione anticrimine informatico della procura di Parigi.

L’indagine

Tutto ha avuto inizio il 12 gennaio 2025, con una segnalazione inviata alla procura parigina dal deputato di Renaissance, Éric Bothorel, che recusava sui “cambiamenti dell’algoritmo di X, nonché sulle apparenti interferenze nella sua gestione dopo l’acquisizione da parte di Elon Musk” nel 2022. Nello stesso momento veniva depositata un’altra segnalazione da parte di un direttore della sicurezza informatica che lavora nel settore pubblico, il quale denunciava le modifiche all’algoritmo di X che avrebbero portato a una sovra-rappresentazione di “contenuti politici nauseabondi“.

Scatta allora l’indagine, che si allarga sempre di più, grazie all’aggiunta di nuovi elementi, come il furto illecito di dati informatici e la gestione illegale di una piattaforma online da parte di un gruppo organizzato.

Rischio sui minori, dai danni psicologici alla pedopornografia

Poi, la sezione specializzata J3 della Procura di Parigi, a novembre 2025, comincia a indagare sui casi di “complicità nel possesso di immagini di minori di natura pedopornografica” e “complicità nella distribuzione organizzata, offerta o messa a disposizione” di tali contenuti. A gennaio 2026 molti utenti di Internet cominciano a deplorare la diffusione sul social network, tramite l’account Grok – accessibile da chiunque – di false foto di nudo (deepnude) generate dallo strumento senza il consenso delle persone prese di mira, principalmente donne e anche minori. Il rapporto della ONG AI Forensics, pubblicato in quel periodo, analizzava 20mila immagini generate da Grok tra il 25 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2016, stabilendo che più della metà ritraeva individui scarsamente vestiti. Ne avevamo scritto qui

Ora, dopo la perquisizione, la procura ha confermato di aver inviato a Musk e all’ex amministratrice delegata, Linda Yaccarino, la convocazione per un colloquio a Parigi per il prossimo 20 aprile. Anche i dipendenti della piattaforma X sono stati convocati nella settimana dal 20 al 24 aprile 2026 per essere ascoltati come testimoni.

Divieto di social agli under 15

Nel frattempo l’inchiesta parlamentare francese, dopo sei mesi di audizioni e 31.000 testimonianze, ha dato il via all’iter legislativo per un disegno di legge (2107) che vieti in Francia l’utilizzo di tali piattaforme ai minori di 15 anni, dopo lo studio realizzato dalla Commissione d’inchiesta sugli effetti psicologici di TikTok sui minori, istituita dall’Assemblea Nazionale il 13 marzo 2025, al fine di approfondire le segnalazioni provenienti dalla società civile in ordine ai possibili effetti collaterali determinati dall’utilizzo dei social network sulla salute mentale dei giovani.

Ed è notizia di questi giorni che la Spagna si starebbe accodando prevedendo un divieto agli under 16.

Nel weekend scorso è poi esploso il caso di Moltbook, un nuovo social in cui le IA pubblicano e gli umani guardano: una rete di agenti IA che dialogano tra loro, stabilendo norme, gerarchie e codici comportamentali. Al di là di tutte le congetture emerse sinora, quella che forse potrebbe non ancora essere stata tralasciata, riguarda come potrà essere utilizzato il nuovo social nella sfera della pedopornografia, dal momento che quelli tradizionali, in cui finora prevedono persone impegnate alla moderazione, in Moltbook avrebbero certe difficoltà a reperire tali contenuti.

La multa del DSA e l’antipatico atteggiamento USA

Anche l’Europa si era fatta sentire contro la piattaforma di Musk tramite il Digital service act (Dsa): la normativa obbliga le grandi piattaforme a dichiarare il numero di persone impiegate per la moderazione dei contenuti, e il terzo rapporto sulla trasparenza, prodotto a fine ottobre dal social di Musk, mostrava che la piattaforma stava tagliando sulla moderazione. Così a dicembre X veniva multato dalla Commissione europea per il mancato rispetto del Dsa, a causa di una grafica ingannevole della “spunta blu”, una mancanza di trasparenza del suo archivio pubblicitario e per il mancato accesso ai dati pubblici per i ricercatori. Ecco che la prima sanziona applicata dal DSA dalla sua entrata in vigore veniva inflitta ad uno degli uomini più stretti di Trump: 120 milioni di euro. A nulla dunque erano servite le audizioni della camera statunitense avvenute sin a quel momento per frenare le normative europee e le precedenti minacce del presidente americano, come quella famosa pubblicata sul suo social Truth: «in qualità di presidente degli Stati Uniti, terrò testa alle nazioni che attaccano le nostre strepitose aziende tech americane», aveva scritto richiamando esplicitamente il DSA e il DMA. E ancora: «Avviso tutte le nazioni con tasse digitali, legislazioni, regole e regolamenti che, qualora queste misure discriminatorie non vengano ritirate, in qualità di presidente degli Stati Uniti, imporrò ulteriori tasse consistenti sulle esportazioni di queste nazioni verso gli USA e limiterò le esportazioni nei loro confronti della nostra tecnologia protetta e dei chip”.

Il potere della Liberté di espressione in Francia. L’altro Musk, Durov

Quando la libertà di espressione supera i limiti e diventa complice, la procura parigina scatta. A oggi ha sempre sotto controllo anche le indagini di un altro paladino della libertà d’espressione, Durov. Il Ceo di un’altra piattaforma, Telegram, era stato infatti arrestato nell’agosto del 2024, appena sceso dall’aereo presso l’aeroporto di Parigi – ci eravamo occupati del caso Durov, in questa inchiesta nei suoi aggiornamenti. Alcuni dei 12 capi di accusa rivolti a Durov sono simili a quelli ora imputati a Musk: sei sono in merito ad addebiti per complicità, dalla “gestione di una piattaforma online per facilitare una transazione illegale all’interno di gruppo organizzato” fino alla complicità nel possesso di immagini pedopornografiche e nella loro distribuzione e condivisione. Inoltre, complicità nel traffico di programmi per condurre attacchi informatici. Durov ha respinto le accuse, sostenendo che non sia responsabile per il comportamento degli utenti sulla piattaforma e definendo il caso “assurdo”. Ora, anche se gli è stato concesso di lasciare temporaneamente la Francia, è tuttora sotto inchiesta. 

In questo scenario frammentato, tra indagini giudiziarie, scontri geopolitici e piattaforme sempre più opache, la questione centrale resta irrisolta: chi governa davvero lo spazio digitale. Arriva così il responso dell’inventore del web Tim Berners-Lee, che ha affermanto di essere impegnato in una “battaglia per l’anima” di Internet, e che “Possiamo riparare Internet… Non è troppo tardi”, nonostante che la commercializzazione della rete sia stata “ottimizzata per la cattiveria”. Le parole di Tim Berners-Lee suonano allora come un monito più che come una speranza: riparare Internet è ancora possibile, ma solo se la libertà non viene confusa con l’assenza di responsabilità. Perché quando l’algoritmo diventa potere, la neutralità smette di esistere. (foto di Jordan Bracco su Unsplash)

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