Regione Basilicata, fondo di venture capital da 8 milioni di euro insieme ai privati

In Basilicata la finanziaria regionale Sviluppo Basilicata è prossima ad avviare un fondo di venture capital. Si tratta di un fondo di dimensioni non grandissime, sono otto milioni di euro, ma rappresenta un’operazione significativa perché applica la formula dell’equity, quindi non ci sono né prestiti ne erogazione a fondo perduto, e perché si accoppia con l’esperienza e l’intervento finanziario dei privati. In pratica si tratta di una formula simile a quella che fu utilizzata per il fondo HT per il Mezzogiorno il quale, nonostante le incertezze alla partenza si è poi rivelato piuttosto efficace nonostante i limiti territoriali che aveva. Di certo c’è che l’operazione di Sviluppo Basilicata supera i limiti strutturali e legislativi che invece impongono altri interventi pubblici come l’imminente seconda edizione di Smart&Start che si rivolge solo alle startup giudicate innovative per decreto ed eroga i finanziamenti sotto forma di mutui a tasso zero., quindi non equity ma prestiti.

Vito Pinto, responsabile del settore ingegneria finanziaria fondo garanzie a fondo VC della Regione Basilicata, racconta a Startupbusiness la genesi, le scelte operative e le modalità di attuazione del fondo che già sta attirando in Basilicata anche startup provenienti dalle regioni limitrofe come per esempio la Campania.

L’attuale struttura nasce come Bic, io stesso vengo da esperienza del Bic e come tale avevamo un diretto rapporto con la Commissione europea e già nel lontano 1994 fummo destinatari di un finanziamento per partecipazioni nelle Pmi della Basilicata, nel 1996 chiudemmo 17 partecipazioni condotte esclusivamente con risorse della Comunità europea con esiti positivi, poi ci fu una seconda esperienza finanziata sia da privati sia da fondi pubblici, ciò per enfatizzare come oggi abbiamo una esperienza ventennale con questo tipo di modello che prevede finanziamenti a fronte di partecipazioni anche se prima di oggi tali operazioni erano solo di tipo private equity. Proprio grazie a questo passato e alla capacità di avere recuperato le risorse investite oggi possiamo dare vita al fondo di VC che opererà anche con operazioni di expansion oltre che di early stage.

La Regione Basilicata ha anche altri strumenti di finanziamento, compreso il fondo perduto, ma ha voluto completare il set di strumenti con il fondo di VC applicando la normativa comunitaria che prevede la partecipazione dei privati pari almeno al 30% del capitale complessivo. Ciò è fondamentale nel modello perché solo con il coinvolgimento dei privati si a ha la certezza che vengano applicate le logiche commerciali e di mercato e noi abbiamo deciso di operare cercando e individuando un partner privato per ogni singolo investimento pensando alle specifiche esigenze dell’azienda target come lo sono il valore aggiunto in competenze e la capacità di supporto oltre a quello finanziario come per esempio fanno i business angel (in questo il fondo di Basilicata Sviluppo si differenzia dal modello che fu del fondo HT per il Mezzogiorno che invece assegnava i capitali direttamente ai privati che li raddoppiavano ma avevano piena libertà di scelta – al netto delle limitazioni territoriali – nel selezionare e concludere i deal). Lo scouting delle startup lo conduce Basilicata Innovazione e poi Basilicata Sviluppo interviene per la definizione del finanziamento.

Il fondo ha una dotazione complessiva di otto milioni di euro e condurrà operazioni di seed con un investimento massimo da 250mila euro ai quali si aggiungerà un ulteriore 30% di questa cifra dal privato. Esiste anche la possibilità per coloro che sono già soci dell’azienda target di intervenire con un investimento del 15% sul valore complessivo e in tal caso il privato esterno può aderire investendo non più l’intero 30% ma solo l’ulteriore 15%. Le operazioni di expansion potranno avere un valore minimo di 300mila euro e massimo di 1,5 milioni di euro, si prevede che i singoli investimenti avranno un valore medio di circa 700mila euro.

Al momento siamo operativi nelle fasi preparatorie, abbiamo pubblicato l’avviso pubblico per raccogliere le candidature degli investitori privati e in più abbiamo attivato canali informali e ci siamo dotati di un comitato tecnico composto da soggetti esterni ed esperti nel settore del VC tra cui per esempio ci sono Amedeo Giurazza di Vertis, Francesca Natali di Meta Group, Paolo Anselmo di Iban. Al momento abbiamo chiuso l’istruttoria per il comitato che prevediamo di costituire entro gennaio 2015 e da quel momento saremo di fatto operativi. Abbiamo già ricevuto dieci domande da parte di startup e aziende, le domande possono essere presentate durante tutto il corso del 2015, quindi fino al 31 dicembre del prossimo anno e prevediamo di chiudere i primi investimenti attorno al mese di aprile.

Le aziende e startup che presentano domanda devono avere sede operativa in Basilicata, le domande possono arrivare anche da fuori Regione ma le società devono aprire almeno una sede operativa in Basilicata, non sede esclusiva ma almeno la principale, ciò che noi desideriamo è che gli effetti del nostro intervento si riverberino nel nostro territorio.

Non vi sono vincoli sulla definizione di startup, nemmeno quelli definiti dal decreto, questo perché non vogliamo né possiamo limitarci e desideriamo estendere l’intervento sia dal punto di vista dei settori sia delle forme societarie ampliando il più possibile raggio di azione perché dobbiamo dare sostegno allo sviluppo del tessuto economico lucano, in un’ottica di coerenza con i nostri interessi come fondo pubblico e agli interessi dell’imprenditore.

Non è un fondo speculativo, deve avere orientamento commerciale perché altrimenti i privati non arriverebbero, ma il nostro scopo è creare occupazione, attività produttive, indotto e substrato di competenze invertendo il paradosso che oggi vede le startup lucane di successo non essere foriere di effetti positivi sul territorio perché tendono a spostarsi, per vari motivi, fuori dalla regione. Il nostro obiettivo è quindi creare valore nel territorio e lo vogliamo fare con un’ottica di mercato perché solo in questo modo tale valore può svilupparsi, inoltre benché non si abbiano mire speculative tutti i ritorni che avremo dalle eventuali exit saranno utilissimi perché si tradurranno in nuove risorse che potranno essere ulteriormente investite dando vita così a un volano capace di sostenere la creazione continua di competenze e occupazione sul nostro territorio.

 

 

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Pubblicato il:

29 dicembre 2014


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