Circa un terzo delle tasse che i contribuenti italiani pagano sono spese dalla pubblica amministrazione per l’acquisto di beni, di servizi e per lo sviluppo di attività come, a titolo di esempio: i dispositivi medici per gli ospedali, i materiali per scuole, i cantieri dal rifacimento dell’asfalto della strada sotto casa fino alle grandi opere. Tutto questo vale, nel 2025 circa 500 miliardi di euro, vale a dire circa il 10% dell’intero PIL del Paese e avviene tramite procedure di acquisto della PA e delle società parastatali, procedure che sono appesantite da tantissima burocrazia che serve per gestire le migliaia di gare d’appalto che si attivano ogni giorno, ognuna delle quali è accompagnata da centinaia di pagine da leggere e le aziende che desiderano partecipare, tentando quindi di aggiudicarsi la gara, devono ogni volta produrre decine di documenti di tipo amministrativo per dimostrare che l’azienda ha i requisiti per poter partecipare, di tipo tecnico per dimostrare che ha le competenze necessarie e di tipo economico per potersi proporre a costi che siano competitivi.
“Il lavoro relativo a una gara è prettamente documentale, fino a due anni fa, poteva essere svolto solo da persone altamente qualificate, oggi però grazie all’IA si può automatizzare la maggior parte delle attività più ripetitive”, dice a Startupbusiness Andrea Zorzetto presentando la startup di cui è co-fondatore e CEO che si chiama Cato e si presenta al mercato come la prima specializzata nell’impiego dell’intelligenza artificiale per la gestione delle gare d’appalto italiane, costruita con la collaborazione di alcuni dei migliori uffici gara, e team commerciali per P), a livello nazionale.
Zorzetto, noto per avere portato Plug and Play in Italia dopo sei anni vissuti all’estero inizia a lavorare a Cato insieme Matteo Bossolini che assume il ruolo di CTO ed è tra i primissimi ad adottare strumenti IA nella programmazione, a loro si aggiunge il tema che oggi conta 12 persone, provenienti da tutta Italia, con esperienze in startup e grandi aziende in tutta europa (nella foto).
“Oggi annunciamo ufficialmente la nascita di Cato – aggiunge Zorzetto – che però è già attiva e sul mercato da qualche tempo, tanto che contiamo già oltre trenta clienti attivi, tra cui Sol, Ivs, Cns, Movi, che hanno sede al nord come al sud del Paese, ciò ci ha permesso di testare ampiamente efficacia ed efficienza della nostra piattaforma che continua migliorare con il tempo ed è progettata per garantire la totale protezione dei dati delle singole aziende che la utilizzano”.
Cato parte con un round pre-seed da 1,6 milioni di euro guidato da Italian Founders Fund, seguono Heartfelt, Vento, BHeroes, Moonstone, Alecla7, Nova, e oltre 20 business angel tra cui altri fondatori italiani.
“Fino a oggi abbiamo lavorato sopratutto a gare d’appalto per dispositivi medici, farmaci, servizi di vario tipo, forniture IT, costruzioni, la piattaforma è usata da oltre 200 utenti che fanno parte delle organizzazioni che sono nostre clienti; le gare che abbiamo filtrato sono oltre 60mila, di cui oltre duemila analizzate da cui sono generati oltre 500 documenti che sono stati redatti e compilati – conclude Zorzetto – . Ciò si traduce in un’accelerazione gestionale significativa e che paradossalmente non ha impatto sui posti di lavoro per due motivi, il primo è che non si sostituisce all’attività umana in quanto alla fine i documenti devono sempre essere letti, approvati, firmati prima di essere inviati per partecipare alle gare, e poi va anche detto che queste competenze, quelle delle persone che lavorano negli uffici gare appunto, sono sempre più rare perché chi le ha si avvicina all’età della pensione e sono assai rari i giovani che intraprendono questa tipologia di carriera, quindi per le aziende ricorrere a strumenti tecnologici sofisticati non è solo una scelta di efficienza e opportunità ma è una scelta che appare sempre più essere l’unica possibile”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA