Dalla progettazione con IA all’acquisto diretto: Elephantroom si propone di conquistare il mercato dell’arredo che, secondo una nota diffusa dalla startup, vale 650 miliardi di euro, eliminando il cosiddetto “blocco del progettista” con un’architettura deeptech che fonde l’intelligenza spaziale, un database infinito di mobili e la visualizzazione in 3D e VR interattiva, per automatizzare il processo d’acquisto.
Trasformare l’arredamento da percorso ad ostacoli a esperienza fluida e accessibile è la missione di Elephantroom che punta a rivoluzionare il mercato del mobile attraverso un’integrazione profonda tra 3D, VR interattiva e Generative AI.
Fondata da Lora Fahmy architetto computazionale con esperienze in KPF e NASA e Alessandro Duico ingegnere IA, ex TU Delft (nella foto), Elephantroom annuncia la sua roadmap tecnologica verso la creazione del primo marketplace di arredo basato sulla progettazione reale.
Elephantroom non è solo la risposta a un problema comune, ma il risultato di una convergenza tecnica raramente vista nel settore. Tutto parte da un paradosso operativo: Lora Fahmy si è scontrata con l’inefficienza del mercato mentre si occupava dell’arredo di una nuova casa a Milano. Anche per chi domina i software di progettazione più avanzati al mondo, il processo appariva frammentato, lento e privo di una vera integrazione commerciale.
Nello stesso periodo Alessandro Duico rientrava in Italia per sviluppare progetti di IA avanzata, e ha conosciuto Lora. L’intuizione per lui non era solo pura estetica, ma una sfida strutturale: come tradurre la complessità di una stanza in dati azionabili e layout intelligenti? La scintilla definitiva è scoccata grazie a Liquid Factory, il venture builder che ha percepito il potenziale esplosivo nel far collaborare queste due figure. È in questo ecosistema che la visione di Fahmy sulla spazialità architettonica si è fusa con la capacità di Duico di costruire modelli di IA capaci di “comprendere” la geometria reale. Insieme, hanno deciso di affrontare “l’elefante nella stanza” che è appunto un’industria dell’arredo da 650 miliardi di euro bloccata da processi analogici trasformando la fatica decisionale in un asset scalabile. Elephantroom non è nata dunque solo come un’app, ma come una missione imprenditoriale: definire lo standard tecnologico che permetterà a chiunque di progettare e acquistare il proprio spazio vitale con un clic.
Mentre l’hype sull’IA generativa produce render esteticamente validi ma geometricamente impossibili, Elephantroom ha costruito il proprio punto di forza sulla fedeltà spaziale. Il cuore tecnologico risiede in un’architettura che integra un motore grafico solitamente riservato al gaming. In soli due secondi, il sistema genera centinaia di layout funzionali che rispettano i centimetri reali e i flussi di circolazione, garantendo che ogni soluzione visualizzata sia tecnicamente fattibile e pronta per il checkout. Questo livello di precisione geometrica viene costantemente affinato nel codice in lavorazione per garantire uno sviluppo costante dell’app, partendo dall’ambiente living – attualmente l’unico attivo – per estendere in futuro l’algoritmo predittivo a tutte le altre aree della casa.
Il motore della scalabilità risiede nella capacità di Elephantroom di digitalizzare i cataloghi retail a una velocità senza precedenti. Grazie a un sistema proprietario di AI Scraper con LLM, la startup è in grado di leggere le pagine prodotto dei brand e trasformarle in oggetti digitali 3D completi di metadati come dimensioni, prezzi, materiali, in poche ore, senza alcun bisogno di modellazione manuale. Questo permette alla piattaforma di aggregare l’offerta di giganti come IKEA, JYSK, Westwing e di piccoli produttori locali in un unico ecosistema digitale pronto per il VR/AR, dove l’utente può testare immaterialmente il mobile nel proprio spazio virtuale prima dell’acquisto.
Elephantroom quindi non è un tool di design, ma un marketplace transazionale ad alta efficienza progettato per evolversi costantemente nel tempo, attraverso dati, utilizzo reale e interazione continua con la propria community. Il modello di business B2B2C è progettato per massimizzare il valore di ogni sessione utente attraverso tre flussi di ricavo: commissioni sulle vendite, pay-per-clic per il traffico qualificato e fee ricorrenti dai partner retail. Questo approccio trasforma elephantroom nel nuovo Pinterest dell’arredo, dove l’ispirazione non è una foto statica ma un funnel di vendita diretto, ancora più digitalizzato.
Con un investimento pre-seed di 200mila euro già in cassa e una trazione organica da milioni di views, la roadmap punta ora allo scaleup internazionale e al consolidamento di una community attiva, fatta di persone comuni che vogliono condividere i loro progetti. L’obiettivo finale è il dominio del dato: utilizzare le interazioni degli utenti per addestrare l’IA spaziale più predittiva sul mercato, diventando l’interfaccia standard attraverso cui l’intero settore dell’arredo incontrerà il consumatore del futuro.
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