Xference.ai, la startup che porta l’IA privata nelle aziende europee

Indice degli argomenti

L’intelligenza artificiale sta attraversando un punto di svolta. Secondo il report State of AI in the Enterprise 2026 di Deloitte, condotto su oltre tremila dirigenti in 24 Paesi, l’82% delle aziende italiane prevede di aumentare gli investimenti in IA nel prossimo anno, e il 92% si aspetta un aumento di produttività grazie a questi strumenti. Ma c’è un dato che colpisce più degli altri: il 77% delle aziende tiene in considerazione il Paese di origine nella scelta dei fornitori di IA, e quasi tre su cinque si affidano principalmente a fornitori locali. La sovranità digitale non è più un tema da addetti ai lavori, è diventata una priorità strategica.

È esattamente in questo momento, con questo vento in poppa, che una startup sarda ha deciso di alzare la mano. Si chiama Xference.ai, ha sede a Cagliari, e ha appena chiuso un round pre-seed da 700mila euro aprendo contestualmente il round seed a investitori istituzionali. Il timing, difficile negarlo, è quasi perfetto.

Dove vanno i dati del tuo ospedale?

Quando un medico interroga una cartella clinica tramite un assistente IA, dove finiscono quelle informazioni? E quando un avvocato carica un contratto riservato su una piattaforma cloud, chi altro potrebbe leggerlo? Sono domande che, fino a pochi anni fa, sembravano retoriche. Oggi sono al centro di un cambiamento profondo nel modo in cui le aziende pensano all’intelligenza artificiale.

“L’inferenza IA privata cambia completamente il paradigma: non sono più i dati che devono uscire dall’organizzazione per raggiungere l’intelligenza artificiale, ma è l’IA che viene portata dove i dati già si trovano”, spiegano dalla società. Un ospedale che interroga cartelle cliniche senza esporre nulla all’esterno, un avvocato che analizza contratti mantenendo il segreto professionale, una PMI che integra manuali tecnici, ERP e dati di produzione in un unico assistente intelligente. In tutti questi casi, sottolineano, il valore non è solo tecnologico ma riguarda controllo, sicurezza e proprietà del patrimonio informativo.

In ambito sanitario, i modelli vengono installati su infrastrutture dedicate all’interno della struttura: referti, immagini diagnostiche e cartelle cliniche restano dove sono, con consumi energetici più efficienti rispetto all’elaborazione in cloud. Per i liberi professionisti la piattaforma diventa un assistente costruito sul proprio archivio, senza dipendenza da provider esterni. Per le PMI, documentazione tecnica, sistemi gestionali e dati di produzione confluiscono in un’unica interfaccia conversazionale, proteggendo il know-how aziendale.

Il problema che vuole risolvere

Quando un’azienda usa un servizio IA in cloud, i dati viaggiano verso server di terzi, spesso extraeuropei. Per settori come la finanza, la sanità o la manifattura, questo è un rischio inaccettabile: normativo, competitivo, reputazionale. Xference.ai risponde con una piattaforma no-code per l’inferenza IA privata: le aziende eseguono i propri modelli direttamente sui propri server, con ottimizzazione automatica, scalabilità e monitoraggio integrati. Il concetto di AI sovrana non è nuovo in Europa, ma soluzioni accessibili, che non richiedano team di data scientist interni, sono ancora rare.

A guidare la società è Andrea Pili, imprenditore seriale con sette startup all’attivo e una exit di rilievo, Sardegna.com, primo sito di booking online in Italia, acquisito da Alpitour nel 2016, con un percorso successivo tra Silicon Valley, data center e GPU. Con lui Michele Fadda, già IT director in Tiscali per oltre un decennio, e Francesca Audino, con una carriera internazionale tra Milano, Londra e New York in ruoli di strategia e M&A con fondi come Carlyle e Invest Industrial. Un mix di competenze tecniche, infrastrutturali e finanziarie non comune in una startup deeptech in fase early.

Tra gli angel investor figurano Bastiano Sanna e Niccolò Perra, già co-fondatori di Pleo, scaleup europea nel fintech attiva in oltre 20 Paesi, nomi che portano relazioni oltre che capitale.

“L’inferenza diventerà la principale modalità di interazione tra persone e tecnologia – dice Pili – Vogliamo costruire l’infrastruttura che renderà questa transizione possibile, in totale trasparenza, senza compromessi su privacy, performance e controllo”.

Un mercato che cresce e che fa i conti con l’impatto ambientale

Il 54% degli intervistati a livello globale prevede di raggiungere un livello di maturità dei propri progetti IA nei prossimi tre-sei mesi, e le piattaforme on-premise stanno diventando un’alternativa concreta ai grandi player americani con benefici su latenza, conformità normativa e, sempre più, sostenibilità.

Il problema energetico dell’IA è ormai difficile da ignorare. I grandi hyperscaler ottimizzano le proprie infrastrutture per la scalabilità globale, non per l’efficienza del singolo cliente: ogni interrogazione viaggia attraverso data center lontani, genera trasferimenti di dati continui e si somma a carichi computazionali condivisi su scala planetaria. Il risultato è un footprint energetico diffuso, opaco e difficile da misurare per chi lo genera. Un’infrastruttura dedicata e dimensionata sulle reali esigenze dell’organizzazione rompe questa logica: consuma meno energia a parità di lavoro computazionale, elimina i trasferimenti superflui e, soprattutto, rende il consumo visibile e controllabile.

Questa visibilità non è un dettaglio tecnico. Per le aziende soggette a obblighi di rendicontazione ESG, sapere quanta energia consuma un sistema IA è diventato un requisito concreto. E in un contesto in cui l’AI Act si sovrappone sempre più alle direttive europee sulla sostenibilità, la capacità di dimostrare efficienza energetica nei propri sistemi digitali inizia ad avere valore anche sul piano regolatorio. C’è infine una dimensione più sistemica: costruire capacità computazionale in Europa, ancorata a infrastrutture locali, significa ridurre la dipendenza energetica e strategica dagli hyperscaler americani, una forma di resilienza con ricadute ambientali, economiche e geopolitiche difficili da separare.

La versione beta della piattaforma distribuita su invito per i primi 100 early adopter è prossima a partire. L’obiettivo è chiudere il round seed entro fine 2026 per accelerare lo sviluppo, ampliare il team e consolidarsi nel mercato enterprise europeo, proiettato a triplicare entro il 2027. La finestra è ancora aperta: le aziende del continente cercano alternative credibili, sicure e conformi. E preferibilmente costruite con le regole europee in mente fin dal primo giorno. (nella foto il team di Xference.ai)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

    Iscriviti alla newsletter