Unconventional Minds, il venture builder per startup di robotica

Continua il viaggio alla scoperta delle aziende genovesi e liguri che fanno innovazione in collaborazione con Fondazione Genova Startup

Portare la robotica fuori dai laboratori e trasformarla in prodotti concreti per affrontare problemi reali. È questo l’obiettivo di Unconventional Minds, venture studio di robotica nato a Genova per creare e sviluppare startup nel settore della robotica di servizio.

La società è stata fondata dai genovesi Paolo Guria, Saverio Murgia e Valentina Sciutti insieme a un team di professionisti del territorio, tra designer, ricercatori e imprenditori, che collaborano da anni su progetti comuni. Alle spalle, esperienze maturate nell’ecosistema genovese della ricerca e della robotica, tra IIT e Università. Un gruppo di angel investor liguri ha già sostenuto la fase iniziale di bootstrap.

La scelta di Genova come sede operativa viene rivendicata come strategica: “Crediamo nella città e nelle sue competenze – spiegano i fondatori – Genova offre un vantaggio competitivo importante per chi sviluppa hardware: costi più sostenibili e una rete di fornitori di alto livello, elemento fondamentale quando l’obiettivo è portare sul mercato robot affidabili e scalabili”.

Unconventional Minds concentra la propria pipeline su mercati ad alta crescita, come healthcare, agritech, greentech e foodtech, che richiedono automazione anche a causa della progressiva riduzione di professionisti disponibili.

La prima startup sviluppata dal venture studio è D1N0, un social companion robotico pensato per anziani in condizioni di isolamento domestico. Si tratta di un robot mobile, semi-antropomorfo, alto circa un metro e venti centimetri (nella foto), progettato per comprendere e interagire con l’utente, intrattenerlo e supportarlo anche con esercizi mirati alla prevenzione del decadimento neurocognitivo. Tra le funzioni previste, il promemoria per le terapie, la gestione delle comunicazioni e strumenti dedicati ai caregiver, tra cui telepresenza e applicazioni assimilabili a una sorta di telefono evoluto.

D1N0 integra inoltre uno stack proprietario di human-robot interaction (HRI), con domanda di brevetto già depositata, basato su segnali cinetici, visivi e uditivi. Centrale anche il tema privacy: i dati sensibili restano elaborati a bordo del robot, mentre il cloud è utilizzato esclusivamente per la telepresenza attraverso comunicazioni cifrate.

“La robotica umanoide è una frontiera importante e contribuirà ad affrontare molte sfide future – afferma Paolo Guria, CEO di Unconventional Minds – Ma esistono numerosi problemi che non richiedono quel grado di complessità. È possibile sviluppare robot verticali, più semplici, meno costosi, scalabili e utili da subito, in grado di convivere accanto all’uomo e anche ai robot umanoidi più complessi”.

Secondo Guria: “L’obiettivo del venture studio è portare startup sul mercato con prodotti e proprietà intellettuale validati sul campo, progettando fin dall’inizio partnership industriali capaci di scalare e costruendo uno stack tecnologico modulare riutilizzabile in diversi settori. D1N0 non nasce come dispositivo di sorveglianza, ma come presenza affidabile in casa. La differenza è sostanziale: anziani e familiari non hanno bisogno di sentirsi monitorati come i pacchi, ma avere qualcuno che faccia compagnia e che possa avvisare tempestivamente una persona di fiducia quando qualcosa non va”.

Il team sta completando il primo prototipo di D1N0 e prevede l’avvio dei test pilota con anziani entro agosto 2026, con obiettivo di commercializzazione nella metà del 2027. Oltre a D1N0, Unconventional Minds sta sviluppando altre due startup agritech e ha già avviato confronti con professionisti di settore per progettare prodotti costruiti attorno alle esigenze reali degli utenti.

Parallelamente, la società ha aperto un round seed per finanziare la crescita della pipeline e accelerare sviluppo e sperimentazioni sul territorio. Il venture studio sta inoltre lavorando a uno stack tecnologico modulare per riutilizzare componenti chiave in progetti differenti, riducendo tempi e costi di sviluppo tra una startup e l’altra.

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