Da paziente a pioniere, l’imprenditore che innova i trapianti d’organi

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Il primo ricordo di Gabriel Liguori non è legato ai giochi dell’infanzia, ma a un reparto ospedaliero. A soli due anni, in Brasile, attendeva un delicato intervento al cuore per correggere parzialmente la malformazione congenita con cui era nato.

Le corsie di ospedale non lo hanno scoraggiato: al contrario, sono diventati luoghi di fascinazione per lui. I medici, le procedure e il ritmo della vita ospedaliera hanno acceso la sua curiosità e alimentato la determinazione a un giorno aiutare altri pazienti con sfide simili. 

«Non ho mai pensato che avrei fatto un lavoro diverso da quello di un medico», ricorda Liguori.

Quella determinazione lo ha portato a frequentare la facoltà di medicina dell’Università di San Paolo, dove si è subito avvicinato al gruppo di cardiochirurgia che lo aveva curato da bambino. Ha vissuto il loro mondo dall’interno: assistendo a interventi, conducendo ricerche e apprendendo la professione medica passo dopo passo.

Da medico a imprenditore

Dopo aver completato il suo dottorato nei Paesi Bassi, Liguori è tornato in Brasile per dedicarsi alla ricerca su ingegneria tissutale e medicina rigenerativa. Campi che promettono un futuro in cui gli organi di ricambio potranno essere coltivati in laboratorio, riducendo la dipendenza da donatori scarsi e il rischio di rigetto. 

Ma presto ha scoperto un panorama frammentato: laboratori privi di strumenti standardizzati, biomateriali costosi, risultati difficilmente riproducibili. Per trasformare la medicina rigenerativa da promessa a pratica serviva un’infrastruttura – una piattaforma capace di democratizzare l’ingegneria dei tessuti a livello globale.

Da questa intuizione è nata TissueLabs, azienda che fornisce piattaforme di biofabbricazione per creare oltre 15 tipi di tessuti. Dai modelli cardiovascolari a pelle e fegato, TissueLabs offre biomateriali proprietari e tecnologie di biostampa 3D che rendono la sperimentazione più rapida, economica e affidabile.

Per Liguori, TissueLabs non è solo un’impresa. È un progetto di vita nato dalla sua esperienza personale e professionale.

Cambiare la vita dei pazienti

Le implicazioni del lavoro di TissueLabs sono di vasta portata. Un domani, patch di tessuto coltivato potrebbero riparare difetti cardiaci congeniti nei bambini, riducendo la dipendenza dai trapianti.

Già oggi, aziende farmaceutiche impiegano la piattaforma per testare farmaci su tessuti simili a quelli umani, evitando modelli animali, abbattendo i costi e affrontando le questioni etiche.

Grazie alla riproducibilità garantita, TissueLabs accelera la ricerca: da San Paolo a Zurigo, fino a Shanghai, i ricercatori possono lavorare con biomateriali identici, confrontare risultati e costruire su basi comuni. Questo ecosistema collaborativo accorcia il percorso dalla sperimentazione di laboratorio all’applicazione clinica.

Se il trapianto di organi coltivati resta ancora lontano, applicazioni intermedie – dai test farmacologici ai modelli di malattia, fino alle terapie rigenerative – stanno già trasformando la cura dei pazienti. TissueLabs si colloca all’incrocio tra scienza e mercato, offrendo utilità immediata e una visione di lungo periodo.

Accanto a Liguori e al cofondatore Emerson Moretto si è presto unito l’investitore angel Eduardo Zylberstajn, padre di un bambino con cardiopatia congenita, che ha stretto un legame profondo con la missione dell’azienda.

Potenziale commerciale e raccolta fondi

La roadmap commerciale di TissueLabs si sviluppa in tre fasi, ciascuna capace di aprire mercati sempre più ampi. La prima ha dato vita a una piattaforma di biofabbricazione – che integra hardware, software e biomateriali proprietari – per consentire ai ricercatori di creare tessuti e organi in laboratorio, un’opportunità stimata in un miliardo di dollari.

