FoolFarm diventa Fasteer, da venture studio a startup AI coding

Cinque anni, dodici startup lanciate, 8,5 milioni di euro raccolti, una decina di brevetti depositati. Ora FoolFarm chiude il capitolo del venture studio e si concentra su un unico asset di prodotto: Fasteer AI, la piattaforma agentica per la modernizzazione del software legacy. La trasformazione, avviata nei mesi scorsi con il buyout di parte degli angel investor e accompagnata da un nuovo piano industriale, si pone l’obiettivo di costruire un champion nazionale, di matrice europea, nell’AI coding.

A sostegno del pivot, 600 mila euro di prestito convertibile già committed da parte di un gruppo di soci guidato da IBL Banca, con alla guida Andrea Cinelli, già fondatore di FoolFarm . Una lista che parla da sola: Crédit Agricole, KPMG, IBL Banca (secondo maggiore azionista), il family office Dalla Riva, Angelo Maria Moratti, i family office Carson & Nelson e Casper, Arcadia, Cordusio Fiduciaria, la holding Ottavia e il gruppo di integrazione Add Value. Capitale istituzionale e industriale insieme, la combinazione che storicamente fa decollare un prodotto B2B nei mercati regolati.

Il mercato della application modernization vale oggi circa 50 miliardi di dollari – riferisce una nota – e cresce a doppia cifra annua. Le ragioni sono strutturali, non congiunturali. Nelle banche, nelle assicurazioni, nella pubblica amministrazione e nell’industria manifatturiera girano ancora oltre 800 miliardi di righe di codice obsoleto: Cobol, Visual Basic, Delphi, ABAP, RPG. Sistemi che reggono pagamenti, polizze, ERP, anagrafiche fiscali. E che sono diventati, di colpo, un problema esistenziale per tre motivi convergenti.

Primo: gli sviluppatori che conoscono questi linguaggi vanno in pensione. Le università non ne formano più. Sul mercato italiano un senior Cobol costa oggi tra 130 e 180 mila euro l’anno, quando si trova, con un’età media di 55 anni.

Secondo: i costi di manutenzione esplodono. Una migrazione tradizionale, gestita dai system integrator, vale da 18 a 36 mesi di progetto e cifre multi-milionarie. Tassi di fallimento elevati, riusabilità del lavoro prossima a zero.

Terzo, il più sottovalutato, l’enforcement regolatorio europeo. DORA, NIS2 e l’AI Act non sono più solo policy ma potenziali sanzioni reali per chi non mette in sicurezza il proprio stack critico. Modernizzare il legacy non è più un’opzione di efficienza. È una condizione di sopravvivenza operativa.

Fasteer non è un copilot. Non è Cursor, non è Copilot, non è Devin. Non è nemmeno un servizio di consulenza vestito da prodotto. È, dicono i fondatori, una fabbrica agentica, una piattaforma che ingerisce un’applicazione legacy, la comprende, ne genera un piano di modernizzazione, riscrive il codice in linguaggi moderni (Java, .NET, Python) con paradigmi orientati agli oggetti, e resta poi sulla codebase per il monitoraggio e la manutenzione evolutiva permanente.

Il vantaggio economico si traduce in un decimo del total cost of ownership rispetto ai sistemi basati esclusivamente su LLM commerciali di frontiera.

La leva tecnica che genera questo delta si chiama FRIO, sigla che sta per fast routing for inference optimization, l’algoritmo proprietario che intercetta dinamicamente le richieste e le instrada tra modelli open-source self-hosted e modelli commerciali, secondo il profilo di complessità del task. Lo stack costoso viene chiamato in causa solo dove serve davvero, con ottimizzazioni dei costi di inferenza superiori al 90% e completa sovranità del codice.

Quattro elementi rendono la piattaforma capace di differenziarsi sul mercato

Perimetro chiuso. Il codice sorgente non lascia mai l’infrastruttura del cliente. Fasteer si installa on-premise, non sul cloud del vendor. Per banking, assicurativo e pubblica amministrazione non è un nice-to-have: è la condizione di gara.

Collaborazione uomo-macchina. Un’interfaccia di revisione riga per riga consente al developer di validare, correggere, firmare. Ogni intervento umano diventa training signal.

Apprendimento continuo via Super-RAG. Le correzioni effettuate localmente vengono anonimizzate e federate al sistema centrale. I modelli globali migliorano, gli aggiornamenti vengono rilasciati a tutte le istanze. È un effetto rete tecnico, più clienti, più precisione, più velocità, che si traduce in un moat strutturale: chi volesse replicarlo deve accumulare un corpus equivalente, un investimento da 18-24 mesi minimo. Ogni partner costruisce poi un proprio motore unico, alimentato dall’esperienza maturata sulla propria istanza, che non viene condivisa con gli altri.

Time-to-value immediato. Niente setup pluriennali. La piattaforma analizza, propone il piano, esegue per fasi approvate dal cliente. Modernizzazione 5-10 volte più rapida del system integrator tradizionale. Nessuna rivendita di token, nessun lock-in sul modello: ogni partner integra l’LLM che preferisce. Il sistema ne riduce progressivamente l’utilizzo quasi a zero nel tempo, generando risparmi fino al 90%.

Fasteer non vende mai direttamente al cliente finale. Si rivolge ai system integrator, ai cloud provider, alle software house e alle società di consulenza che vogliono sviluppare nuovo business a costi certi, senza esporsi all’escalation incontrollata dei costi di token. Lo strumento decuplica la loro capacità di delivery sui progetti di modernizzazione.

I primi deal sono in fase avanzata. Il primo cliente anchor, in arrivo grazie alla partnership con Add Value Group, viene dal settore banking il verticale dove perimetro chiuso, compliance e costi totali di gestione sono i tre criteri di acquisto reali.

“Il mercato della modernizzazione del software è in grandissima crescita e l’Italia ha tutte le competenze per esprimere un leader europeo. Fasteer trasforma in modo economico, veloce e immediato il codice legacy, basandosi su una tecnologia agentica unica. Con FRIO offriamo risparmi fino a un decimo rispetto ai sistemi LLM-only. Non esiste oggi un concorrente equivalente sul nostro profilo completo, dice Andrea Cinelli, CEO di FoolFarm e ideatore di Fasteer (al centro nella foto insieme al team).

Fasteer sarà presto presentata al mondo del venture capital per il round di crescita successivo al SAFE, un serie A che dovrà finanziare la scalata internazionale del prodotto già con un primo book of business dimostrato. Fasteer, dicono i fondatori, ha le tre condizioni necessarie per essere interessante agli occhi degli investitori: un mercato che si compie adesso, una tecnologia con un vantaggio di costo di dieci volte già misurabile, un gruppo di azionisti che combina istituzionale, bancario, industriale e family office di prima fascia. La finestra competitiva si chiude entro diciotto-ventiquattro mesi. Chi prende il mercato in questa fase lo difende per il prossimo decennio.

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