La seconda fase punta a tessuti proprietari destinati alla ricerca farmacologica, in particolare ai test di cardiotossicità, ampliando un mercato da 10 miliardi di dollari. La terza guarda ai tessuti terapeutici per trapianti, un settore che supera i 100 miliardi di dollari.

La società è ora in transizione dalla fase uno alla fase due, con l’obiettivo di lanciare modelli di tessuto cardiaco entro due anni: un traguardo che dovrebbe alimentare una forte crescita dei ricavi. Oggi università e istituti di ricerca generano il 70% delle entrate, mentre il restante 30% proviene da privati – dalle startup a colossi globali come L’Oréal. TissueLabs serve già oltre 300 istituzioni nel mondo e punta a decuplicare la base clienti, raggiungendo quota 3.000 entro tre anni.

Per sostenere questa espansione, l’azienda sta raccogliendo 3,5 milioni di dollari (3 milioni di franchi svizzeri) in un nuovo round di finanziamento che dovrebbe chiudersi entro giugno. In precedenza, TissueLabs aveva raccolto un milione di euro in fondi angel e pre-seed e un altro milione di euro in sovvenzioni. 

Il nuovo capitale sarà destinato a scalare le operazioni, perfezionare i modelli di tessuto cardiaco e rafforzare la distribuzione globale.

Per gli investitori, l’attrattiva risiede nella doppia traiettoria di TissueLabs: ricavi immediati dalle applicazioni di ricerca e la prospettiva dirompente di rivoluzionare il mercato dei trapianti.

Dal Brasile alla Svizzera

Fondare TissueLabs in Brasile fu per Liguori una scelta naturale: contribuire al panorama scientifico del proprio Paese. Ma presto si scontrò con ostacoli strutturali – scarsità di finanziamenti, burocrazia soffocante, ecosistema innovativo frammentato.

Il venture capital per il settore biotecnologico era pressoché inesistente. I ricercatori faticavano ad accedere a biomateriali avanzati, in particolare ai reagenti biomedici soggetti a lunghi iter autorizzativi. Inoltre, i prodotti biotech brasiliani trovavano scarsa accoglienza all’estero, mentre il mercato interno rappresentava appena l’1% della ricerca globale.

Con risorse in calo e pressioni per rispettare obiettivi di vendita, Liguori iniziò a valutare un trasferimento. Gli Stati Uniti offrivano un mercato vastissimo, ma le barriere finanziarie e burocratiche erano proibitive. La Svizzera, invece, era accessibile grazie alla doppia cittadinanza italiana di Liguori.

Il Canton Ticino si rivelò particolarmente attrattivo per i progetti di un parco dell’innovazione dedicato alla biofabbricazione. Dopo una prima sede a Manno, vicino Lugano, TissueLabs si è trasferita a Bellinzona, accanto al parco.

Oggi le operazioni biologiche si svolgono in Svizzera, mentre la produzione dei macchinari resta in Brasile, dove i costi di manodopera più bassi garantiscono competitività.

Apertura a Hong Kong e Cina continentale

Le ambizioni di TissueLabs non si fermano all’Europa. Di recente, Liguori ha partecipato a una missione commerciale e di investimento di due settimane a Hong Kong e Cina continentale, dove la società non aveva ancora clienti o partnership.

La missione è stata organizzata da Swissnex, istituzione governativa che rafforza il ruolo della Svizzera come hub globale dell’innovazione.

Liguori, insieme a Moretto e al CFO Felipe Chippari, ha incontrato potenziali clienti, fornitori e investitori. I colloqui con i fornitori si sono rivelati preziosi, offrendo condizioni migliori e consolidando rapporti.

Sul fronte investimenti, family office – soprattutto a Hong Kong – hanno mostrato interesse immediato. La produzione in Cina continentale potrebbe diventare realtà per accedere a un mercato enorme, dato che le politiche “made in China” limitano le importazioni e spingono alla produzione locale.

La Svizzera, tuttavia, resterà il cuore operativo della società. «All’epoca trasferirsi in Svizzera fu una scelta audace, un rischio», ricorda Liguori. «Ma se non avessi preso quella decisione, TissueLabs oggi non esisterebbe». (foto di Eman Ali su Unsplash)

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